I libri sono pericolosi Sulla linea... la mia vita dietro le sbarre

Un libro, un pugno e una carezza.

Ci sono libri che ti agguantano fin dalla prima pagina.

E scopri che ti piace essere stuzzicato da quella frase morbida che ti fa passare alla successiva. E qui trovi una parola che graffia, un’altra che ti pungola e altre due o tre che ti fanno sentire un nodo in gola. Vorresti fermarti, ma  arrivi su un’altra pagina e qui ti riposi su un lungo periodo che ti avvolge, ti fa sentire bene, ti coccola. Qui le parole sono carezzevoli, intriganti e mentre ti ci distendi sopra… loro ti accompagnano nei capitoli seguenti. E qui ricevi un bel pugno nello stomaco, senti le lacrime che inumidiscono le ciglia e ti senti sprofondare in un abisso insieme al protagonista della storia.

E allora pensi: ma io mi ci trovo già in un abisso…

Ed ecco che arrivano le parole che ti spronano, i verbi che ti incitano all’azione: rialzati… aggrappati… smettila di lamentarti…

A questo punto ti rendi conto che se ce la sta facendo lui, che è messo peggio di te, forse… ce la puoi fare anche tu.

E ti inoltri nella lettura, non ne puoi fare più a meno. Ti immergi in un lago placido e ti lasci avvolgere da un senso di benessere. All’improvviso, le acque si agitano e quel lago diventa un fiume in piena, poi un mare che apre le braccia e ti accoglie per farti riposare un po’.

È bello sentire le piccole onde che ti cullano finchè… non arrivano i venti di tempesta.

Di nuovo devi agire, ormai sei troppo lontano dalla riva, un po’ più vicino alla meta, quindi ti metti a nuotare, dai vigorose bracciate, incoraggiato anche dalle pagine finali che ti soffiano parole di speranza: riuscirai ad uscire dalla tempesta se...

Ce ne sono di libri così, che non ti lasciano indifferente. Storie che ti cambiano in meglio, che ti provocano, che ti ispirano.

Uno di questi è stato protagonista del convegno organizzato dall’Università della Calabria lo scorso 24 Aprile: “Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre” di Francesco Carannante e Letizia Guagliardi – Ferrari Editore.

Questo post vuole essere un piccolo mezzo per ringraziare tutti i relatori (fra cui il Rettore, il prof. Crisci) che hanno espresso magnificamente le loro riflessioni sul libro.

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Un altro ringraziamento va al pubblico presente in sala, soprattutto agli studenti che, nonostante la splendida giornata di sole, sono stati seduti  per tre ore invece di passeggiare per i viali dell’Ateneo.

Un grazie grande… enorme va a questo libro che mi permette di accompagnarlo dove lo invitano e mi fa conoscere tante belle persone.

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Perchè i buoni libri fanno anche questo: quando li apri e cominci a leggerli… apri e leggi  te stesso, ti fanno viaggiare, conoscere persone nuove, ti spronano all’azione, ti ispirano idee.

Stai attento, però: una volta che hai preso il vizio di leggere… non vuoi più smettere.

Se vuoi saperne di più, leggi questo interessante articolo:

wwwfattialcubo – La storia di Francesco, detenuto e laureato Unical, diventa un libro.

2 commenti

  1. Letizia, buona sera! Io ho preso da tempo questo vizio! Vivo le mie giornate nella speranza di trovare il tempo per appartarmi e immergermi nella lettura del “libro di turno”. Ha ragione Aldo Carotenuto quando dice: “ogni libro è sempre per chi scrive una confessione interiore, la testimonianza di una sofferenza che si cerca di affrontare attraverso la pagina scritta” E io leggendo spesso mi ritrovo nei personaggi che amano, si ribellano, si rassegnano, fanno i conti con l’imprevedibilità’ della vita, l’incognita del domani. Quando credono di essere arrivati in cima al castello precipitano con esso, chi resiste continua a vivere, chi spera torna a sorridere.

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