Lab. “Io scrivo con letizia”: creare suspense nella scrittura per coinvolgere ed emozionare il lettore

“Il terrore non sta nell’esplosione ma nell’attesa”

Con questa frase del maestro del thriller Alfred Hitchcock abbiamo iniziato il 3^ laboratorio di scrittura creativa “Io scrivo con letizia”. I miei piccoli scrittori sono a metà del loro racconto d’avventura e adesso introducono la “suspense“, cioè quel particolare stato d’ansietà e di incertezza che tiene il lettore con il fiato sospeso.

Che cosa ci può provocare questo? L’effetto sorpresa, per esempio, la curiosità o la preoccupazione.

Hai presente il “ticchettio dell’orologio”? In questo caso lo scrittore fa in modo che le cose avvengano in un certo preciso lasso di tempo, il più possibile ristretto. Alcuni esempi di corsa contro il tempo: la ricerca di un ordigno che, se non si trova e non viene disinnescato, ucciderà tante persone innocenti. Oppure una donna in un’ambulanza che sta per partorire ma qualcosa blocca il traffico, poi finalmente arriva in ospedale ma una scossa di terremoto ferma l’ascensore. E può essere anche la ricerca dell’antidoto che salverà la vita del protagonista avvelenato o di una persona a lui cara.

La suspense c’è anche quando un personaggio all’improvviso si blocca, sgrana gli occhi e comincia a sudare per la paura: ha appena visto un’ombra minacciosa. Chi sarà? Il senso di attesa raggiunge il suo culmine: cosa accadrà adesso? Chi produce quei rumori inquietanti? I bambini della 5 B (Scuola Primaria “Monachelle” di Rossano) si sono divertiti tanto a partecipare a un vivace brainstorming perchè ognuno raccontava il momento di suspense che aveva letto in un libro o aveva visto in un film.

A questo punto ho illustrato loro anche il “cliffhanger“, cioè “il finale sospeso”: un capitolo finisce con qualcosa di irrisolto e per sapere “come va a finire” bisogna andare al capitolo successivo. Questo avviene, lo sappiamo, anche con le serie TV e con i film che prevedono un sequel.

Nella seconda fase abbiamo descritto le sensazioni che proviamo quando qualcosa ci spaventa. Come diventa il nostro viso? E gli occhi? E il cuore che fa? E il respiro? Più sapremo rappresentare come reagisce un personaggio impaurito, terrorizzato o intimorito, meglio sapremo coinvolgere il lettore.

Ecco l’utilità di un laboratorio di questo tipo: attraverso la scrittura (a mano) e i disegni vengono fuori le emozioni e altre storie che si intrecciano con quella che si sta scrivendo insieme. E alleniamo – oltre alle abilità di scrittura – anche l’empatia, cioè la nostra capacità di immedesimarci negli stati d’animo dei personaggi narrati.

Sono soddisfatta: anche questo incontro di laboratorio è stato molto bello e non vedo l’ora di leggere le situazioni di suspense immaginate dai miei piccoli scrittori!

Letizia Guagliardi

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