crescita personale

Ti trovi davanti a un muro?

Hai iniziato un progetto. Hai aperto un negozio, oppure hai deciso di frequentare con regolarità la palestra, o magari finalmente ti sei deciso a imparare seriamente una lingua straniera. L’idea l’hai testata, hai ponderato a lungo la sua validità e parti con tanto entusiasmo.

La partenza è andata benissimo, i clienti arrivano numerosi, stai facendo progressi nell’apprendere le strutture della lingua straniera, in palestra ci stai andando e già ti senti meglio ma, ad un certo punto… il MURO.

I clienti cominciano a diminuire. Studiare sta diventando sempre più difficile e stai iniziando a non vedere più chiaramente a che ti serve farlo. Non trovi più il tempo per andare in palestra. In pratica, sei arrivato davanti a un muro.

Primo consiglio che mi sento di darti: prima di iniziare qualsiasi cosa, metti in preventivo che, mentre prosegui, arriverai davanti a un muro. Il muro rappresenta il dubbio, l’incertezza e lo scoraggiamento. Il muro ci sarà sempre. Se lo metti in conto, sarai più preparato per affrontarlo.

Il muro non è una cosa negativa. Ci serve per fermarci, per fare il punto della situazione, per pensare a una nuova strategia. Proprio quando siamo davanti al muro dobbiamo attivare le nostre energie, soprattutto quelle nascoste, raddoppiare il nostro impegno e il nostro tempo. È proprio il muro che ci fa scoprire di cosa siamo capaci, quali sono le risorse a cui possiamo attingere, e come metterle in pratica. Perché questa è l’alternativa: o superi il muro o te ne torni indietro. Oppure, peggio ancora, ti siedi con le spalle appoggiate alla barriera che ti ostacola e il tuo livello di autostima si affloscia come un soufflé.

Il muro ci serve anche per capire se il nostro progetto vale davvero tutto quello che ci investiamo (tempo, impegno, denaro, responsabilità) o se, invece, è il caso di mollare.

E adesso il mio secondo consiglio: se hai la certezza che ti conviene continuare, il muro ti dà la possibilità di farlo. È come il pit-stop alle gare automobilistiche: una sosta per recuperare forze ed energie, per rifornirsi di carburante, per cambiare le ruote. “Pit” significa “infossare”, quindi si tratta di “riparare” dentro uno spazio protetto – nel nostro caso lo spazio protetto è quello fra il percorso già fatto e il muro che ci sta davanti. È qui che ci riforniamo di nuove risorse, quelle che aumenteranno la nostra capacità di avere successo.

Non è bello trovarsi davanti a un muro, te lo dico per esperienza, però esserne consapevoli aiuta a trovare il giusto modo (magari proprio con un ombrello che ci solleva, come nella foto sopra) per passare dall’altra parte e proseguire fino al traguardo.

Bea https://booka book.it/libri/ti-scrivo-abbracciarti/ inizia un progetto, tutto procede per il meglio poi…il muro.

Tutto quello che aveva programmato subisce una sosta. Troverà di nuovo la forza e la serenità mentale per scorgere il passaggio che potrebbe farle oltrepassare il muro?

La campagna di crowdfunding prosegue. Se vuoi saperne di più clicca sul link sopra. Grazie davvero ai tanti che già ne hanno ordinato una copia!

Letizia Guagliardi

2 commenti

  1. L’argomento do oggi è molto interessante perché “il muro” nella vita si incontra sempre… Certamente l’ostacolo deve essere superato per andare avanti… Non è importante l’origine del muro se dipende dalla persona di fronte al muro: dubbio, ripensamento o paura sono leciti. La cosa particolare è che a volte ci si trova davanti ad un muro creato volontariamente da altri… E qui cominciano i guai e seri… E penso ai tanti casi in cui per distrazione, interessi, connivenze chi dovrebbe fare non fa, chi dovrebbe dire la verità non la dice, chi dovrebbe vedere guarda volontariamente da un’altra parte. Nella storia del nostro paese i casi non mancano… Giusto per fare esempi: strage di Bologna e volo Italia caduto in mare ad Ustica…Ed ancora I parenti piangono o loro cari.
    Ma il tema del muro lo trattò anche il grande Toto’ solo che usò un termine diverso per il suo film… Il caporale. Tralascio il racconto del film che sicuramente ricorderete… La considerazione associata è che il il caporale di turno erge il muro per il povero Toto’…
    Personalmente mi è ritornato in mente un episodio del servizio militare prestato tanto tempo fa… Durante l’addestramento, in un caldissimo pomeriggio simile a quelli dell’agosto passato, il caporaletto di turno portò il plotone di cui facevo parte in una zona al fresco in caserma. Ironia della sorte davanti a noi c’era un muro che il caporale non vedeva volgendo ad esso le spalle… A questo punto… chissà mai perché… Chiese dove avremmo preferito essere in quel preciso momento…
    Le risposte furono per molti facilmente immaginabili: al mare, con la fidanzata, a casa e similari… Arrivò il mio turno e risposi… Oltre il muro… Rimasero sorpresi… Ma non potevano capire che all’inizio del mio servizio militare avevo sentito il rumore del portone di metallo che si chiudeva alle mie spalle ed avevo capito che per un anno i miei pensieri, le mie cose e la mia libera determinazione erano parcheggiate oltre il muro.
    Buon inizio per chi domani docenti e studenti va a scuola.

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