#momentipreziosi – 80 anni con le ali sotto ai piedi: perché la Vespa non invecchia mai 🛵

Oggi il focus di questo collage di Poppy Spring non è la pizza ma… la Vespa! Perchè la Vespa, quest’anno, compie 80 anni.

Ottant’anni di vento in faccia, di “ali sotto ai piedi” e di storie raccontate tra cinema, letteratura e musica.

La Vespa non è solo uno scooter: è il motore del miracolo italiano.

“La Vespa non è una motocicletta, è una filosofia di vita. È una busta da lettere a due ruote per spedire se stessi altrove.” Così la definì Giorgio Manganelli, scrittore e saggista.

Nata nel 1946 dal genio di un ingegnere aeronautico che odiava le moto, Corradino D’Ascanio, la Vespa ha letteralmente messo le ruote all’Italia nel secondo dopoguerra. Con la sua carrozzeria pulita che non sporcava i vestiti e il cambio sul manubrio, ha abbattuto ogni barriera ed è diventata il simbolo della libertà di muoversi per intere generazioni.

La Vespa era lo strumento del riscatto. Con le sue ruote piccole ha accorciato le distanze tra la campagna e la città, tra il bisogno e la libertà.” (Dario Fo, premio Nobel per la letteratura).

Il cinema l’ha poi resa immortale. Quando Audrey Hepburn e Gregory Peck hanno attraversato Roma in Vespa nel film Vacanze Romane, il mondo intero si è innamorato dello stile di vita italiano. Da quel momento, lo scooter Piaggio è diventato il manifesto su due ruote della Dolce Vita, un’opera d’arte industriale esposta persino nei musei d’arte contemporanea.

Oggi, dopo oltre 80 anni di storia, la Vespa resta l’ambasciatrice più elegante del Made in Italy, un pezzo di orgoglio tricolore che continua a far sognare le strade di tutto il pianeta.

Perchè si chiama Vespa? La nascita del nome “Vespa” è legata a un mix di ingegneria aeronautica e a una celebre esclamazione di sorpresa.

Ecco come è andata. L’ingegnere Corradino D’Ascanio progettò lo scooter partendo da zero. Disegnò una carrozzeria portante con la parte centrale molto stretta (“la vita”) per far spazio alle gambe, mentre la parte posteriore era larga e bombata per coprire il motore. Il primo prototipo montava un motore a due tempi che emetteva un ronzio acuto e regolare, molto diverso dal rombo pesante delle motociclette classiche dell’epoca. Nell’aprile del 1946, quando l’imprenditore Enrico Piaggio vide per la prima volta il prototipo definitivo (il modello MP6) e ne ascoltò il motore, esclamò: “Sembra una vespa!”. L’intuizione fu fulminea. Il nome venne depositato all’ufficio brevetti di Firenze pochi giorni dopo, il 23 aprile 1946, dando ufficialmente inizio al mito.

All’inizio fu uno shock totale! 😲

In effetti, nel 1946 la Vespa non sembrò un miracolo ma un giocattolo bizzarro. Il pubblico nelle concessionarie la guardava con diffidenza e i primi cinquanta esemplari rimasero invenduti nei saloni. La stampa era scettica: quelle ruote così piccole sembravano inadatte alle strade distrutte dalla guerra.

Ma il vento cambiò in un lampo: la rivista La Moto le dedicò una copertina storica. Piaggio la vendette nei saloni automobilistici della Lancia e il prestigioso quotidiano britannico The Times la definì “un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli”. La diffidenza divenne ossessione e gli stabilimenti di Pontedera furono obbligati a turni di produzione continui, notte e giorno, per soddisfare le richieste.

“Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi
Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi…”

Dammi una Vespa e ti porto in vacanza!
Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi
Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi!”

Tutti ricordimo la canzone “50 Special” dei Lunapop, del 1999. Cesare Cremonini la scrisse la canzone a soli 17 anni, pare proprio sui banchi del liceo o subito dopo aver preso la patente della Vespa.

Ottant’anni e non li dimostra.

La Vespa è sempre al passo con i tempi: ha saputo evolversi senza perdere la sua anima. Dalle prime linee degli anni ’40 è passata attraverso i mitici anni ’60 della Vespa 50 Special, fino ad arrivare ai modelli tecnologici di oggi con motorizzazioni ibride ed elettriche (come la Vespa Elettrica).
Un design senza rughe: la sua silhouette a “clessidra” è rimasta fedele al disegno originale di Corradino D’Ascanio. È uno dei pochissimi oggetti industriali al mondo protetto dal diritto d’autore come opera d’arte, il che la rende letteralmente immortale.
Cifra record di vendite: non è un pezzo da museo nostalgico. Negli ultimi vent’anni la Piaggio ha prodotto e venduto milioni di nuove Vespe in tutto il mondo, dimostrando che il desiderio di libertà su due ruote è più vivo che mai.

Dalle strade distrutte del dopoguerra ai colli bolognesi, fino al futuro elettrico. La Vespa ha messo le ruote alla nostra libertà e non ha nessuna intenzione di fermarsi.

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Letizia Guagliardi

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