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Il potere del pettegolezzo e Il fascino perverso della maldicenza

Oggi voglio affrontare questo tema, perché mi è stato chiesto e perché mi rendo conto, sempre di più, che non solo resiste ma è fiorente: il pettegolezzo. Sappiamo che può essere divertente e stimolante ma anche vendicativo e distruttivo. Perché una banale o anche “amichevole” conversazione molto spesso degenera in pettegolezzi nocivi? Come evitare lo slittamento in forme che si rivelano dannose?

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Il potere del pettegolezzo

Il pettegolezzo ha un potere formidabile. Spesso e volentieri è alla base di litigi, contrasti e disordini pubblici; può infrangere i legami familiari e rovinare carriere promettenti. Tra gli altri effetti collaterali figurano le notti insonni, il dispiacere e la tristezza.

Probabilmente siamo già stati anche noi vittima di un pettegolezzo ma se non lo siamo stati c’è da aspettarsi che un giorno o l’altro qualcuno  cercherà di dir male anche di noi. Finora nessuna legge e nessun metodo umano sono stati capaci di stroncare i suoi effetti devastanti. È dappertutto, lo si trova nelle famiglie come nelle comunità, nei circoli elitari come negli ambienti popolari, nella politica e perfino nell’ambito religioso. È naturale quasi quanto il respirare.

Certamente, la maldicenza rivela un aspetto ripugnante della natura umana, quando ci si alletta nell’offuscare la reputazione di chi ci circonda, nel distorcere la verità e nel frantumare la serenità dell’esistenza altrui. Perciò, se si vuole evitare di far del male agli altri o di essere prima o poi annoverati tra le vittime della maldicenza, è importante sapere dove si ferma la conversazione inoffensiva e dove inizia invece il pettegolezzo nocivo.

Il fascino perverso della maldicenza

Le innocue conversazioni da salotto spesso degenerano in dicerie maliziose e incontrollate. Talvolta le parole oltrepassano i limiti trasformandosi in calunnia pura e semplice, che viene definita come “una imputazione menzognera che attenta alla reputazione, all’onore di qualcuno”.

Tenuto conto del suo potenziale distruttivo, come spiegare che il pettegolezzo esercita spesso una tale attrattiva, che sia cioè così irresistibile? E ancora, dove si situa la linea di demarcazione tra considerazione inoffensiva e diceria perniciosa?

Molto spesso le conversazioni inoffensive slittano su un terreno improprio oltrepassando i limiti dell’educazione e del buon gusto. I fatti vengono adornati, ingranditi o deformati. Spesso la risata prorompe proprio quando si riesce ad umiliare gli altri. Gli affari privati vengono svelati, le confidenze tradite, la reputazione compromessa o addirittura distrutta. La recriminazione, il mormorio e la critica sono capaci di offuscare anche le azioni più meritevoli.

Che vi sia o non vi sia la deliberata intenzione di nuocere non è di grande consolazione per la vittima, perciò si è paragonato il pettegolezzo pernicioso a del fango gettato su di un muro tinteggiato di recente: anche se non resta incollato, lascia sempre una macchia.

La maldicenza è un mezzo pratico per iniziare ad intrattenere una conversazione e di farsi così accettare dall’interlocutore. Infatti è dimostrato dall’esperienza che generalmente le persone provano un interesse molto più profondo nell’ascoltare delle dicerie negative che delle parole costruttive.

Alcuni sembrano anche provare piacere nel dare conto di ciò che li scandalizza, perciò si abbandonano a rivelazioni sensazionali e salaci. Il pettegolezzo costituisce quindi un eccellente mezzo per attirare l’attenzione su di sé: più la diceria pesca nello scandaloso e lo scabroso, maggiore sarà il suo potere di attrazione e di far colpo sull’ascoltatore. Raramente, invece, ci si preoccupa di fornire delle prove da indicare come fondamento alle affermazioni pronunciate. Proprio per questa sua capacità di solleticare le passioni e di far leva sul sensazionale, la maldicenza conserva intatto il suo fascino perverso che miete vittime anche in una società cosiddetta “avanzata” come la nostra e appare irresistibile anche alle menti più raffinate.

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Il pettegolezzo malevolo: la calunnia

L’invidia e l’odio sono spesso all’origine della forma più distruttiva del pettegolezzo: la maldicenza, il pettegolezzo malevolo oppure la calunnia. Alcuni parlano dei loro simili con una intenzione volutamente cattiva. Il motivo è talvolta un desiderio di vendetta nato dalla gelosia o da un’offesa ricevuta oppure dall’invidia opportunamente dissimulata o ancora da una naturale, insana predisposizione alla mistificazione della realtà.

Quale sia la causa, l’origine invece è certa: infatti “è dal di dentro , dal cuore degli uomini, che nascono cattivi pensieri… calunnia…” (Marco 7:21,22). Chi si dedica alla diffamazione cerca comunque di favorire i propri interessi rovinando la reputazione altrui. Anche se la calunnia è indubbiamente la più condannabile delle forme di pettegolezzo, ogni intenzione nefasta e maligna rivela mancanza di responsabilità e costituisce un danno alla morale.

Finisco qui la prima parte di questo post. Se hai qualcosa da dire, da aggiungere o da contestare su questo tema, lascia la tua opinione nei commenti e aiutami ad approfondirlo.

P.S. Nella seconda parte verranno proposti alcuni metodi per evitare gli effetti dannosi della maldicenza.

(Fonte: Cristiani Oggi)

2 commenti

  1. Cara Letizia …il pettegolezzo. …la calunnia … la maldicenza nasce come hai detto tu …nel cuore delle persone che vivono male e quindi di conseguenza trasmettono il male….prima di sparlare degli altri …bisognerebbe riflettere perché le parole feriscono più di un coltello affilato ….

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  2. Matteo.Non Renzi ma San Matteo al capitolo 12 e verso 34 dice una cosa molto interessante e vera.Gesu dice che non possiamo dir cose buone mentre siamo malvagi.Ma possiamo dire cose buone mentre (quando)siamo buoni.La domanda è:quando possiamo considerarci “buoni”?La risposta è al verso 33.trovate il tesoro.la parola di Gesù è tesoro il resto al prossimo post.saluti a tutti

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