Buongiorno!
La foto con cui iniziamo questo nuovo giorno me l’ha inviata Franca Celestino: un tramonto spettacolare sul mare di Mirto-Crosia (CS).
Sai che c’è un termine che definisce chi si ferma ad osservare i colori di un tramonto? È l’opacarofilia.
A differenza di termini medici o botanici nati secoli fa, l’opacarofilia è un neologismo moderno. È una parola nata sul web per colmare un vuoto linguistico. Serviva un nome per definire quella strana, magnetica attrazione che spinge l’essere umano a fermarsi davanti a un cielo che si tinge di rosso. Anche se recente, la sua struttura è un perfetto omaggio alle lingue classiche perchè unisce il mondo romano a quello greco. Il termine è un “ibrido” linguistico composto da due parti distinte: opacare (latino) che significa, letteralmente, “fare ombra”, “oscurare” o “tramontare” e deriva da opacus (ombroso, scuro). Racchiude l’idea del sole che, scendendo sotto l’orizzonte, smette di accecare e inizia a creare ombre lunghe, dando inizio al crepuscolo, e philia (greco antico – φιλία), una delle forme più nobili d’amore codificate dai greci. Non indica l’amore passionale (eros) ma un’affinità profonda, un’attrazione naturale, un’amicizia intima e un trasporto dell’anima verso qualcosa.
L’opacarofilo è, dunque, “colui che ama l’atto del fare ombra”, ovvero l’istante in cui la luce del giorno si spegne. La bellezza di questo termine sta nel fatto che non celebra il sole in sé ma il suo momento di transizione. Non si ama la luce piena e nemmeno la notte fonda ma quel confine magico e crepuscolare in cui il mondo cambia pelle. L’opacarofilia è la nostalgia magnetica di chi si ferma quando il giorno si arrende. Non è una semplice passione astronomica, è una fame dell’anima che si accende solo quando il sole tocca l’orizzonte e incendia il cielo.
Chi soffre di questa dolce ossessione è un collezionista di istanti effimeri. È una persona che cerca i minuti in cui la luce si fa liquida, il mondo rallenta il suo rumore e i contorni delle cose sfumano nel rosa, nell’oro e nel viola. Per l’opacarofilo, il tramonto non è la fine della giornata ma un rito sacro di contemplazione e silenzio. È l’istante in cui la bellezza ferma il tempo, guarisce le ferite invisibili e ricorda all’uomo la sua spettacolare e fragile piccolezza di fronte all’universo. Il poeta portoghese Fernando Pessoa descrive il crepuscolo come un anestetico per i pensieri:
«Guardo il tramonto e mi accorgo che non sono niente, ma in quel niente c’è tutto l’universo».
Nei testi classici, il tramonto coincide con la fine delle fatiche e il richiamo della propria terra. Per Omero, nell’Odissea, il tramonto è il momento della nostalgia (nostos). Ulisse piange sulle spiagge dell’isola di Calipso mentre guarda il sole scendere in mare e desidera solo di tornare a Itaca.
Ogni tramonto, insomma, è solo uno dei modi in cui l’universo ci ricorda che ogni fine porta con sé la promessa silenziosa di un nuovo inizio.
Serena giornata!
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
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