Come sarebbe un mondo senza pizza?

Fra i cibi italiani è certamente quello più amato e più famoso: la pizza. Rotonda, quadrata, a tranci, a tavola, in piedi, fuori, a casa: accontenta tutti. Solo a vederla il nostro umore migliora: “Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà” canta Pino Daniele (scomparso il 4 gennaio di dieci anni fa) nel brano che puoi ascoltare mentre leggi. Il 17 gennaio sarà la Giornata Mondiale dedicata a questo alimento completo, molto versatile e creativo e, visto che mi piace tanto, il mio post di oggi è riservato a questo nostro orgoglio tutto italiano.

Riconosciuta dall’UNESCO nel 2017, la pizza napoletana – l’unica e verace – è ormai patrimonio dell’umanità. Molto bella anche la motivazione: “Le competenze legate alla produzione della pizza, che include gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale”.

Nata povera nelle bettole di Napoli, nel corso degli anni si è arricchita sempre di più fino a conquistare il mercato mondiale che supera i 60 miliardi di euro di fatturato.

La pizza è senza tempo e richiede passionedeterminazionepazienza, impegno e dedizione. La pizza è condivisione, richiede gioia (chi è triste, abbattuto e chiuso in se stesso difficilmente credo riesca a preparare una buona pizza) e dona gioia (a chi sa apprezzarla): “Se si fa in quattro per renderti felice è una pizza!”

Anche in questo post ritorno sul tema del lavoro fatto bene perchè la pizza, per essere bella e buona, deve essere armoniosa e chi la prepara deve:

  • scegliere con cura gli ingredienti e stare attento ai tempi e alle temperature;
  • seguire la stagionalità;
  • curare gli abbinamenti cromatici e gastronomici.

Preparare una buona pizza è come dirigere un’orchestra. Chi la prepara è il direttore perché deve accordare tutti gli orchestrali in modo da ottenere la migliore esecuzione:

  • ogni volta gli ingredienti devono essere freschi, di qualità e di stagione (i colori, i profumi e i sapori si esprimono al loro massimo);
  • vanno dosati con sapienza: l’olio, per esempio, deve essere versato a filo sulla “tela” con un movimento a spirale;
  • i colori sono importanti (qualsiasi piatto, quando è presentato bene, si mangia prima con gli occhi): bianco/rosso/verde – bianco/verde/marrone/giallo – /rosa/rosso/verde/bianco…
  • gli ingredienti della farcitura vanno accostati con diligenza e senza restrizioni perchè il nostro estro non conosce limiti: fiori di zucca, alici e fior di latte, gorgonzola, mozzarella, formaggi erborinati, cipolla e aceto balsamico…
  • fra gli orchestrali ci sono anche il nostro cuore, la nostra mente e il nostro amore, per noi e per gli altri: una pizza che si presenta bene e che viene portata a tavola con il sorriso fa emozionare. I cinque sensi si mettono in moto e riaffiorano i bei ricordi. Ti viene in mente quando eri bambino e la mamma la sfornava…
  • in mano non abbiamo la bacchetta per dirigere l’orchestra, abbiamo le nostre mani e, anche stavolta, vanno usate nel modo giusto: bisogna toccare l’impasto per “sentire” il punto di pasta, il panetto lievitato va steso, appiattito, guarnito e infornato.

La pizza è un’armonia di bontà, di bellezza e di cultura. È una sinfonia di gustidivertimento, allegriapassione e amore. È un’instancabile ricerca del lavoro fatto bene, del bisogno di migliorarsi sempre di più, del desiderio di donare qualcosa di utile.

Proprio come dobbiamo fare, ogni giorno, con la nostra vita.

#almenounagioiaalgiorno

Letizia Guagliardi

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