Viaggio nella lettura – Il pranzo di Babette: riconciliazione e amore tramite il cibo

La stagione 2025/2026 dei viaggi nella lettura nel Circolo culturale “Zanotti Bianco” di Mirto Crosia si è conclusa con l’incontro del 29 maggio. Questa volta siamo andati in uno sperduto villaggio norvegese, nel 1871, per intrufolarci nella cucina di una certa Babette.

Il libro che ho scelto per quest’ultimo viaggio è, infatti, Il pranzo di Babette“, il racconto che Karen Blixen pubblicò nel 1950 con lo pseudonimo di Isak Dinesen.

Karen fece la scelta di separare la sua identità di baronessa e donna aristocratica da quella di scrittrice perché ciò le permetteva una maggiore libertà creativa. Lo pseudonimo Isak Dinesen unisce un nome maschile al suo cognome da nubile, Dinesen. Un omaggio alla sua famiglia d’origine e, forse, un modo per affermare la sua identità intellettuale al di fuori del matrimonio.

Questa, in breve, la trama.

Babette, la protagonista del racconto, durante la sanguinosa repressione della Comune di Parigi del 1871 viene arrestata e rischia la morte ma riesce a fuggire prima di essere giustiziata. Trova rifugio in un villaggio norvegese con un paesaggio arido, sferzato dal vento e come congelato nel tempo. Qui si offre come governante in cambio del solo alloggio a due anziane sorelle, Martina e Filippa. Martina prende il nome da Martin Lutero, Filippa da Filippo Melantone, suo braccio destro e figura chiave della Riforma protestante. Vivono in modo estremamente ascetico, rigido e severo, si nutrono di cibi semplici (zuppe grigie e pane secco) e allo stesso modo guidano una setta puritana fondata dal loro defunto padre pastore. Da giovani erano bellissime ma hanno rifiutato l’amore per dovere religioso. Sono molto generose: rinunciano alle comodità per fare beneficenza e aiutare i poveri. E quindi, per carità cristiana, ospitano Babette nonostante la loro estrema povertà. In questo ambiente, per quattordici anni, vive Babette, finchè un giorno…

Un giorno vince alla lotteria e decide di spendere tutta la somma – diecimila franchi d’oro – per preparare un pranzo straordinario.

Lo fa, prima di tutto, per riaffermare la propria identità: Babette, in realtà, non è un’umile domestica ma la più grande e rinomata chef del lussuoso Café Anglais di Parigi. Ha custodito il suo segreto per ben quattordici anni prima di rivelarlo attraverso la magia del suo memorabile banchettto. Cucinare quel pranzo le permette di ritornare a essere, per una volta ancora, la grande artista che era.

Il secondo motivo è per dare il massimo per i propri amici: un grande artista non crea mai per metà. Spendere meno avrebbe significato offrire un’esperienza mediocre, cosa per lei inconcepibile.

Il terzo motivo è per donare la felicità: desidera ringraziare le sorelle e la comunità che l’hanno accolta per quattordici anni, trasformando la loro rigidità in gioia attraverso il piacere del cibo.

Infine, lo fa per dimostrare a se stessa che non ha nessun rimpianto per il passato: lei non ha più nessuno a Parigi e non vuole tornare a una vita comune. Preferisce spendere tutto per un unico, indimenticabile momento di perfezione assoluta.

“…spendere quel suo prezioso denaro in pietanza e vini !?…No, Babette, proprio no…Cara Babette non dovevate dar via tutto…adesso sarete povera per tutta la vita”. “Povera? – disse Babette – Un grande artista non è mai povero…

Babette intendeva che chi possiede un talento e la capacità di creare bellezza ha una forma di dono che gli altri non possiedono, una pienezza d’animo che supera la miseria materiale. La sua forza consiste quindi nel riuscire ad irrompere nell’apatica e abitudinaria Berlevaag Fjord con un tripudio di colori, passioni, sapori e odori nuovi e sconosciuti e a liberare l’animo dei suoi abitanti, repressi da anni in stereotipi creati da loro stessi.

Per questa straordinaria occasione tutto cambia: il divano viene spostato nella sala da pranzo, la biancheria da tavola e l’argenteria vengono lavate e lucidate, caraffe, brocche e bicchieri fanno la loro comparsa sulla tavola allestita per il grande evento. La cucina diventa il regno incontrastato di Babette e di Erik, un giovane garzone del villaggio, che qui si muovono silenziosamente fra padelle, fuochi e paioli. Nessuno ha il permesso di accedere in questa fucina di sapori e odori.

Come reagiscono i dodici commensali mentre ammirano e poi assaggiano i superbi piatti preparati da Babette?

Dallo scetticismo passano alla meraviglia. Inizialmente timorosi e decisi a non mostrare apprezzamento per il cibo (no alle tentazioni mondane!), i commensali vengono conquistati dalla qualità eccelsa dei piatti, come il brodo di tartaruga.

Risveglio dei sensi e dell’anima. I sapori sconosciuti e prelibati sciolgono la rigidità puritana dei presenti. Il generale Lorens Löwenhielm, in particolare, riconosce l’altissimo livello culinario (lo paragona a quello del Café Anglais di Parigi perché, prima della guerra civile, aveva consumato lì un pasto indimenticabile) e pronuncia parole di lode, definendo il pranzo un’avventura amorosa che unisce corpo e anima.

Riconciliazione e fratellanza. All’inizio della cena gli ospiti erano taciturni e distanti poi, portata dopo portata, si lasciano andare a sorrisi, ricordi comuni e sentimenti di affetto. I rancori passati svaniscono e le discordie che li dividevano vengono cancellate per lasciare spazio a un senso di profonda armonia e comunità.

Babette aveva messo una fila di candele in mezzo alla tavola, e quelle fiammelle brillavano contro le giacche e le vesti nere e contro l’unica uniforme scarlatta, e si riflettevano nei chiari occhi umidi. Il generale Loewenhielm vide il volto di Martina alla luce delle candele, come lo aveva veduto, trent’anni prima, quando i due si erano lasciati.

Ed ecco il menu:

Blinis Demidoff con caviale e crème fraîche Questi piccoli pancake di grano saraceno sono l’antipasto elegante del banchetto.

Zuppa di Tartaruga (Potage à la Tortue) – Questa zuppa è un classico della cucina francese dell’Ottocento: un consommé di carne di tartaruga arricchito con sherry. Tradizionalmente si usava la tartaruga d’acqua ma oggi si può sostituire con brodo di vitello di ottima qualità per rispettare la tecnica.

Quaglie en sarcophage (Quaglie in crosta con fegato grasso e salsa al tartufo)Quaglie disossate e arrostite, racchiuse in fragrante pasta sfoglia con un cuore di foie gras e tartufo: uno dei piatti più scenografici e celebrati del pranzo.

Vassoio di formaggi misti – Per gli anziani e frugali ospiti, abituati a cibi poveri e sbiaditi, la complessità di questi formaggi francesi stagionati rappresenta una vera esplosione di sapori inediti.

Savarin al rhum con fichi e frutti glacé – Un dolce lievitato imbevuto di rum, servito con frutta candita e fresca.

Insalata d’indivia belga con noci e vinaigrette – semplicissima: foglie di indivia, noci spezzate, vinaigrette di olio/vino bianco/sale e pepe.

Frutta fresca di alta qualità, tra cui fichi, uva bianca e nera, e datteri.

Caffè e amaretti al rum

Ogni piatto è concepito come un’opera d’arte e viene servito in un ordine preciso, abbinato a vini e liquori d’eccellenza. I vini scelti da Babette sono abbinamenti perfetti della grande tradizione enologica francese e spagnola. Ogni bottiglia è selezionata per esaltare i sapori intensi delle portate: Marc de Champagne, un distillato pregiato servito alla fine con il caffè; Sherry Amontillado, servito caldo insieme al brodo di tartaruga; Champagne Veuve Clicquot 1860, abbinato ai Blinis Demidoff con caviale; Clos de Vougeot 1845: un grande vino rosso di Borgogna per le quaglie.

Babette usa il cibo come strumento supremo di arte, amore e riconciliazione. Il suo obiettivo è pienamente raggiunto: trasformare quel pasto in un’esperienza spirituale che unisce le persone, risveglia i sensi, scioglie le rigidità e nutre sia il corpo che l’anima dei commensali, rivoluzionando la loro severa esistenza.

Il cibo preparato da lei trasforma una comunità divisa e rigida in un gruppo unito, capace di provare gioia e gratitudine. Alla fine, danzano tutti insieme tenendosi per mano sotto il cielo stellato, prima di far ritorno a casa.

Cucinare, quindi, non è solo tecnica. La tecnica è solo il mezzo; il vero fine è l’amore. Cucinare significa trasmettere emozioni attraverso il sapore, proprio come la musica o la pittura.
Da questo racconto è stato tratto il film del 1987, diretto da Gabriel Axel, che ha vinto il Premio Oscar come “Miglior film straniero”. Qui sotto il trailer della famosa sintesi del generale Lorens: “Misericordia e verità si sono incontrate, rettitudine e felicità si sono baciate”: l’arte e il cibo possono unire e redimere.

Come Babette, tutti possiamo prenderci cura degli altri, offrendo il nostro meglio, che si tratti di cibo, tempo o creatività, senza chiedere nulla in cambio.

A questo proposito, esprimo la mia soddisfazione perché in questo Circolo abbiamo condiviso tempo di qualità e la passione per i buoni libri; abbiamo consolidato il senso di comunità e il valore della lettura condivisa. In ogni incontro c’è stato uno scambio intellettuale ed emotivo che ci ha permesso di riconoscere il valore delle diverse interpretazioni, dei commenti costruttivi e delle prospettive uniche portate da ogni persona presente. Alcuni punti di vista non li avremmo di certo esplorati da soli e ogni momento di dialogo è diventata un’esperienza sociale perché ognuno ha arricchito la discussione con le proprie esperienze di vita e le letture precedenti.

Ringrazio la mia compagna di viaggi Maria Antonietta Ruperto che, anche stavolta, ha attualizzato i temi presenti in questo libro. IL VALORE DEL DIALOGO E DELL’ ASCOLTO: famiglie che si ritrovano poco, uso eccessivo dei telefoni, bisogno di relazioni autentiche. LA BELLEZZA COME CURA DELL’ANIMA: Babette prepara qualcosa di bello e raffinato anche per persone che non ne comprendono pienamente il valore. Questo insegna che la bellezza, l’arte e la cura dei dettagli nutrono interiormente. In un mondo veloce e spesso superficiale abbiamo bisogno di arte, di emozioni autentiche, di momenti che rallentino il ritmo, di esperienze che facciano stare bene interiormente. LAVORO E PASSIONE: fare il proprio lavoro con passione, mettere amore in ciò che si fa, non vivere tutto solo come profitto, il bisogno di sentirsi realizzati. PERDONO E RICONCILIAZIONE: conflitti familiari, divisioni sociali, incapacità di dialogare,
giudizi continui.

Ringrazio il dott. Antonio Iapichino – Sociologo e Presidente del Circolo Culturale – per avermi dato una bellissima opportunità: scegliere un libro al mese da proporre al gruppo di lettura e i temi oggetto di riflessione;

Romina Muraca, efficiente segretaria del Circolo e tutti i lettori-viaggiatori che sempre con tanto entusiasmo hanno accolto la tematica di volta in volta proposta.

Sono stati sette magnifici viaggi nello spazio e nel tempo. Auguro a tutti noi di farne tanti altri perchè chi legge viaggia con la mente e con il cuore. E ogni esperienza di viaggio migliora la crescita personale.

Letizia Guagliardi

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