Buongiorno!
La persona in questa foto sta camminando su un sentiero. Tutto procede bene finchè, all’improvviso, un enorme masso le sbarra la strada. Non può evitarlo, non può cancellarlo. È lì, freddo e immobile. Quella persona, davanti alla strada interrotta, può essere ognuno di noi.
In quel preciso istante, il masso smette di essere solo un pezzo di roccia e diventa uno specchio. Non ci dice quanto è grande l’ostacolo ma ci costringe a decidere chi vogliamo essere di fronte a esso.
Possiamo sederci ai suoi piedi, incrociare le braccia e trasformarlo in un muro. Un limite invalicabile che useremo come scusa per fermarci, per dire a noi stessi che il viaggio finisce lì e che la colpa è della sfortuna. In questo modo, consegniamo il controllo della nostra vita a un oggetto inanimato.
Oppure possiamo fare un respiro profondo, cambiare prospettiva e trasformarlo in un gradino. Possiamo decidere di arrampicarci, usando la sua superficie ruvida per fare presa. E una volta arrivati in cima, scopriremo che quel problema che prima ci oscurava la vista, ora ci permette di vedere più lontano di quanto noi abbiamo mai fatto. L’ostacolo è diventato una risorsa: una leva che ha tirato fuori la nostra creatività, la nostra forza e la nostra capacità di adattamento.
Il problema è un dato di fatto ma l’impatto che avrà su di noi è una nostra scelta. Niente ha potere sul nostro cammino, finché non siamo noi a darglielo. La reazione è tutto: il sasso è solo l’inizio, il resto della storia lo scriviamo noi. Davanti a un cambiamento improvviso abbiamo sempre due scelte: subire la novità o governarla.
Governarla: in che modo? Iniziamo a rispondere a queste tre domande chiave:
- Qual è l’ostacolo? Individuiamo subito la situazione o il blocco che stiamo affrontando.
- Come mi fa sentire? Qual è la prima reazione istintiva (rabbia, paura, blocco)?
- Qual è il mio obiettivo? Cosa vorrei ottenere una volta superato questo sasso
Il mondo del lavoro, per esempio, è pieno di “sassi” che rischiano di bloccarci: un capo difficile, un progetto che fallisce, un cambiamento aziendale improvviso o la sensazione di essere bloccati nello stesso ruolo.
C’è il sasso del cambiamento: ci hanno assegnato nuove mansioni, nuovi strumenti o c’è stata una riorganizzazione che ha stravolto la nostra routine.
Il sasso della relazione: stiamo gestendo un conflitto con un collega, un cliente difficile o un capo che non valorizza il nostro lavoro.
Il sasso del blocco professionale: ci sentiamo fermi, senza stimoli o abbiamo paura di non essere all’altezza di una nuova responsabilità.
Il sasso del fallimento: un progetto o un’attività su cui abbiamo investito tempo ed energia non è andata come speravamo.
Il primo sasso – quello del cambiamento – fa male perché distrugge la nostra zona di comfort. Quando cambiano le regole del gioco, i vecchi strumenti non bastano più e la prima reazione naturale è la resistenza o la paura di non essere all’altezza.
Se vediamo la riorganizzazione come un muro, inizieremo a pensare: “Prima era meglio”, “Non ho tempo per imparare cose nuove” o “Non è giusto”. Il risultato: ci blocchiamo, accumuliamo stress e rischiamo di rimanere indietro rispetto ai colleghi che invece si stanno adattando. Il sasso ci ha fermati.
Se usiamo il sasso come un gradino, ci poniamo domande diverse: “Quale competenza che oggi non ho posso sviluppare grazie a questo cambiamento?” o “Come posso usare questi nuovi strumenti per lavorare meglio o in meno tempo?”. Il risultato: diventiamo pionieri della nuova procedura. Chi impara per primo a gestire il cambiamento diventa indispensabile per il posto in cui lavora.
Come agire, in pratica? Prima di tutto, isoliamo la novità più difficile: scegliamo una sola mansione o un solo strumento nuovo che in quel momento ci mette ansia e troviamo il vantaggio nascosto. Chiediamoci se questa novità automatizza un processo noioso, se aumenta il valore del nostro curriculum o se ci costringe a collaborare con persone nuove e stimolanti. A questo punto, facciamo il primo passo: dedichiamo un po’ di tempo a studiare quel nuovo strumento o a chiedere chiarimenti a chi ne sa più di noi. Imparare a usare un nuovo strumento o adattarci a una nuova mansione non è un limite, è un superpotere che si chiama evoluzione.
Il sasso
La persona distratta vi è inciampata.
Quella violenta l’ha usato come arma.
L’imprenditore l’ha usato per costruire.
Il contadino stanco invece come sedia.
Per i bambini è un giocattolo.
Davide uccise Golia e Michelangelo ne fece la più bella scultura.
In ogni caso, la differenza non l’ha fatta il sasso, ma l’uomo.
Non esiste sasso nel tuo cammino che tu non possa sfruttare per la tua crescita personale.
I cambiamenti, in qualsiasi area della nostra vita, non arrivano mai per chiederci il permesso, arrivano per chiederci chi vogliamo essere. Possiamo usare le novità per costruire un muro e lamentarci, oppure possiamo usarle come un gradino per salire più in alto e vedere più lontano. La differenza non la fa mai l’ostacolo, la fa la nostra reazione.
La reazione è tutto. Buon lavoro a chi ha deciso di iniziare a scalare! ✊
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
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