Torino… antica capitale del regno sabaudo dall’aspetto regale, culla del Risorgimento e teatro di grandi eventi storici per l’Italia. Ecco come l’ha definita il Wall Street Journal:
“Elegante, perbene. Dietro quella facciata austera c’è una prorompente vitalità, un cuore pulsante creativo e frizzante che ne fa una città unica e diversa dal resto d’Italia”.
E così, approfittando del ponte del 25 aprile, ci sono andata e questo è il mio diario di viaggio.
Prima tappa: la reggia di Venaria Reale, una delle residenze sabaude parte del sito seriale UNESCO iscritto alla Lista dei Patrimoni dell’Umanità dal 1997. Fu progettata dall’architetto Amedeo di Castellamonte su commissione del duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera torinese. Successivamente fu ingrandita con innumerevoli corpi edilizi ed edifici dove lavorò anche Filippo Juvara, il più importante architetto di casa savoia. Nel 2019 il giardino della Reggia è stato eletto parco pubblico più bello d’Italia. E proprio oggi, qui alla Venaria, si riunisce per due giorni il G7 su Clima, Energia e Ambiente.


Seconda tappa: il Parco del Valentino. Lungo le rive del fiume Po, è uno dei parchi più antichi di Torino dove respirare aria fresca e passeggiare fra i viali, a piedi o in bicicletta, lontani dal caos cittadino. Il parco vanta un notevole patrimonio floristico e arboreo, con circa 1800 alberi ad alto fusto e una ricca avifauna, con tante specie di uccelli locali che ben si adattano all’habitat fluviale come aironi e germani reali. E ho incontrato anche alcuni simpaticissimi scoiattoli!



Terza tappa: il Palazzo Reale, la prima e più importante tra le residenze sabaude in Piemonte, teatro della politica degli Stati sabaudi per almeno tre secoli. È collocato nel cuore della città, nella Piazzetta Reale adiacente alla centralissima Piazza Castello, da cui si dipartono le principali arterie del centro storico: via Po, via Roma, via Garibaldi e via Pietro Micca. Rappresenta il cuore della corte sabauda, simbolo del potere della dinastia. Con un biglietto unico ho visitato il Palazzo Reale (Appartamento dinastico al primo piano nobile), l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità (Sezione Torino).

















Quarta tappa: la Mole Antonelliana, così chiamata dal nome dell’architetto che la concepì, Alessandro Antonelli. Fu iniziata nel 1863, quando Torino era capitale del neonato Regno d’Italia e completata in piena Belle Époque nel 1889, lo stesso anno in cui venne poi inaugurata la torre Eiffel. Nel cuore di Torino, è più di un semplice edificio: è un simbolo di innovazione architettonica e di orgoglio nazionale. Destinata in origine a diventare una sinagoga, la sua costruzione ha segnato l’inizio di un viaggio straordinario che ha visto l’edificio trasformarsi in un punto di riferimento culturale per la città e per l’Italia intera. Oggi ha un’altezza pari a 167,5 metri ed è sede del Museo del Cinema di Torino.


Ho percorso anche le gallerie coperte, le affascinanti gallerie che ricordano i tipici “passages” di Parigi. Infatti, sono dei “passaggi” tra i palazzi, coperte da vetri che lasciano passare la luce del sole illuminando i bellissimi interni. A Torino ce ne sono tre: la Galleria subalpina, la Galleria Umberto I e la Galleria San Federico. Al loro interno ci sono caffè e ristoranti dove fermarsi per una dolce pausa.



E a proposito di dolce pausa, ecco cosa gustare:
i gianduiotti, i piccoli cioccolatini a forma di prisma allungato e incartati singolarmente in carta dorata o argentata. Sono nati nel 1806, quando i cioccolatieri torinesi inventarono il “gianduja”. Il cacao, infatti, a causa del blocco imposto a Napoleone, era diventato una merce scarsa e quindi costosissima ma molto ricercata. Gli artigiani torinesi decisero quindi di creare un nuovo impasto utilizzando ridotte quantità di cacao e un ingrediente ai tempi presente in abbondanza, la nocciola tonda gentile della Langa. I gianduiotti fecero il loro debutto in società durante il Carnevale del 1865, distribuiti dalla maschera di Torino, Gianduja.

Il bicerin: è una bevanda calda tipica torinese bevuta soprattutto nelle stagioni fredde dell’anno per ristorarsi dal clima rigido della città. Ernest Hemingway ha inserito il bicerin nella sua lista delle 100 cose da salvare come patrimonio dell’umanità. Gli ingredienti sono: caffé espresso, latte, cioccolato fondente, panna fresca e zucchero. Dopo la visita al palazzo reale ne ho assaporato uno proprio nella caffetteria che ha l’ingresso dalla Corte d’Onore e si trova nelle antiche sale del Servizio di Frutteria, un luogo fin dal Settecento dedicato alla conservazione di porcellane pregiate.

Il bicerin mi è stato servito con le paste di meliga. Secondi gli storici le origini di questo biscotto sono antichissime e risalgono alla cultura contadina della zona di Mondovì, in provincia di Cuneo. I fornai, per far fronte all’aumento eccessivo del costo della farina, iniziarono a mescolarla con il fumetto di mais, la farina ricavata dal mais macinata finissima usata appositamente per i dolci e non per la polenta. In pratica, venivano prodotti con lo scarto della farina usata per fare la polenta.
Questa ricetta, improvvisata da mani esperte alla ricerca di una soluzione per far fronte a un momento di crisi, diede origine alle paste di meliga, un biscotto dal gusto friabile conferitogli proprio da questa particolare farina. Gli altri ingredienti sono: burro, zucchero, miele, uova e scorza di limone.

Tra i ristoranti in cui ho mangiato quello che mi ha affascinata – ça va sans dire – è stato il Barney’s del Circolo dei lettori. Questo circolo propone un’offerta ricca e diversificata di incontri ed eventi e mette quotidianamente a disposizione le proprie sale di lettura a chi cerca un posto tranquillo per studiare o lavorare nel settecentesco Palazzo Graneri della Roccia, in via Bogino 9, già sede del Circolo degli Artisti. Nato nel 2006, il Circolo dei lettori è un centro culturale dinamico, curioso e innovativo: presentazioni editoriali, incontri con grandi autori – italiani e internazionali – e di piccole case editrici, reading, spettacoli, confronti e dialoghi. Ritrovarsi intorno ai libri per condividere mondi e punti di vista, idee e passioni.







“Ah, ricordo un tramonto a Torino, nei primi mesi di quella mia nuova vita, sul Lungo Po … l’aria era di una trasparenza meravigliosa; tutte le cose in ombra parevano smaltate in quella limpidezza”. (Luigi Pirandello)
Anch’io conservo un bellissimo ricordo di questa incantevole città e, naturalmente, anche stavolta posso affermare con orgoglio: meravigliosa Italia!
Letizia Guagliardi
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