Cucina creativa in tempi di guerra

Cucinare ogni giorno qualcosa di decente e che nello stesso tempo ci sfami, soprattutto Roberto, Luigi e Giorgio, è diventata un’impresa eroica. I piatti che porto in tavola sono sempre più poveri, per cui mi ingegno ogni volta di attirare la vista per ingannare il palato: decoro i piatti con ciuffetti di prezzemolo o di altre erbette (di queste ne ho in abbondanza), con pomodorini tagliati come fiorellini, qualche listarella di peperone, un dischetto di limone. E poi tante zuppe di cipolle, perché si possono condire con un solo cucchiaio d’olio, e il caviale senza caviale, cioè olive nere tritate. Oh… sono diventata una vera maestra dell’illusione! A Roberto preparo perfino la cioccolata in tazza senza cioccolata. Bettina ed Ersilia sono scoppiate aridere quando gliel’ho descritta: faccio imbrunire la farina bianca in una pentola di ferro, aggiungo latte, zucchero e cannella e lascio cuocere. La tolgo dal fuoco quando vedo che si è addensata come una vera cioccolata in tazza. Con Ersilia e Bettina sto inventando altri modi di preparare le stesse pietanze che cucinavamo prima, prima che iniziasse questa aberrante follia. E così abbiamo messo a punto i passati di buccia, la crema senza uova, la torta Margherita senza farina, il Pan di Spagna senza uova… Ogni giorno diventiamo sempre più brave a cucinare con poco o con senza. Il burro prima costava 250 lire al chilo, in poco tempo è aumentato a quasi 400 lire. Lo zucchero da 90 a 200 lire. Il carbone è finito. Il caffè vero si trova solo al mercato nero, al mercato libero non si trova più da tre anni. Ersilia e Bettina mi hanno detto che in città le donne che hanno argenteria, lenzuola, biancheria ricamata le vendono per comprare cibo. Vendono anche orologi e oggetti antichi. (Brano tratto dal mio romanzo “Ti scrivo per abbracciarti”)

Chi scrive queste parole nel suo diario è Camilla Contini, personaggio da me inventato, che rappresenta le tante donne che nel periodo della Seconda Guerra Mondiale (ma anche molto prima) inventarono nuove ricette in cucina utilizzando in maniera originale e creativa quello che avevano a disposizione. Sono affascinata dai loro stratagemmi: centellinavano, recuperavano ogni cosa possibile, sostituivano questo con quello pur di non rinunciare al sapore e anche al piacere di presentare a tavola qualcosa di buono o, almeno, di commestibile, per i loro cari.

Oggi che non abbiamo pazienza di fare lunghe file per pagare al supermercato, riusciamo a immaginare come dovesse essere fare lunghe code con la propria tessera annonaria tra le mani per prendere 200 grammi di pane al giorno, spesso nero allungato con la segatura di betulla, 2kg di pasta al mese, un briciolo di carne, qualche cucchiaio d’olio e dello zucchero? 

Le loro astuzie culinarie ci insegnano l’importanza della creatività, del risparmio, della sostenibilità e della solidarietà in cucina. Ci dimostrano che anche con poche risorse è possibile creare pasti nutrienti e gustosi. Ci rivelano che la cucina può essere un potente strumento di resilienza e adattamento. 

Per esempio: il combustibile per la stufa era troppo caro o scarseggiava? Ecco il rimedio: la carta della spesa. La lasciavano macerare in acqua fredda per tre giorni, la spremevano e formavano delle palle da fare asciugare al sole. Geniale, no? Quella delle donne rimaste a casa era anch’essa una guerra, anche loro fecero la resistenza, anche in cucina: ogni giorno dovevano trovare il modo di mettere insieme i pasti, magari inventando la cucina del riuso e del riciclo per evitare sprechi. Non si buttava via nulla. Perciò, quelle straordinarie donne, con la loro fantasia rendevano appetibili anche le bucce.

Quanti trionfi gastronomici sono nati dalla difficoltà e dal sacrificio? Le frattaglie, che allora erano di uso quotidiano, ora sono state riscoperte dai grandi chef. La ribollita toscana, fatta con il pane raffermo e con gli avanzi del giorno prima, oggi viene servita in tazze eleganti. E così la cacio e pepe, la pasta e patate, la panzanella, la pappa al pomodoro, i passatelli, la trippa con patate, la polenta, la farinata, pane e panelle, i tartufi, una volta chiamati “funghi stupidi”, il caviale, le ostriche, le lumache. Quelle ricette del “poco e senza”, nate quasi per caso, oggi vengono rivisitate e ripresentate come piatti gourmet e vendute a peso d’oro. Dobbiamo davvero essere grati a tutte quelle donne perchè con il loro ingegno sono riuscite a trasformare le difficoltà in opportunità. Assennatezza e risparmio: questi due loro ingredienti ci sono utili anche oggi.

Non vorrei essere di parte ma…W LA CREATIVITÀ FEMMINILE!

Letizia Guagliardi

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