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Terzo viaggio nella Belle Époque e questa volta ci soffermiamo su un altro accessorio della moda femminile: i corsetti.

Si diffusero in Europa durante il Rinascimento. All’inizio li indossavano soltanto le dame dell’alta società. Nel corso del tempo i modelli cambiarono molte volte ma la loro struttura di base restò praticamente sempre la stessa: un corpetto in tessuto con armatura in stecche di balena che poteva coprire tutto il torace o solo la vita e si stringeva tramite dei lacci. Una vera tortura, come si può vedere in questa incisione intitolata ‘La moda viene prima della comodità’ (1777, British Museum, Londra).

Anche il modo di indossarli rimase immutato: non andava portato a diretto contatto con la pelle ma messo sopra la camicetta perchè non era facile lavarli. In questo quadro di José García Hidalgo del 1679, la regina Maria Luisa di Orléans sotto il vestito indossa un corsetto in ferro (forse non sorrideva per questo).
Erano riservati solo alle occasioni importanti, soprattutto i modelli più elaborati, perchè questi “strumenti di tortura” rendevano rigidi i movimenti, quindi niente lavoro fisico. Ben presto, però, si diffusero modelli più adatti alla vita quotidiana, con lacci esterni e senza stecche, cosi potevano permetterseli anche le donne lavoratrici e le contadine. Erano meno rigidi e sostenevano il seno e la schiena, evidenziando il profilo femminile senza ostacolare i movimenti. Ignacio Mariano Martínez de Galinsoga, medico di Maria Luisa di Parma, moglie di Carlo IV di Spagna, scrisse un trattato intitolato Dimostrazione meccanica dei disturbi provocati dall’uso dei bustini (1784), per dimostrare che questo indumento causava problemi di salute alle donne di classe elevata. Qualche decennio più tardi il sociologo statunitense Thorstein Veblen affermò che era «uno strumento di deformazione» che mirava a «ridurre la vitalità della persona e a renderla inadatta al lavoro».
Nella Belle Époque, i corsetti continuarono a modellare il corpo femminile creando la desiderata silhouette a clessidra, anche se con una linea meno estrema rispetto all’epoca vittoriana. Il seno era sempre sollevato e la vita stretta era sempre accentuata: erano fondamentali per ottenere la postura elegante e la forma del corpo richieste dalla moda del tempo, con una vita che si restringeva notevolmente rispetto ai fianchi e al seno. Comunque, una vera prigione, fisica e simbolica. Finalmente, negli anni ’20 del secolo scorso, le flappers, le giovani donne emancipate note per il loro stile di vita ribelle e anticonformista, con i loro abiti a sacco e il rifiuto della vita stretta, furono tra le prime a contestare apertamente questo capo. Negli anni ’60 e ’70, con l’avvento del femminismo, diventò solo un ricordo del passato.
Grazie, flappers! Grazie a voi ora possiamo respirare liberamente, vestirci come vogliamo e, soprattutto, molto più in fretta.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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