I libri sono pericolosi scuola

Dove le parole amano abitare

Ci sono dei posti dove le parole vogliono dimorare e dove aspettano che le persone vadano a cercarle. Sono le scuole, le biblioteche, le librerie nelle nostre case.

A loro piace stare anche su un comodino o su un tavolino accanto al divano, lì pronte per noi, per rilassarci, per divertirci, per emozionarci, per farci riflettere.

Casa mia straripa di libri, ce ne sono dappertutto, non solo nelle librerie. E sono fortunata, perché insegno in una scuola (l´ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE di Rossano) in cui c´è una biblioteca ben fornita, dove i nostri studenti vanno regolarmente per consultare i libri e per prenderli in prestito. Ma questa biblioteca è anche un luogo vivo e vibrante, che si anima quando i ragazzi ci trascorrono delle splendide ore, condividendo le loro letture preferite.

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È quello che è accaduto nei giorni scorsi: due giornate di lettura condivisa fra studenti e docenti. E così le parole sono uscite dai libri, dove erano imprigionate, e si sono librate nell’aria, come delle rondinelle fluttuavano di qua e di là, poggiandosi ora su una spalla, poi su una testa, talvolta facendo l’occhiolino, spesso sorridendo. E si incontravano fra di loro, come i ragazzi e i loro professori, quelle lievi e dolci, quelle forti e scomode, le potenti con le delicate, quelle energizzanti con quelle rilassanti. Una danza armoniosa che usciva dalle pagine memorabili de “I promessi sposi” e del “Don Chisciotte” e da quelle più attuali come “Novecento di Baricco.

Le parole hanno preso vita e si sono abbracciate, come a voler trovare un accordo fra di loro: pace e violenza, amicizia e bullismo, legalità e sfruttamento minorile, uguaglianza e razzismo ma, soprattutto, condivisione e amore. Alla fine di ogni incontro i ragazzi si sono scambiati i loro bigliettini su cui avevano scritto le frasi più significative dei testi letti, per suggellare questa bella esperienza, un dono che hanno dato e ricevuto, un dono fatto di parole.

Infatti l’iniziativa è stata chiamata “Regalo… parole”. Chi regala parole regala un bellissimo presente (inteso non solo come dono) e, nello stesso tempo, aiuta chi lo riceve a costruire il proprio futuro, mattoncino dopo mattoncino.

Del nostro polo didattico fanno parte anche l´IPA (Istituto Professionale Alberghiero) e l´ITI (Istituto Tecnico Agrario), ed entrambi hanno dato il giusto tributo alle parole.

Gli studenti dell´IPA hanno letto ad alta voce, con sottofondo musicale e proiezione di immagini, i testi scelti per l´occasione. Anche qui, molto profonde le parole che aleggiavano nell’aria, leggère pur pesando molto: immigrazione, guerre, diritti umani, genitori e figli, accompagnate dalla voce di Bob Dylan, da quella di Malala, e sembrava quasi di sentire Kafka leggere la “Lettera al padre” e anche “Il peso della farfalla”, sussurrato da Erri De Luca e si sentivano perfino i rumori che provenivano da “Il libro della giungla” di Kipling.

Ed è stata la festa delle parole anche all’ITA, dove gli studenti hanno dato il loro contributo all’iniziativa “Libriamoci” leggendo le pagine più significative scelte da loro.

Sono davvero entusiasta di far parte di un team propositivo e innovativo che crede nel lavoro che svolge, formato da docenti dinamici come Antonio Motolo, Carla Armigero, Maria Gabriele e Maria Richichi (per l’ITI); Carmela Castrovillari e Rachele Fazio (per l’IPA) e Maria Pisani (per l’IPA).

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Bene, per il momento mi fermo qui (non amo i post troppo lunghi), ma ti assicuro che c´è ancora molto altro. Sulla torta manca ancora la ciliegina, ma la troverai nei prossimi giorni!

 

 

 

3 commenti

  1. Letizia…leggere ti apre il cuore ..un libro ti porta lontano ,ecco perché dobbiamo avvicinare i nostri ragazzi alla lettura….complimenti a tutti ….

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  2. C’è stato un tempo in cui tutti usavano le stesse parole nel senso che parlavano la stessa lingua…come sarebbe bello…oggigiorno.quante barriere quante “traduzioni “.Come sarebbe meraviglioso avere libertà di esprimere ciò che si ha nel❤️ .Se la bocca potesse parlare di ciò che riempie il proprio ♥️e sapere che c’è davvero libertà alla parola.Eppure alla fin fine ciascuno senza saperlo parla dall’abbondanza del suo proprio ❤️. C’è scritto in un libro chiamato”Bibbia”nel libro di Matteo cap12 verso 34.pensi che possa essere vero?

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