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Ti piace la rana bollita?

No, non è una nuova ricetta di cucina, è un esperimento quello che ti propongo oggi.

rana-bollita

Prendiamo una pentolone pieno d’acqua, mettiamoci dentro una rana e accendiamo il fornello. Quando vediamo che la rana comincia a prendere confidenza con il nuovo ambiente alziamo di colpo la fiamma. Noteremo che la rana, se non è stupida, appena si accorge che l’acqua è diventata molto calda schizza via dalla pentola.

Allora facciamo un’altra prova: alziamo la fiamma progressivamente, diciamo 1°C alla volta. La rana, dopo aver fatto amicizia con l’acqua, comincia a nuotare, poi si ferma e si rilassa, a pancia all’aria, tutta beata perché sente un piacevole tepore. In questo modo si adatta alla temperatura dell’acqua e non si accorge che sta diventando sempre più calda. Ora l’acqua sta cominciando a bollire, la poverina la trova molto sgradevole ma è indebolita, non ha più la forza di reagire, sopporta e non fa nulla. Tutto il pentolone ormai ribolle e la rana muore senza nemmeno accorgersene.

Voglio precisare che non ho scelto io di far bollire la rana, è una metafora di Noam Chomsky, e l’ho presa in prestito perché può essere utile a tutti coloro che, proprio come la rana, si adeguano ad una vita che ritengono frustrante o poco soddisfacente e non fanno assolutamente nulla per cambiarla. La temperatura dell’acqua che aumenta poco a poco ci suggerisce che, quando un cambiamento avviene lentamente, sfugge alla a coscienza e non suscita – nella maggior parte dei casi – nessuna opposizione, nessuna rivolta, nessuna ribellione.

Ecco spiegato perché tanti avvenimenti (scioccanti, tragici, dolorosi o assurdi) ci sconvolgono sempre meno rispetto a 20, 30 o 40 anni fa e vengono accettati passivamente, come se fossero normali o di poco conto.

Nel lavoro, nelle relazioni, nel miglioramento personale… ci sono tante aree in cui tante persone annaspano lamentandosi e borbottando, insoddisfatte ma sempre lì, nella stessa acqua. Perché? Per alcuni è la paura di cambiare, per altri la bassa autostima o, semplicemente, pigrizia.

Anno dopo anno, si adeguano, loro malgrado, ad un’esistenza che non li fa sentire bene e allora danno la colpa al governo, alla sfortuna, agli altri (nessuno mi capisce… tutto mi va storto… che ci provo a fare?… sono nato/a così e non ci posso fare niente… oggi non mi va vediamo domani). E dire che, spesso, basta cambiare noi stessi e il nostro modo di pensare. Cambiando la nostra realtà interna cambierà anche quella esterna.

È comodo rimanere nella nostra zona di comfort ma può essere pericoloso! Se non vogliamo finire come la povera rana, cioè bolliti, usciamo dall’acqua prima che sia troppo tardi. Come? Lo vedremo nel prossimo post.

Se hai un’esperienza da raccontare, per esempio se sei riuscito ad uscire dal pentolone prima di finire cotto a puntino, raccontala nei commenti.

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Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare quello che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà”  (Oswald Spengler da Il tramonto dell’occidente)

 

 

 

 

 

 

6 commenti

  1. La rana….che rappresenta ..la non volontà di cambiare ..ci deve far capire che nella vita non bisogna adagiarsi..anzi quando l’acqua diventa bisogna schizzare subito fuori …mai mollare

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