Ormai Halloween è passato ma parlarne oggi potrebbe servire per riflettere sulle cose che si fanno per superficialità, per ignoranza, per abitudine e per superstizione. Martin Luther King diceva: “Nulla al mondo è più pericoloso di un’ignoranza sincera e una stupidità coscienziosa.”
Oggi occupiamoci di Halloween ma teniamo presente che ci sono anche altri riti di massa molto più pericolosi. I free party o rave party, per esempio, cioè le feste illegali, prive di licenze e autorizzazioni, che spuntano – di notte – nei boschi, nelle fabbriche abbandonate e in altri posti simili.
Nei giorni precedenti si sono messe in atto le varie strategie: i film, le serie TV, i giochi, i fumetti e persino i cartoni animati sono stati sul genere macabro/horror; nei negozi un vasto assortimento di costumi da streghe, fantasmi, vampiri e altri esseri mostruosi, teschi, pipistrelli, ragni, scheletri, zucche intagliate e accessori orripilanti di vario tipo. Valanghe di caramelle a tema e dolcetti di varie forme (ma fanno tutti ribrezzo solo a guardarli). I colori sono stati il viola, il nero e l’arancione. Ci sono state anche delle feste per “la terrificante notte di Halloween“, individuata dai satanisti e dai seguaci della magia perché propizia alla pratica magica. Di notte, per forza, perché il sole – che è vita – non c’è e quindi, con il favore delle tenebre, si possono infrangere tutti i tabù e tutti gli eccessi sono concessi.
Halloween= All Hallow Eve significa “vigilia di tutti i santi”, quindi la sera del 31 ottobre. Anni fa questa “festa” è stata importata come fenomeno commerciale, un’opportunità per incrementare la vendita di costumi, maschere e gadgets vari. Poi, anno dopo anno, si è trasformata diventando sempre più macabra, una gara a chi esalta di più l’horror, a chi riesce a impressionare di più. E così si offre ai bambini e ai ragazzi la possibilità di poter acquistare teste mozzate, facce piene di sangue e costumi che riproducono corpi deformi. Non ci sono più le festicciole di una volta. Nelle discoteche le scenografie sono state un tripudio di idee per rappresentare al meglio il male: ragnatele, pipistrelli e teschi dappertutto, effetti sonori in chiave horror, carillon e risate inquietanti, lamenti e ululati. Tutte promettevano il massimo del divertimento e dei brividi con costumi e travestimenti da far accapponare la pelle, ritmi infernali e musica ultraterrena. La magia e l’horror, dunque, presentati ipocritamente come divertimento. E da qui alla manipolazione di molti giovani e l’istigazione a pratiche occulte molto più serie il passo può essere davvero breve. Si procede per gradi, naturalmente, a seconda che ci si trovi di fronte una persona dotata di sano buon senso o di una coscienza annacquata.

Vista la situazione attuale, con quello che sta avvenendo nel mondo (conflitti, disastri climatici, emergenze umanitarie e così via) abbiamo davvero bisogno di celebrare la morte, e in modo così grottesco, per giunta? La maggior parte delle persone segue le tendenze (questa è quella più recente) senza chiedersi se ha senso o no. Molti minimizzano:
- è una festa come Carnevale, solo che cambiano il tipo di vestiti, il trucco e gli accessori vari;
- non ci vedo niente di male, i bambini si divertono un po’;
- è solo un’americanata, un modo di fare marketing;
- è solo un modo divertente per esorcizzare la paura della morte.


Ma Halloween è davvero un’americanata, una ricorrenza innocua, banale e divertente?
In realtà, questa festa non viene dall’America. Già in Italia, tantissimi anni fa, si celebrava la ricorrenza di Ognissanti. Soprattutto nel sud Italia, le porte delle case si tenevano aperte e si lasciavano le tavole imbandite perché si credeva che quella notte le anime dei morti vagavano e si offriva loro del cibo (oggi, invece, dolcetti e caramelle). Un modo per tenersele buone e per scacciare la malasorte. Questo scimmiottare le abitudini americane di travestirsi, di guardare insieme film horror e poi di andare a bussare alle porte dei vicini di casa esclamando <Treat or tricks> (dolcetto o scherzetto, secondo l’usanza anglosassone) ha preso piede da noi agi inizi degli anni ’90 (perché a noi piace copiare tutto quello che viene da altri Paesi e adagiarci dolcemente sull’indolenza e sulla passività).
In Italia c’era l’abitudine (per i cattolici) di andare al cimitero, poi in chiesa per la messa. Poi è arrivato Halloween che è certamente più divertente! Soprattutto, fa guadagnare un sacco di soldi. Ormai è diventato un grande business economico che arricchisce sempre di più gli speculatori.
Viviamo in una società dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidità. (Tom Hanks)
Stiamo attenti: non tutto ciò che sembra divertente ci fa stare bene. Non abbassiamo la guardia: l’idea che “così si esorcizza la paura della morte” è solo un pretesto. Siamo consapevoli: prendere in giro la morte vestendosi da scheletri, fantasmi e zombie è molto triste. Piuttosto, bisognerebbe andare oltre la superficialità con cui si accetta di tutto, purché “di moda”.
La nostra società è già molto povera di contenuti, perché aggiungerci anche questo, che è vuoto come le zucche che sono state intagliate per questa occasione?
Ogni genitore e insegnante dovrebbe cogliere l’occasione di Halloween per fare una riflessione con i propri figli/alunni su cosa rappresenta in realtà, per parlare dei valori positivi e dei comportamenti morali che ci edificano (e non di quelli che ci distruggono) e per distaccarci dall’aspetto commerciale che ha assunto.
La Bibbia, naturalmente, non può menzionare Halloween ma riporta un versetto che ci è molto utile:
“Non rivolgetevi agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro” (Levitico 19:31)
A proposito, i “santoni” e i “sensitivi” proliferano.
E anche Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, scrive: “Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni”.
La luce e la tenebra non vanno mai mischiate:
“qual comunione v’è fra la luce e le tenebre?” (2 Corinzi 6:14).
Davvero nessuna. Halloween non è il Carnevale e la morte non si può deridere.
Mi rendo conto che non è facile andare controcorrente ma, almeno, si può non alimentare nei bambini la cultura del male, dell’odio e della malvagità, si può non accompagnarli a comprare il vestito più orrendo possibile e si può spiegare che gli eccessi fanno sempre male. Sono belle e divertenti, invece, le feste con la loro musica preferita, con giochi e cacce al tesoro, con buffet di dolci e golosità varie.
Per concludere: perché tante…zucche vuote? Si può andare oltre il “Ma dai! Che c’è di male“?
Insomma…abbiamo davvero bisogno di Halloween e di altre feste dell’ignoranza?!
Letizia Guagliardi
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