Oggi è il Lasagna Day, quindi la meraviglia di oggi è proprio lei.
La lasagna non è nata in un giorno. Il suo è un viaggio millenario che attraversa imperi, corti medievali e cucine popolari. Ecco come un’antica striscia di pasta è diventata il mito che conosciamo oggi.
Tutto comincia più di duemila anni fa con il laganum. Questa parola deriva dal greco làganon (impasto piatto tagliato a strisce). Da qui nascono il latino laganum e le attuali “lagane” meridionali. I Romani stendevano strisce di pasta fatte di acqua e farina. Non venivano bollite ma cotte al forno o fritte. I fogli erano intervallati da carne, pesce e spezie. Il celebre filosofo Orazio ne era ghiotto.
Con la caduta di Roma, la lasagna si evolve e conquista i primi ricettari. Nel Trecento la pasta inizia a essere bollita. Alla corte di Napoli, il Liber de Coquina codifica la prima lasagna stratificata e le dà un tocco nobile: formaggio grattugiato e spezie pregiate arricchiscono il piatto. Jacopone da Todi la cita nei suoi versi come simbolo di puro godimento.
La vera rivoluzione avviene tra il Settecento e l’Ottocento, quando il piatto incontra i suoi alleati definitivi. A Bologna nasce l’impasto con gli spinaci e l’introduzione del pomodoro trasforma per sempre il condimento. L’unione tra la sfoglia emiliana, il ragù e la besciamella crea il capolavoro moderno.
Oggi, ogni strato di lasagna racconta questa storia: un perfetto legame tra l’ingegno degli antichi e la passione dei nostri giorni.
Come per altri piatti, anche per la lasagna ci sono varie versioni.
Nel Nord Italia, guidato dall’Emilia-Romagna, la lasagna è un’opera d’arte di precisione e delicatezza. La sfoglia deve essere sottile come un velo, rigorosamente verde per via degli spinaci nell’impasto, leggera e flessuosa. Per quanto riguarda la consistenza, è una sinfonia vellutata dove non ci sono pezzi grossolani, tutto si fonde in bocca. I protagonisti sono un ragù di carne macinata finissima, cotto dolcemente per ore, che sposa l’abbraccio cremoso di una besciamella perfetta. È l’eleganza del pranzo domenicale, dove ogni singolo ingrediente rispetta l’altro in una perfetta armonia geometrica.
Scendendo al Sud, tra Campania e Sicilia, la lasagna si spoglia del rigore e diventa una festa barocca, un inno all’eccesso e alla gioia. La sfoglia è spessa, tenace, fatta spesso di sola acqua e grano duro per reggere l’incredibile peso del ripieno. La consistenza è ricca, densa e sorprendente: ogni forchettata è una scoperta. Addio besciamella, qui comanda la ricotta. Lo scrigno racchiude minuscole polpettine fritte, uova sode a fette, pezzetti di salame, provola filante e fiumi di sugo rosso. È la lasagna del Carnevale e delle grandi celebrazioni, pensata non per equilibrare ma per stupire, saziare e celebrare la generosità della tavola.
Due filosofie speculari: l’eleganza cremosa contro l’esplosione di sapori. La scelta, anche stavolta, è molto difficile.
Un’altra scelta difficile è tra: morbidezza assoluta al centro o l’angolo bruciacchiato?
Infine, una riflessione: la lasagna è più buona appena sfornata, fumante e filante, o il giorno dopo, scaldata in padella quando i sapori si sono finalmente sposati?
Serena giornata!
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
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