Per la serie “Sì, viaggiare“, ho fatto una puntatina (tre giorni) in un posto molto bello, dal 2002 dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Sono andata a Caltagirone, capitale della ceramica siciliana. Furono gli Arabi a chiamarla così, dalla traduzione di Kalat al Giarun, ossia collina dei vasi (ma questa è una fra le varie ipotesi circa l’origine del suo nome).
Appena arrivata lì sono stata bombardata dai colori delle ceramiche che si trovano quasi dappertutto: turchino, verde ramino, giallo oro, manganese.
Le stradine della città sono piene di negozi che espongono i prodotti tipici di questa antica arte: mattonelle, candelieri, fischietti, piatti, albarelli, vasi. Di vasi un tempo se ne producevano tantissimi perché utilizzati per la conservazione del miele, prodotto tipico della zona. Gli albarelli, invece, venivano impiegati dagli speziali nelle loro farmacie per conservare le spezie, i prodotti erboristici e i preparati medicinali.


Ho passeggiato in una splendida Villa Comunale, ‘a Vidda, che si trova alle spalle del Museo della Ceramica. Al suo interno, lungo i viali, ci sono vasi in terracotta, maioliche e un tempietto in stile moresco.



Passeggiando per i vicoli, tra gli edifici color ocra si innalzano le chiese, i campanili barocchi, tanti vicoli e scalinate. E poi i carrugi, intricatissimi labirinti, simili a una kasbah araba, di vicoli, scale, slarghi improvvisi, situati a ridosso della zona vecchia in cui si trovano le chiese di San Giorgio, San Giacomo, San Pietro e la Cattedrale. Risalgono all’incirca al 1040 e sono stati costruiti dai genovesi nel periodo in cui sbarcarono in Sicilia per nascondersi dai nemici. Infatti le conquiste degli arabi non riuscirono perché mancò loro l’orientamento: ogni volta che entravano in un quartiere facevano fatica a uscirne, mentre i cittadini trovavano facile nascondiglio nei carruggi.

Caltagirone, oltre che per le ceramiche, è famosa anche per la bellissima scalinata di Santa Maria del Monte. Fu costruita nel 1606 per collegare la parte antica alla città nuova che si trova nella parte alta. Ha142 scalini ed è lunga 130 metri.


Il centro storico si estende lungo due arterie principali: Corso Vittorio Emanuele e Via Roma.
In Corso Vittorio Emanuele si affacciano bellissimi palazzi barocchi, tra cui Palazzo Gravina e la basilica normanna di San Giacomo che ospita al suo interno preziose opere d’arte. In piazza Umberto I, invece, c’è il bellissimo b&b dove ho soggiornato – “I colori della Sicilia”– gestito da Tina e Beniamino, due padroni di casa perfetti: ospitalità su misura, accoglienza autentica e tante piccole “coccole” che hanno reso piacevole e confortevole il mio stare fuori casa. Ogni camera è un’esperienza sensoriale: la mia, Wood, aveva i colori e le essenze del legno. Comfort moderno, il fascino di un antico palazzzo nobiliare e il benessere che deriva dalle piccole cose. Grazie… Tina e Beniamino!

Percorrendo via Roma in direzione dei Musei Civici si incontra sulla destra un belvedere detto Tondo Vecchio che s’affaccia su un panorama di monti e vallate. Fu costruito nella seconda metà del ‘700 da Francesco Battaglia come elemento decorativo del nuovo tracciato viario, progettato per collegare la città all’altopiano di Santa Maria di Gesù.

Al Tondo Vecchio si trova il ristorante “Tondo vecchio“: squisiti piatti tipici siciliani, naturalmente, di cui ho già parlato nel precedente post su Sì, viaggiare…

Viaggiare è camminare verso l’orizzonte,
incontrare l’altro,
conoscere, scoprire
e tornare più ricchi
di quando si era iniziato
il viaggio.
(Luis Sépulveda)
Letizia Guagliardi
“Quando viaggi trovi te stesso, quando sei solo in angoli diversi! Quando sei te stesso trovi sempre la vita!” (da “viaggiare liberi. it). Letizia, ti auguro di fare tantissimi viaggi e tornare a casa tua con il mondo nel cuore!!
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Grazie Rosa! Un bellissimo augurio. Ricambio di cuore!
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