Buongiorno!
La rubrica #PerCosaMiMeraviglioOggi si arricchisce sempre più di meraviglie. Stamattina, con la foto di Maria Antonietta Ruperto (che ha inviato anche le altre foto), entriamo in questa elegante sala da pranzo.
È quella del Castello Ducale di Corigliano Rossano (CS), uno dei più integri e spettacolari di tutto il Mezzogiorno.
Arroccato come una corona di pietra sul colle Serratore, non è semplicemente un monumento, è un palcoscenico dove mille anni di storia si fondono con il mito. Da lassù, lo sguardo spazia infinito sulla Piana di Sibari, tra l’argento degli ulivi secolari e l’azzurro intenso del Mar Ionio.

Nato nel 1073 dal volere del fiero condottiero Roberto il Guiscardo, il castello era un gigante di pietra destinato alla guerra. Le sue mura massicce e le torri feritoiate raccontano di un’epoca di spade, assedi e vedette che scrutavano l’orizzonte per difendere la Calabria dalle incursioni saracene. Con il passare dei secoli, il freddo rigore militare ha lasciato il passo allo sfarzo e alla bellezza. Sotto il dominio di nobili casate come i Sanseverino, i Saluzzo e i Compagna, la fortezza si è spogliata dell’armatura per indossare l’abito da sera della nobiltà.
La grande torre cilindrica del Mastio custodisce un segreto di rara bellezza: una scala elicoidale che sale verso il cielo, interamente decorata dagli affreschi ottocenteschi di Girolamo Virlinzi. Salire quei gradini è come camminare all’interno di un dipinto.
Il Salone degli Specchi è un regno di luce e illusioni. Grandi specchi con cornici dorate, arredi d’epoca intatti, lampadari di cristallo di Boemia e soffitti affrescati ci trasportano nell’atmosfera di un gran ballo dell’Ottocento, dove sembra ancora di sentire il fruscio degli abiti di seta.

La Cappella di Sant’Agostino è un gioiello di devozione e arte che custodisce il prezioso trittico attribuito a Domenico Morelli, in cui la fede si esprime attraverso la maestria della pittura ottocentesca.
A questo punto, ritorniamo nella sala da pranzo. Varcare la soglia significa compiere un vero e proprio salto temporale nell’eleganza ottocentesca della famiglia Compagna. La stanza ci accoglie con un’atmosfera intima e fastosa, dominata da un maestoso tavolo centrale in legno scuro, finemente intagliato, attorno al quale sembra ancora di sentire l’eco di banchetti aristocratici e sussurri di corte.
Le pareti sono animate da una ricca collezione di dipinti e ritratti d’epoca che catturano lo sguardo, ma è il soffitto a lasciare senza fiato: un capolavoro di affreschi e decorazioni in stucco che celebrano il gusto raffinato dei baroni dell’epoca. Grandi finestre si aprono sul panorama calabrese, inondando la sala di una luce naturale che fa brillare i dettagli dorati, le porcellane e i lampadari di cristallo. Ogni angolo di questa stanza custodisce un perfetto equilibrio tra la solennità di una fortezza medievale e il calore domestico di una residenza nobiliare vissuta.

Ma il vero fascino del castello si accende quando cala la sera. Si narra che tra le sale si aggiri ancora lo spirito inquieto di una giovane contadina, condannata per aver amato il barone. Un’anima che, qualcuno sussurra, ancora oggi non ha trovato pace e vaga invisibile tra le stanze.
Oggi il castello vive in un silenzio sospeso. Camminare tra i suoi corridoi, affacciarsi dalle sue terrazze accarezzate dal vento e osservare le luci della città accendersi al tramonto è un’esperienza che tocca le corde del cuore.
È un viaggio nel tempo, un luogo dove la pietra si fa poesia.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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