“1984”: sorprendentemente attuale

Giovedì scorso ho accompagnato alcuni miei studenti (IIS “E. Majorana” di Rossano) ad assistere allo spettacolo teatrale in inglese tratto da “1984”, il romanzo di fantascienza distopica scritto da George Orwell. Attuale più che mai. Eppure è stato pubblicato l’8 giugno 1949.  

La trama di base segue Winston Smith che vive nella totalitaria Oceania governata dal Grande Fratello (in inglese Big Brother). Ogni individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità. L’onnipresente slogan “Il Grande Fratello vi guarda”, in originale “Big Brother is watching you“, ricorda continuamente agli abitanti la sua superiorità assoluta nella piramide gerarchica. Il Partito controlla la realtà stessa e la mente: insegna che “2+2=5” è la verità e Winston Smith è costretto a credere che sia vero per essere “curato” dalla sua ribellione, dimostrando il potere del regime di distorcere la percezione della realtà.

Il programma televisivo “Grande Fratello” prende spunto proprio da “1984”, da cui eredita il nome di questo dittatore onniveggente e autoritario che sorveglia costantemente i suoi cittadini attraverso le telecamere. L’immagine a sinistra è il Manifesto del Grande Fratello, ritratto con caratteristiche somatiche comuni sia a Hitler sia a Stalin, tratto dal fumetto “1984 The comic” di F. Guimont, 2004.

Orwell scrisse il romanzo in un momento di estrema lucidità e malattia (aveva la tubercolosi), isolato nell’isola di Jura in Scozia. Era appena uscito da anni segnati dalla guerra, dal totalitarismo e dalla propaganda. Per questo, volle creare qualcosa di più di un romanzo: un manifesto della coscienza civile, un ammonimento feroce e duraturo sui pericoli del potere assoluto. Perchè leggerlo:

  • Coscienza critica: “1984” ci mette in guardia sui rischi dei sistemi totalitari e ci incoraggia a non accettare passivamente le situazioni che limitano la nostra libertà.
  • Attualità dei temi: le tematiche del libro sono sorprendentemente attuali – la sorveglianza digitale, la manipolazione algoritmica dell’informazione (le “post-verità”) e la minaccia alla privacy sono problemi familiari anche ai giorni nostri.
  • Libertà di pensiero: il romanzo esplora temi come l’importanza della libertà di pensiero, di parola e di amare e offre una profonda riflessione sulla lotta per mantenere la nostra individualità contro un potere assoluto.
  • Comprensione del potere: possiamo capire come il potere possa sfruttare l’ignoranza, la paura e l’odio per mantenere il controllo sulla popolazione, creando un nemico comune per distogliere l’attenzione dalle vere problematiche.
  • Stile e impatto: Orwell, con il suo stile asciutto, sa mettere in risalto la suspense e l’angoscia e ciò si rivela efficace e coinvolgente.
  • Mantenere la vigilanza: il libro ci spinge a rimanere vigili e informati, sottolineando che il potere non dovrebbe essere delegato completamente a governi o grandi aziende tecnologiche e che l’ignoranza è uno strumento di controllo. 

La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. (Slogan del Partito).

L’obiettivo è confondere la realtà e creare uno stato di “bispensiero” (doublethink), per cui le persone accettano come vere due affermazioni contraddittorie.

La guerra è pace: questa frase non nega il concetto di pace ma lo trasforma radicalmente. In un mondo che non può sperimentare la vera pace, la guerra diventa l’unica forma di “pace” possibile, garantita da un regime che manipola la realtà.

La libertà è schiavitù: in un regime totalitario, la “libertà” di pensiero e di scelta è un fardello intollerabile che porta solo al tormento e alla sconfitta. Il Partito offre invece la “sicurezza” della schiavitù, liberando le persone dalla responsabilità di pensare con la propria testa e di prendere decisioni.

L’ignoranza è forza: controllo della popolazione. Il Partito usa l’ignoranza come strumento di potere, impedendo alle classi inferiori (i “Prolet”) di acquisire una coscienza critica e di ribellarsi perché sono impossibilitati a comprendere che un mondo diverso è possibile.

Orwell ci ha avvertiti:

  • Non accettiamo passivamente le “verità” imposte e mettiamo in discussione le narrazioni dominanti.
  • Difendiamo il pensiero critico: educhiamo noi stessi e gli altri a dubitare, a confrontare e a formare opinioni indipendenti.
  • Rimaniamo informati: l’ignoranza è lo strumento principale del potere; informarsi è un atto di resistenza.

Sono avvertimenti più che mai utili sui totalitarismi, sulla propaganda, sulle notizie false e sulla necessità di formare cittadini consapevoli e critici. Soprattutto oggi, che sperimentiamo la sorveglianza digitale, i dispositivi sempre connessi, la progressiva perdita di privacy, la raccolta dati dei social media e i sistemi di riconoscimento facciale.

Orwell, a quanto pare, aveva anticipato tutto. La sua premonizione è diventata realtà.

#ilibrisonopericolosi

Letizia Guagliardi

4 pensieri riguardo ““1984”: sorprendentemente attuale

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  1. Ciao, mi sa che Orwell aveva capito tutto…un po’ come Jules Verne con i suoi romanzi…Artisti visionari o attenti deduttori? Sinceramente non so…ma secondo la Noetica ci sono alcuni che semplicemente capiscono prima perché la loro intelligenza è decisamente avanti. Ma forse, purtroppo, i politici loro contemporanei sono facilmente prevedibili…e francamente dai tempi del colonialismo, in sostanza, il loro comportamento non è cambiato tanto. Buona domenica 😊

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    1. Credo che Orwell avesse immaginato molto di ciò che descrive in 1984 perché il romanzo, pubblicato nel 1949,nasceva dall’esperienza e dall’osservazione diretta degli abusi dei regimi totalitari del suo tempo, come lo Stalinismo e il Nazismo. Perciò si era focalizzato sulla sorveglianza di massa, la manipolazione della verità e la perdita delle libertà individuali, elementi che riteneva pericolosamente reali e in evoluzione. Grazie, Silvano!

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  2. Buongiorno prof. Letizia, occasionalmente leggo i tuoi articoli che trovo interessanti e talune volte di stimolo per un commento.

    Condivido appieno il pensiero di Orwel.

    L’opposizione al totalitarismo, la promozione della conoscenza, della coscienza e dell’impegno civile sono ingredienti indispensabili per costruire una società migliore.

    Tuttavia, osserviamo che anche nei paesi “democratici”, dove si parla tanto di diritti e di libertà, molto spesso sono negati diritti fondamentali, la libertà è relativa , il potere e il controllo sono esercitati attraverso i media, informazioni alterate, pubblicità, il potere economico e altre diverse forme.

    Da cristiano e ministro credo fermamente che intorno a noi non c’è giustizia e che la vera libertà è in Cristo.

    I modelli sociali, i governi umani, anche quelli con le migliori buone intenzioni, esauriscono in fretta il loro impatto positivo perché si scontrano inevitabilmente con la corruzione del cuore umano.

    Gesù è venuto nel mondo, ha dato la sua vita proprio per questo scopo: cambiare la coscienza dell’uomo, inaridita dal peccato e dall’orgoglio, con un cuore rigenerato che sperimenta la vera pace, la vera giustizia e capace di amare.

    Una persona, una comunità, un paese, una nazione che fa una reale esperienza con l’amore di Dio, che mette Dio al centro, vive la vera libertà.

    Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi

    Gv 8:36

    Pastore Stefano Rugna

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    1. Assolutamente d’accordo: quando le libertà civili e i diritti umani sono repressi, la fede cristiana offre una libertà interiore, spirituale e definitiva che trascende le limitazioni terrene, trovando vera liberazione in Cristo, anche di fronte a persecuzioni. Ce lo dimostrano i cristiani perseguitati in varie parti del mondo. Grazie, Pastore Stefano!

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