#PerCosaMiMeraviglioOggi – Cinquanta sfumature d’arancione: il codice cromatico della zucca che incanta lo sguardo

Buongiorno!

Guardare una distesa di zucche in un mercato d’autunno è come osservare una tavolozza su cui la natura ha sperimentato ogni sfumatura di fuoco, terra e luce. Non esiste l’arancione zucca, esiste un viaggio cromatico che cambia a seconda di come il sole ha accarezzato la buccia e di quanta linfa ha nutrito la polpa.

C’è un momento preciso dell’anno in cui la terra cambia colore. È questo: le foglie si accendono di rosso e oro, l’aria si fa frizzante e, nei campi, fanno la loro comparsa grandi sfere arancioni. La zucca non è un semplice ortaggio: è il simbolo stesso dell’autunno, una creatura vegetale che attraversa la storia, il mito e la cucina, unendo mondi lontanissimi.

Ma da dove viene questo gigante buono della terra? E come ha fatto a conquistare il nostro cuore e le nostre tavole?

Molti pensano che la zucca sia un’invenzione europea o legata solo a tradizioni recenti. In realtà, la sua è una vera e propria odissea transoceanica.

Le varietà che consumiamo oggi (come la Cucurbita pepo o la Cucurbita moschata) sono originarie del Centro e Sud America. I semi più antichi, ritrovati in Messico, risalgono a oltre 9.000 anni fa. Per i popoli nativi, la zucca faceva parte delle “Tre sorelle” (insieme a mais e fagioli): tre coltivazioni che crescevano insieme aiutandosi a vicenda.

Nel XVI secolo, i conquistatori spagnoli rimasero folgorati da questi frutti enormi e resistenti. La zucca salì a bordo delle caravelle e sbarcò in Europa. Inizialmente fu accolta con diffidenza e usata per sfamare gli animali o le classi più povere. Da qui il detto “avere il sale in zucca”, perché le zucche svuotate venivano usate come contenitori per il sale, bene preziosissimo.

La zucca ha una forma che evoca subito qualcosa di magico. È rotonda come la luna piena, è protettiva e nasconde un interno dorato. Non a caso è diventata la protagonista del folklore globale.

Nella fiaba di Perrault – Cenerentola – la fata madrina non sceglie una mela o una patata, sceglie la zucca. Perché? Perché nell’immaginario contadino era l’oggetto più umile e comune della casa. Trasformarla in una carrozza d’oro era il miracolo supremo: la bellezza che nasce dalla terra più povera.

Tutti collegano la zucca intagliata ad Halloween agli Stati Uniti ma la leggenda nasce in Irlanda. La storia parla di Stingy Jack, un fabbro furbo che ingannò il diavolo e fu condannato a vagare nel limbo eterno con un tizzone d’inferno. Per non far spegnere la luce, Jack lo mise dentro… una rapa! Quando gli immigrati irlandesi arrivarono in America, scoprirono che le zucche erano molto più grandi e facili da intagliare rispetto alle rape. Fu così che la zucca scacciò la rapa e divenne la lanterna più famosa del mondo.

E ora alcune curiosità.

Botanicamente parlando, la zucca è una macro-bacca. Appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee, la stessa di angurie, meloni e cetrioli.

Esiste una vera e propria competizione mondiale per la zucca più pesante. Il record attuale supera i 1.200 chili (più di una piccola automobile!).

La zucca è l’emblema della sostenibilità. Si mangia la polpa, si tostano i semi (ricchi di omega-3), si usano i fiori in pastella e, in molte culture, persino le foglie più tenere vengono cucinate. La buccia dura, una volta essiccata, diventa una borraccia, uno strumento musicale (come le maracas) o una ciotola.

Oggi la zucca vive una seconda giovinezza. Se un tempo era considerata il cibo dei poveri, oggi i grandi chef ne celebrano la versatilità. Il suo segreto è l’equilibrio perfetto tra il dolce della polpa e le note terrose della buccia.

In Italia ha trovato patrie d’elezione straordinarie. I cappellacci di zucca ferraresi, un piatto che risale al Rinascimento e alla corte degli estensi, in cui la dolcezza incontra la sapidità del parmigiano e la spinta della noce moscata e i tortelli mantovani, in cui la zucca si sposa con la nota pungente della mostarda e il profumo degli amaretti.

  • appellacci di zucca ferraresi, dove la dolcezza incontra la sapidità del parmigiano e la spinta della noce moscata (un piatto che risale al Rinascimento e alla corte degli Estensi).Tortelli mantovani, dove la zucca si sposa con la nota pungente della mostarda e il profumo degli amaretti.

Pensare alle zucche significa pensare al comfort food, ai camini accesi e alla natura che si prepara al riposo invernale. Ogni zucca ci ricorda che anche quando la terra sembra spegnersi, è capace di regalarci i suoi frutti più dolci, caldi e colorati. Una vera meraviglia della natura che ci accompagna da millenni.

Un frutto camaleontico, capace di sfamare il corpo e di accendere l’immaginazione. Non resta che metterci ai fornelli (o armarci di coltellino per intagliare) e goderci tutto il buono che questa stagione ha da offrire.

Serena giornata!

#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno

Letizia Guagliardi

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