Per me il lato dolce del Carnevale è rappresentato dalle chiacchiere e dalle castagnole.
Le chiacchiere (o frappe nel Lazio, o bugie in Piemonte e in Liguria o cenci in Toscana) sono i dolci tipici di questo periodo. Molto semplici da preparare, sono buonissimi.

La ricetta per prepararli è la stessa in tutta Italia: base di pasta all’uovo friabile e sottile e dai bordi irregolari, frittura in olio abbondante e poi una spolverata generosa di zucchero a velo.

La mia curiosità mi ha spinta a ricercarne le origini e ho scoperto che le chiacchiere risalgono addirittura all’antica Roma, quando si celebravano i Saturnali, una festa molto simile al Carnevale di oggi. Durante questo periodo di banchetti e feste popolari si preparavano le frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla fra le strade della città. Apicio, uno dei più raffinati buongustai dei tempi antichi, descrive così la preparazione delle chiacchiere nel suo “De re coquinaria”: “Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele”.
E ora passiamo alle castagnole, anche queste antichissime. Il loro nome deriva dal frutto del castagno.

Questo dolce fritto, infatti, è presente nei ricettari del 1600 dei D’Angiò e anche in quelli dei Farnese dei primi del ‘700. All’epoca, queste palline di impasto fritto erano servite nelle grandi corti e cotte al forno, oltre che fritte nell’olio, e mangiate durante le feste natalizie fino al mercoledì delle ceneri. Ogni regione aveva la sua variante ma erano dolci apprezzati in tutta Italia e preparati con pochi e semplici ingredienti: uova, zucchero, burro, farina, un po’ di lievito e scorze di agrumi, essenza di vaniglia e qualche liquore aromatico.
Insomma, fra chiacchiere e castagnole, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Io consiglio di non scegliere affatto e di assaggiarli entambi. Sono deliziosi!

#almenounagioiaalgiorno
Buon martedì grasso!
Letizia Guagliardi
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