crescita personale

Alcuni uffici pubblici sono come i cimiteri. Su ogni porta si potrebbe scrivere: “Qui giace il signor tal dei tali”

 

burocrazia

Come promesso, ecco l’elenco dei vari tipi di “Non è compito mio” che sono in circolazione:

  • il LEGULEIO – ha sempre una legge a cui fare riferimento, un regolamento, un comma da citare, con cui dimostrare che il titolare della risposta a cui poni la domanda non è lui;
  • il DITTATORE – si riconosce per le domande che non hanno nulla a che vedere con ciò di cui si parla ma che servono a spostare il tema per allontanare il più possibile (da lui) il problema;
  • l’ANTAGONISTA – tende ad opporsi in modo provocatorio e talvolta aggressivo alla maggior parte delle domande che gli vengono poste affossando qualsiasi richiesta d’aiuto;
  • l’INQUISITORE – ogni frase termina con un punto interrogativo, tutto ciò che gli chiedi deve essere analizzato, il problema non è mai quello che tu poni, il dubbio su chi davvero debba prendere in carico il problema regna sovrano;
  • il MESTO – resta tranquillo in un angolo con atteggiamento triste e sofferente in modo da non dare la sensazione di essere mai la possibile risposta al tuo problema;
  • il CAMALEONTE – si nasconde silenzioso e si protegge nei suoi mille travestimenti per non correre il rischio di essere individuato dal suo peggior nemico: una persona con un problema da risolvere o una domanda da fare;
  • il COLLEZIONISTA DI FOGLI – si cela sotto mucchi di circolari e documenti sapientemente disposti per coprire tutto ciò che serve a fare e a risolvere lasciando in bella vista ciò che non serve a nulla al centro di un’efficace scenografia;
  • il FORMATORE – dedica molto del suo tempo ad insegnare agli altri come nascondersi per evitare di essere impiegati in qualche attività: da non è compito mio a ti spiego come convincere gli altri che non è compito tuo.

A questo punto non mi resta che concludere questa seconda puntata sul lavoro mal fatto ricordando un versetto in Colossesi 3:17-18 “Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini“.

E tu, hai mai incontrato uno (o più) di “Non è compito mio”? Hai da aggiungere qualcosa in proposito? Lo spazio sottostante, dedicato ai commenti, è tutto tuo.

 

 

 

 

Il titolo è una frase di Moritz Gottlieb Saphir. (Fonte: “Cambiamento: una faticosa opportunità” – R. Magnone – F. Tartaglia: “The black swan” – Nicholas Nassim Taleb)

10 commenti

  1. Proverbi 3:27 Non rifiutare il bene a chi è dovuto, quando è in tuo potere il farlo.
    28 Non dire al tuo prossimo: «Va’ e ritorna; te lo darò domani», quando hai la cosa con te.
    29 Non macchinare alcun male contro il tuo prossimo, mentre abita fiducioso con te.
    30 Non intentare causa contro nessuno senza motivo, se non ti ha fatto alcun male.
    31 Non portare invidia all’uomo violento e non scegliere alcuna delle sue vie,
    32 perché l’Eterno ha in abominio l’uomo perverso, ma il suo consiglio è per gli uomini retti.
    33 La maledizione dell’Eterno è nella casa dell’empio, ma egli benedice la dimora dei giusti.
    34 Certamente egli schernisce gli schernitori, ma fa grazia agli umili.
    35 I saggi erediteranno la gloria, ma l’ignominia sarà il retaggio degli stolti.

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  2. Buongiorno Letizia…conosco tutte queste tipologie di persone ….che trovano sempre la scusa per non fare il proprio dovere …ma ci sono tante altre che per dovere e per piacere amano il loro lavoro

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  3. La classificazione di caratteri inetti da te abbozzata mi ha ricordato un’opera d’identica struttura: i “Caratteri” di Teofrasto, allievo diretto e primo successore di Aristotele. L’opera propone la classificazione di trenta tipi, di characteres, delineati per peculiarità: il diffidente, l’inopportuno, lo scurrile, etc. Da ognuno trapela, con la tua medesima ironia mista ad amarezza, l’umanità pragmatica e disincantata dell’uomo greco del III secolo a. C. Il tuo lavoro offre ottimo spunti di riflessione!

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    1. I trenta tipi classificati da Teofrasto sono ancora attuali, purtroppo, però si può decidere se frequentarli o no. Invece i vari tipi di “Non è compito mio” occupano posti della pubblica amministrazione e quando uno ha un problema in questo settore… ahimè, non può scegliere. Oppure sì? Grazie, Vincenzo, anche stavolta il tuo contributo è stato illuminante.

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  4. Buona sera. Magari valesse “qui giace…” invece prospera tutta la serie di parassiti nocivi che rallentano, frenano, arrestano, respingono il normale iter di una pratica. Ma soprattutto non pensano che dietro i fogli di una pratica, quale essa sia, ci sono persone, aspettative, possibilità…Purtroppo sono pure replicanti…Mi spiace, stasera non sono molto ottimista. Salve a tutti

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  5. Non sarai molto ottimista stasera, Merlino, però mi hai fatto sorridere. Forse si dovrebbe scrivere, come giustamente dici tu, “qui giacciono…” le pratiche, i fogli… E hai detto un’altra verità: non pensano.Perchè se si immedesimassero nelle persone che si rivolgono a loro, ai loro bisogni… forse il loro atteggiamento sarebbe diverso. Buona serata anche a te.

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  6. CiaoLetizia!Nei miei39 anni di lavoro come insegnante ho conosciuto tante persone che trovavano sempre una scusa per no fare il proprio dovere!Ma anche persone che il loro lavoro lo fanno co n coscienza!Se siamo ad uno sportellodi un ufficio ,in cattedra di una scuola,in qualsiasi altro ambiente lavorativo mettiamo :coscienza,amore ma sopratuttoCUORE!Qualunque cosa facciate,fatela diCUORE!Come per il Signore!Colossesi3_17_18

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