Buongiorno!
La meraviglia di oggi sono i murales di Cariati (CS), che ho ammirato sabato scorso.
Immaginiamo di varcare la monumentale Porta Nuova e di entrare in un luogo dove il tempo ha deciso di fermarsi ma non per restare in silenzio. Passeggiare tra i vicoli di Cariati, oggi, non è semplicemente fare un giro in un borgo medievale, significa sfogliare un album di foto viventi dipinte sulla pietra, dove ogni angolo ci sussurra una storia del passato.
Tutto fa parte del progetto “Memorie Visive nel Borgo”, un percorso d’arte urbana che decora il centro storico con murales e trompe-l’œil dedicati alle tradizioni locali, alla vita quotidiana del passato e alla storia del paese. L’iniziativa è stata avviata nel luglio 2020 con il contributo dell’artista e architetto calabrese Giuseppe Capoano e il supporto dell’associazione Coordinamento Donne Cariati.

Camminando sotto gli archi di pietra, ci sembrerà quasi di sentire il profumo del bucato fresco e il rumore dell’acqua corrente. Accanto a un antico fontanile, le lavandaie riemergono dal passato: curve sui loro catini, con le mani consumate dal sapone e i volti illuminati da una luce antica, immortalate in un momento di faticosa ma intima condivisione. E poi il murales della donna che inforna il pane, concepito proprio per esaltare l’arte bianca tradizionale e l’importanza del pane nella cultura familiare cariatese.

Pochi passi più in là, l’ombra di un vicolo si apre su una bottega artigiana che non esiste più. C’è il maniscalco con il braccio sollevato, pronto a battere il ferro sull’incudine in una pioggia di scintille silenziose. Poco distante, una donna anziana china sul telaio, concentrata a tessere fili che sembrano legare il passato al presente. I dettagli sono così vividi che si può scorgere la trama dei vestiti e le rughe d’espressione che raccontano una vita di dignità e lavoro.
Nei murales più recenti, come Orizzonti e Ritorni, le pareti cieche dei palazzi letteralmente “svaniscono”. Al loro posto si aprono terrazze sognanti affacciate sull’azzurro intenso del Mar Ionio. Da queste finte finestre si sporgono giovani donne e anziani del paese: i loro sguardi, carichi di nostalgia e speranza, intercettano il nostro, rendendoci parte della loro attesa, come se stessimo aspettando insieme il ritorno delle barche dei pescatori all’orizzonte.
Ma Cariati non racconta solo questo: tra le pietre dei vicoli pulsa anche il riscatto sociale. Ci imbatteremo negli sguardi fieri e determinati delle raccoglitrici di olive, donne forti che con le mani nude e la schiena spezzata hanno lottato per i propri diritti, e hanno trasformato i muri del borgo in un manifesto di orgoglio e resistenza contadina.
Questi murales non coprono la storia di Cariati, la integrano. I colori caldi della terra, dei tessuti tradizionali e l’azzurro del cielo calabrese si fondono con il grigio della pietra locale e il bianco della calce. È un’esperienza che trasforma una semplice passeggiata in un dialogo sussurrato con le generazioni che hanno calpestato quegli stessi ciottoli secoli prima di noi.
Qui le pareti non dividono ma raccontano. È un viaggio tra vicoli e trompe-l’œil che ci fa battere il cuore e ci costringe a fermarci, a guardare da vicino, a respirare la storia.
Se ami i borghi che sanno ancora di autenticità, questo angolo di Calabria ti sta aspettando.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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