Buongiorno!
La meraviglia di oggi è questa frase:
“Finché ci sarà l’autunno non avrò abbastanza mani, tele e colori per dipingere la bellezza che vedo.”
Nella lettera n. 687 scritta ad Arles il 25 settembre 1888, Vincent van Gogh descrive al fratello Théo il ritorno del bel tempo dopo la pioggia e l’urgenza di catturare i colori e la bellezza dell’autunno provenzale prima dell’arrivo del freddo.
Questa frase è un grido d’amore per la vita e per l’arte, una confessione intima in cui l’artista ammette la propria sconfitta di fronte alla grandiosità della natura.
Non è solo una riflessione poetica ma un’istantanea della sua mente. Perché davanti a certe sfumature, l’anima si fa piccola e lo stupore diventa troppo grande per essere contenuto. Van Gogh correva contro il tempo con i suoi pennelli; a noi, oggi, basta fermarci un attimo, respirare e accettare, con un pizzico di nostalgia, che alcune meraviglie sono fatte solo per essere vissute.
Possiamo cogliere la fretta della creazione. Immaginiamo Van Gogh ad Arles, nel sud della Francia, circondato da una terra che improvvisamente si accende di ori, rami contorti, rossi sanguigni e gialli vibranti. La sua non è una semplice ammirazione contemplativa, è un’urgenza fisica, quasi un’ossessione.
Ci rivela anche il limite del corpo umano. Dire “non avrò abbastanza mani” significa sentire che il proprio corpo è troppo piccolo e limitato per contenere tutta quell’ispirazione. È la frustrazione di un genio che dipinge alla velocità della luce, eppure sente di non essere abbastanza veloce da catturare l’attimo prima che svanisca.
Ci fa capire che per lui l’autunno è come fuoco interiore. Spesso associamo l’autunno alla malinconia o al declino. Per Van Gogh è l’esatto contrario: è un’esplosione di energia vitale, l’ultimo, violentissimo ruggito della natura prima del letargo invernale. In sole dodici parole, lui riesce a trasformare la stagione delle foglie cadenti in un incendio emotivo e ci regala l’immagine intramontabile dell’artista che rincorre la bellezza con il cuore in gola.
E forse, in fondo, l’autunno serve proprio a questo: a ricordarci che la bellezza è un incendio passeggero.
E che l’unico modo per non bruciare con lei è provare a stringerla tra le mani, anche quando non bastano.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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