Questo collage di Poppy Spring contiene una frase famosissima tratta da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry: Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di loro se ne ricordano.
Dietro quel “ma pochi di loro se ne ricordano” si nasconde uno dei malesseri più silenziosi e diffusi dell’essere umano: l’amnesia dell’anima.
Non dimentichiamo le date, i volti o i fatti dell’infanzia. Quello che smarriamo per strada è il modo in cui guardavamo la vita. Diventiamo tutti dei profughi che hanno dimenticato la lingua della propria terra natia: la lingua della meraviglia.
Quando eravamo bambini, una pozzanghera non era acqua sporca, era un oceano da esplorare. Un cartone vuoto era un’astronave. Avevamo il superpotere di parlare con gli animali e di trovare la magia in un sasso lucido. Il tempo non era un conto alla rovescia ma uno spazio infinito da riempire di giochi.
Poi, accade qualcosa. La società ci prende per mano e ci sussurra che per essere “fatti bene” dobbiamo smettere di sognare a occhi aperti. Ci impone la camicia di forza della logica e dell’efficienza. Lentamente, l’incanto si spegne: la pozzanghera diventa solo un fastidio che inzuppa le scarpe; le stelle non sono più desideri accesi nel cielo ma corpi celesti distanti; il tempo si trasforma in un tiranno con le lancette, un’agenda piena di scadenze e doveri.
Diventiamo sonnambuli in un mondo di cemento, convinti che accumulare cose e rincorrere il successo sia l’unico modo di vivere. Guardiamo il mondo attraverso il filtro dell’utilità: “A cosa serve?” sostituisce il magico “Cosa potrebbe essere?”.
Ricordarsi di essere stati bambini non significa essere infantili o fuggire dalle responsabilità. Significa conservare il fuoco. Significa ricordarsi che, sotto la maschera seria dell’adulto che paga le bollette, c’è ancora qualcuno capace di commuoversi per un tramonto, di fare una domanda ingenua ma profondamente vera e di credere che l’impossibile sia solo qualcosa non ancora tentato.
Diventare adulti è inevitabile Dimenticare di meravigliarsi è una scelta.
Custodiamo il nostro bambino interiore: è la parte più saggia, autentica e coraggiosa che abbiamo. Perché l’essenziale resta invisibile agli occhi di chi ha smesso di sognare.
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Letizia Guagliardi
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