Ultima settimana di luglio, ancora journaling!
Perchè Poppy Spring continua a scrivere e a disegnare sul suo diario creativo?
Spesso diciamo “non ho tempo” ma la verità è che il tempo non pianificato viene cannibalizzato dalle distrazioni e dallo scorrimento infinito sui social.
Pianificare non serve a inserire più doveri nella giornata ma a blindare i piaceri: mezz’ora di lettura, una passeggiata al tramonto, un caffè con un’amica, una pizza in compagnia. Se non lo scriviamo, il mondo esterno deciderà per noi come riempire quello spazio. In mezzo al caos delle liste di cose da fare (le scadenze, la spesa, i doveri), una frase di incoraggiamento spicca visivamente sulla pagina. Diventa una bussola intenzionale che ci ricorda come vogliamo vivere quelle ore e non solo cosa dobbiamo produrre.
Bene, a questo punto, possiamo cominciare.
Lunedì: LA MIA ESTATE COI FIOCCHI – Una stagione così non si limita a passare, lascia il segno, è curata in ogni dettaglio e vissuta intensamente. Un’estate coi fiocchi non ha orari rigidi. È fatta di sveglie spente, di colazioni che durano più del solito e di pomeriggi passati a leggere o a fare l’attività preferita all’ombra, senza il pensiero dell’orologio. Il lusso più grande è riappropriarsi dei propri ritmi. Ogni giorno deve contenere almeno un ricordo sereno. Le giornate non finiscono con il calare del sole. Un’estate perfetta si riconosce dai tramonti dorati che tolgono il fiato e dalle chiacchiere sul bagnasciuga o sul terrazzo sotto un cielo pieno di stelle. Possiamo trovarci nel posto più bello del mondo ma, a fare la differenza, sono le persone con cui lo condividiamo. Che si tratti degli amici di una vita, della famiglia o di una solitudine rigenerante scelta per ritrovarsi, l’energia deve essere quella giusta. In poche parole, un’estate coi fiocchi è quella stagione in cui, arrivati a settembre, ci guardiamo indietro, sorridiamo e pensiamo: “ho fatto del mio meglio per costruire dei bei ricordi”.
Martedì: MURI O GRADINI? – Un’estate coi fiocchi non è, naturalmente, priva di imprevisti, i cosiddetti “massi” che all’improvviso, ci troviamo davanti. E qui sta a noi decidere se vederli come muri o come gradini. Se vuoi maggiori dettagli , puoi leggere il post che ho dedicato a questo argomento QUI
Mercoledì: SETE – Non è solo la gola secca che implora un sorso d’acqua fresca sotto il sole d’estate. È un richiamo primordiale che attraversa ogni parte di noi, un vuoto che chiede di essere colmato. Dissetarsi, in tutti i sensi, significa ascoltare questo richiamo e rispondere a ogni sua forma. C’è la sete del corpo, quella che si placa con il suono cristallino dell’acqua che scorre, con la freschezza che scivola in gola e rigenera le cellule, restituendo vigore ai muscoli e lucidità allo sguardo. È il gesto più antico del mondo: accostare le labbra a una fonte e rinascere. Ma l’essere umano va oltre la materia. C’è la sete della mente, un appetito insaziabile di storie, risposte e scoperte. Ci dissetiamo sfogliando le pagine di un libro che ci cattura, esplorando l’ignoto o risolvendo un mistero che ci affascinava. E, infine, c’è la sete dell’anima, il bisogno profondo di bellezza, connessione ed emozione. Ci dissetiamo quando restiamo senza fiato davanti a un tramonto infuocato, quando ci immergiamo nelle note di una melodia che vibra dentro di noi o quando incrociamo lo sguardo complice di chi amiamo. Dissetarsi davvero significa questo: non lasciare mai che nessuna parte di noi resti arida.
Giovedì: CHIUDERE GLI OCCHI PER IMMAGINARE – Questo è l’inizio del viaggio più libero che l’essere umano possa compiere. È l’atto di spegnere la luce della realtà per accendere i colori dell’invisibile. Sotto le palpebre chiuse, lo spazio si dilata all’infinito: i confini fisici svaniscono, le distanze si annullano e il tempo smette di scorrere. Diventa possibile toccare chi è lontano, ricostruire mondi sbiaditi o inventare futuri mai scritti. In quel buio volontario, la mente non è al buio ma si trasforma in uno schermo limpidissimo dove i desideri prendono forma e l’anima respira, libera, finalmente, da ogni catena e da ogni limite.
Venerdì: COME UN CASTELLO DI SABBIA – Costruire un castello richiede tempo, tecnica e fatica. Eppure, basta una sola onda o una folata di vento per liquefarlo. Rappresenta la vulnerabilità dei nostri piani di fronte all’imprevedibilità della vita. Quando, da bambini, li costruivamo, il mondo intorno scompariva. Esistevano solo le mani, la sabbia bagnata, il rumore della risacca e il calore del sole sulla schiena. È lo stato di grazia che gli psicologi chiamano “flusso”, in cui il tempo smette di scorrere.
Sentire la materia informe che prende forma grazie alle nostre dita. Una sensazione di onnipotenza innocente in cui un secchiello rovesciato diventava magicamente una torre e un rametto trovato sulla battigia si trasformava nel vessillo di un regno.
La gioia si moltiplicava quando si costruiva insieme. C’era un’intesa immediata, senza bisogno di troppe parole, tra fratelli o amici appena conosciuti sotto l’ombrellone: uno scavava il fossato, uno modellava le mura, un altro cercava le conchiglie perfette. E poi la trepidazione e l’eccitazione nel difendere la struttura dall’acqua. Ogni onda che si avvicinava era un brivido di adrenalina, si rideva e si gridava mentre si tentava di rinforzare le mura prima dell’urto. Sapevamo che l’onda avrebbe cancellato il castello ma non per questo smettevamo di costruirlo. Non ci disperavamo quando crollava. Questo ricordo, da adulti, ci incoraggia a investire il cuore nei nostri progetti ma anche ad accettare che nulla è eterno. E ci insegna anche la resilienza: la capacità di guardare le macerie e di avere la forza di ricominciare a costruire il giorno dopo.
Sabato: SI PARTE! – Il prossimo è l’ultimo weekend di luglio e il primo del mese di agosto. C’è una magia densa e sottile nel momento esatto che precede il movimento. La partenza non è semplicemente l’atto di abbandonare un luogo, è la nascita di una nuova versione di noi stessi. È il preciso istante in cui il peso delle abitudini si azzera e il futuro smette di essere una linea prevedibile per diventare una pagina bianca. Nella partenza si riscopre il valore dell’essenziale: tutto ciò che conta davvero deve entrare in una valigia. Abbracciamo la partenza: significa rimanere vivi, mobili, eternamente curiosi. Buon viaggio a chi ha il coraggio di staccarsi da terra!
Domenica: IL TEMPO PIÙ PREZIOSO – Il tempo più prezioso non si conta, si vive. È quello che regaliamo a chi amiamo, l’attimo in cui siamo presente a noi stessi e ogni secondo speso a nutrire la nostra serenitità. Non lasciamo che scorra: trasformiamolo in vita.
Come abbiamo visto dall’esempio di Poppy Spring, il diario creativo non è un registro di perfezione ma una stanza tutta nostra in cui i pensieri cambiano forma e i colori prendono il posto dei doveri. Questa settimana non preoccupiamoci delle linee dritte o dei margini puliti: sporchiamoci le mani, sperimentiamo e lasciamo che ogni pagina diventi lo specchio della nostra curiosità. La nostra creatività non ha bisogno di regole, ha solo bisogno di spazio per respirare. Prendiamo la penna e i pennarelli, apriamo il nostro diario e iniziamo a colorare i nostri giorni.
Serena settimana!
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Letizia Guagliardi
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