Sì viaggiare: Melk – tra storia e bellezza barocca

Continua il diario di viaggio in Austria. Da Vienna, vale davvero la pena raggiungere Melk. Io ci sono andata in treno (la soluzione più comoda, circa un’ora) percorrendo circa 80-90 km in direzione ovest.

Qui si va soprattutto per visitare la sua abbazia, un gioiello barocco mozzafiato. Situata in Bassa Austria, è un complesso benedettino patrimonio UNESCO e domina il Danubio dal 1089. Famosa la sua iconica facciata giallo ocra, scelta per rappresentare la dinastia degli Asburgo. Costruita tra il 1702 e il 1746 da Jakob Prandtauer, è considerata un Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) per l’armonia tra architettura, pittura e paesaggio.

In questa foto sono insieme all’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Lei ha visitato l’Abbazia, uno dei suoi luoghi di pellegrinaggio spirituale preferiti. Durante i suoi soggiorni in questa imponente struttura benedettina la sovrana univa la devozione religiosa a sontuosi banchetti di corte. I registri storici dell’abbazia conservano dettagli incredibili sulle sue visite: per un singolo soggiorno dell’imperatrice vennero serviti centinaia di chili di carne di manzo e vitello, lingue di bue, lepri e storioni.

L’interno è sontuoso, ci sono affreschi luminosi, decorazioni dorate e un altare maggiore imponente, considerato uno dei punti più intensi della visita. Mi sono diretta subito in biblioteca, una delle più preziose e celebri d’Europa. Custodisce oltre 100.000 volumi, inclusi 1.800 manoscritti medievali e 750 incunaboli, inclusi frammenti originali del Nibelungenlied (Canto dei Nibelunghi). È nota anche per essere la residenza di Adso da Melk, protagonista del celebre romanzo di Umberto Eco “Il Nome della Rosa”.

Anche Napoleone Bonaparte soggiornò due volte in questa abbazia durante le sue campagne d’Austria. C’è anche una scuola che ospita ancora oggi uno dei licei più antichi d’Austria. La visita si conclude con la Sala di Marmo, utilizzata per i ricevimenti e i banchetti dei sovrani, e presenta affreschi sul soffitto che, grazie a un effetto ottico, sembrano continuare le pareti verso l’alto.

Il complesso include un parco con un padiglione in stile barocco, aperto da maggio a ottobre.

È un capolavoro dell’architettura barocca austriaca, celebre soprattutto per i suoi straordinari affreschi esotici realizzati dal pittore Johann Wenzel Bergl nel 1760. Costruito tra il 1747 e il 1748 su progetto dell’architetto Franz Munggenast, il padiglione fu commissionato dall’abate Thomas Pauer.

La sua funzione originaria era quella di luogo di svago, riposo e ricreazione per i monaci benedettini perché offriva uno spazio isolato e immerso nella natura. Le pareti e i soffitti sono interamente ricoperti da giungle immaginarie, piante rampicanti intrecciate, fiori tropicali e animali esotici (come scimmie, leoni ed elefanti) alternati a popolazioni indigene dell’Africa e delle Americhe. Bergl utilizzò la tecnica del trompe-l’œil per annullare i confini tra l’architettura interna e il giardino esterno, creando l’illusione di trovarsi in una foresta tropicale sotto un cielo aperto che simboleggia il trionfo della luce. Attualmente, la struttura ospita un bar caffetteria self-service dedicato ai turisti ed è spesso sede di mostre d’arte contemporanea o concerti. Il padiglione offre inoltre uno dei punti panoramici più suggestivi sull’intero complesso dell’abbazia benedettina e sulla valle del Danubio.

Dopo la visita dell’Abbazia, una passeggiata nel centro storico di Melk che offre un’atmosfera pittoresca tra edifici storici, vicoli accoglienti e viste panoramiche sulla valle del Danubio. I punti chiave includono la Piazza del Municipio (Rathausplatz) con le sue facciate barocche, la via pedonale Kremser Straße e la zona del fiume. Tanti i piccoli negozi di artigianato locale, caffetterie e ristoranti caratteristici, perfetti per una sosta.

In serata, rientro a Vienna. In tempo per prepararmi per il concerto all’Imperial Hall (QUI)

#sìviaggiare

Letizia Guagliardi

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