Buongiorno!
Ogni volta che prenoto un volo scelgo sempre il posto sul lato finestrino perchè c’è un intero deserto bianco che mi aspetta a diecimila metri d’altezza. Le foto di stamattina, per la rubrica #PerCosaMiMeraviglioOggi, sono mie, scelte fra le tante scattate da un oblò.
Guardare fuori dall’oblò a diecimila metri di altezza trasforma il finestrino nel quadro di una mostra d’arte viva. Sotto di me non c’è più il vuoto, c’è una scenografia tridimensionale sconfinata e in continuo movimento.
La terra scompare, al suo posto una pianura candida che si estende a perdita d’occhio. Le nuvole si fondono in un oceano solido, un paesaggio polare dove i cumuli sembrano dune modellate dal vento. La consistenza visiva inganna la mente: tutto appare così denso, soffice e compatto che viene naturale il desiderio di aprire il finestrino per camminarci sopra.

A questa altitudine, la luce solare colpisce i cristalli di ghiaccio e le goccioline d’acqua senza il filtro dello smog o dell’aria pesante della superficie e, allora, è tutto un susseguirsi di contrasti: le creste delle nuvole brillano di un bianco accecante mentre i loro avvallamenti sprofondano in ombre bluastre, grigie e violacee. E poi i riflessi: all’alba o al tramonto, la coltre si incendia. Il bianco lascia spazio a venature d’oro, arancione vivo e rosa confetto e il panorama diventa un deserto di fuoco freddo.
E avviene un’altra meraviglia: mentre a terra le nuvole sembrano pigre e statiche, lassù ne percepiamo la vera dinamicità. Quando l’aereo vola appena sopra lo strato superiore, vediamo i “ciuffi” di vapore sfrecciare via a ottocento chilometri orari. È in quel momento che avvertiamo la reale, vertiginosa velocità del viaggio.
E ti rendi conto, anche, che sei in mezzo al vuoto assoluto, sopra questa distesa bianca. L’aria è talmente rarefatta che il cielo non è del classico azzurro chiaro a cui siamo abituati, ma sfuma in un blu cobalto profondo, quasi scuro, che delimita il confine netto tra l’atmosfera terrestre e lo spazio.
“…e guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’!”
Comincia così “Luna”, il famosissimo brano di Gianni Togni del 1980. Io, invece, non mi annoio mai e mi godo sempre lo spettacolo: lassù la realtà supera sempre la fantasia. In fondo, viaggiare in aereo ci ricorda una grande verità: non importa quanto sia grigio il cielo, a volte, qua sulla Terra, basta salire un po’ più in alto per scoprire che sopra le nuvole c’è sempre il sole.
Serena giornata 😍🌤️🌥️😙
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
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