Gli haiku: forme semplici e sincere di poesia giapponese. Non sono delle poesie, in realtà, e nemmeno degli aforismi, sono piuttosto delle parole che, insieme, suggeriscono più di quello che lasciano intendere. Sono componimenti dell’anima:
Mondo di sofferenza: eppure i ciliegi sono in fiore. (Kobayashi Issa 1763-1828)
Eppure… parola potente: quando il mondo soffre (e anche noi) i ciliegi continuano a fiorire quindi…la vita continua.
Negli incontri del mio laboratorio di scrittura creativa ci mettiamo sempre alla prova con qualcosa di nuovo e così ieri abbiamo incontrato gli haiku. Ci siamo divertiti tanto a inventarne di curiosi, anche di strampalati, purché rispettassero la regola di esprimersi in soli tre versi, il primo di 5 sillabe, il secondo di 7 e il terzo di 5. Diciassette sillabe in tutto per esprimere un sentimento, un’emozione, una riflessione.
Perché il bello degli haiku è proprio questo: imparare a liberarsi del superfluo e mostrare solo l’essenziale e focalizzarsi su un singolo evento (massimo due). Eccone alcuni:
Nella mia scuola
tante cose imparo
vieni anche tu
Comporre gli haiku è dare uno sguardo nuovo alla realtà in cui viviamo, la prospettiva si amplia e si arriva all’essenza delle cose:
Due farfalle
danzano sui petali
il fiore ride
Con gli haiku si fa pulizia interiore e del pensiero, si potenzia la creatività e si possono leggere con più obiettività fatti, situazioni e criticità:
Ecco Autunno
silenzioso avanza
foglie tremano
“Un buon haiku fa meraviglie per l’animo stanco” afferma lo psicologo Robert Epstein: provare per credere. Io e i bambini del mio laboratorio, con la loro maestra Maria Antonietta Ruperto, ci siamo rilassati, abbiamo ripassato la divisione in sillabe delle parole e abbiamo anche riso tanto perché a ogni haiku abbiamo unito un disegno, fatto a mano o con la tecnica dello scrapbooking (ne ho parlato QUI).
Insomma, anche stavolta, le parole ci hanno fatto vivere una bellissima esperienza!
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