Buongiorno!
Ci sono momenti nella vita in cui tutto sembra crollare. Momenti in cui un imprevisto, un fallimento, una malattia o un dolore improvviso ci colpiscono così duramente da lasciarci a terra, immobilizzati. In quei momenti, guardiamo le pareti che ci circondano e ci sentiamo prigionieri. Ci sentiamo impotenti, convinti che la nostra storia sia finita lì, travolta dal grigiore e dalle macerie.
Oggi voglio parlarvi di una ragazza di diciotto anni che nel 1925, a Città del Messico, vide la sua vita andare in frantumi. Un terribile incidente d’autobus le spezzò la colonna vertebrale, le gambe, il bacino. Quella ragazza era Frida Kahlo, la meraviglia di oggi.
I medici la ingessarono dalla testa ai piedi. Fu costretta a rimanere immobile a letto per lunghissimi mesi, in preda a dolori lancinanti. Chiunque al suo posto si sarebbe arreso al ruolo di vittima. Chiunque avrebbe guardato quel soffitto bianco piangendo per il proprio destino spezzato.
Ma Frida possedeva un superpotere: la capacità di seminare meraviglia proprio lì dove gli altri vedevano solo disperazione.
Chiese a sua madre di installare uno specchio sul soffitto del suo letto a baldacchino. Prese dei pennelli, dei colori accesi e iniziò a usare l’unica cosa che riusciva a vedere: se stessa. Disse una frase che è un urlo di libertà: «Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio».
Frida Kahlo non ha aspettato che la tempesta passasse. Ha deciso di dipingere dentro la tempesta. Ha preso quel letto d’ospedale, che doveva essere la sua prigione, e lo ha trasformato in un intero universo d’arte vibrante, riversando sulla tela i gialli caldi, i rossi fuoco e la cultura della sua terra. Ha seminato bellezza sulle sue stesse ferite.
Oggi la sua arte è immortale. Perché non ha nascosto il dolore: lo ha preso, lo ha guardato in faccia e lo ha trasformato in un capolavoro.
Questa storia, oggi, parla a ciascuno di noi.
Qual è il letto d’ospedale che ti blocca in questo momento? Qual è la difficoltà che ti fa vedere tutto grigio?
Non importa quanto sia pesante il gesso che ti porti addosso o quanto sembrino strette le pareti della tua situazione attuale. Tu hai ancora in mano i tuoi pennelli. Hai ancora la tua mente, il tuo coraggio e la tua unicità.
Non serve piangere sulle macerie. E non serve nemmeno aspettare le condizioni perfette per iniziare a vivere, a creare o a lottare. Prendi le tue ferite e usale come una tela. Prendi i tuoi momenti più bui e riempili con i colori più accesi della tua determinazione, passione ed entusiasmo.
Dobbiamo essere come Frida. Non subiamo la nostra prigione: trasformiamola nel nostro capolavoro.
Andiamo là fuori e facciamo fiorire il nostro deserto.
Questa storia e tanto altro fanno parte della mia prossima creatura, ancora in gestazione: “Botanica delle cose piccole – Il manuale del giardiniere invisibile”.
Serena giornata!
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliiardi
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