crescita personale I libri sono pericolosi

Le piccole e le grandi donne contro il Coronavirus

LE PICCOLE GRANDI DONNE

Le riconosci? Sono le quattro sorelle March, protagoniste del libro “Piccole donne” scritto nel 1868 da Louisa May Alcott e, ancora, incredibilmente attuale.

Mi sono divertita a disegnarle e non so se le ho caratterizzate al meglio,  quindi ne ho scritto il proprio nome accanto.

Quando leggevo il libro, da bambina, mi immedesimavo in Jo, la più ribelle e creativa. Lei sogna di diventare una scrittrice e con forza e determinazione ci riesce. A volte, però, mi sentivo come Meg, la maggiore, responsabile e pronta a sostituire la madre in casa quando lei esce. In altri momenti ero Beth, la sorella timida e riservata, che ama suonare il pianoforte e stare in disparte a guardare il piccolo mondo intorno a sè. E poi c’erano i momenti in cui prevaleva Amy, frizzante e vanitosa, che ama dipingere e sogna di diventare un’artista e di girare per il mondo.

Non so se ci hai fatto caso: ognuna di noi, soprattutto in questo periodo di Coronavirus, non sente di essere a volte Jo, altre volte Meg e anche Beth e Amy?

La mattina quando ti alzi, per esempio, ti senti Jo, piena di energie e combattiva, pronta ad affrontare la giornata, sapendo che ci saranno di nuovo le comprensibili difficoltà e i piccoli o grandi problemi ad aspettarti? E magari sei anche disposta a ribellarti se lo reputi giusto?

Nel corso della mattinata, ti senti come Meg? Senti il peso delle tue responsabilità – di figli, di lavoro, di genitori anziani?

E nel pomeriggio, non ti senti, come Beth, fremere dalla voglia di appartarti in “una stanza tutta per te”, in un piccolo scampolo di tempo e in un minuscolo angolo della tua casa in cui leggere, meditare, pregare, cantare, ascoltare musica, suonare… in cui niente e nessuno entra e richiede la tua presenza?

E poi, verso sera, senti Amy dentro di te, quella che ama disegnare, dipingere, imbrattarsi le mani e il viso di colori, inventare ricette creative ai fornelli, riutilizzare oggetti che, prima, non ci pensava due volte a buttare nel secchio della spazzatura? Che sogna di indossare, un giorno, quella collana stupenda che aveva comprato… prima? Che programma di fare un viaggio, o anche solo di andare al mare o di fare una passeggiata in un prato, in un parco, su un sentiero di montagna?

Io credo che in ogni donna convivano tutte e quattro le personalità delle sorelle March e che una prevalga sulle altre. Tutte insieme, in sinergia, collaborano a fare di ognuna di noi una persona unica, speciale e preziosa e questa emergenza, come tutte le altre precedenti, le sta chiamando all’appello ogni giorno, con più frequenza e più urgenza.

Penso alle donne che lavorano negli ospedali, nelle case di riposo e nei laboratori di ricerca sottoposte, più di prima, a maggiori responsabilità e a maggiori rischi.

Penso alle donne che non hanno mai smesso di lavorare nelle aziende e nelle fabbriche per garantire la continuità della produzione di beni e servizi essenziali.

Penso alle donne delle Forze dell’ordine e delle Forze Armate che, soprattutto in questo periodo, hanno il compito – piuttosto difficile – di far capire (a chi ancora fa finta di ignorare) che è fondamentale il rispetto delle regole per contenere il diffondersi del contagio.

Penso alle insegnanti che, sole davanti a un computer, devono mantenere i contatti con i propri studenti (e non solo dal punto di vista didattico), gestire al meglio l’insegnamento a distanza, destreggiarsi fra correzioni di compiti inviati dai propri alunni tramite Classroom, via email o Whatsapp (non ancora con i piccioni viaggiatori ma poco ci manca), videocollegamenti per Collegi docenti e Consigli di Classe.

Penso alle donne che ora stanno lavorando da casa, alle prese con uno Smart Working che sarà pure intelligente ma, sicuramente, è anche molto esigente.

E penso a tutte queste donne (me compresa, ovvio) che, contemporaneamente, sono anche mogli, madri e figlie, lavoratrici e casalinghe.

Penso, per esempio, a quella donna che, mentre sta preparando una videolezione per una delle sue classi al suo computer, viene richiesta da suo figlio che, giustamente, vuole fare merenda o vuole un aiuto per svolgere un esercizio di matematica o addirittura, deve collegarsi anche lui con un suo insegnante e ha bisogno proprio di quel computer.

Penso a quella donna che, mentre sta somministrando un farmaco a una paziente, deve incoraggiare la paziente che è nel letto accanto e, nel frattempo, a casa ha qualcuno che non vede da parecchio tempo, costretta com’è a fare turni interminabili.

Penso a quella donna che, mentre sta lavorando in videoconferenza con i suoi colleghi, viene interrotta spesso da qualcuno o da qualcosa perchè la sua casa è piccola e non ha uno spazio appartato ma un soggiorno in cui transitano bambini, o adolescenti, o cagnolini o gattini o tutti loro insieme.

Penso a quella donna che, già prima della reclusione in casa, era soggetta alle violenze fisiche e verbali del marito e che ora, causa la rabbia alterata dalla continua convivenza, soffre e sopporta ancora di più.

Penso a quella mamma che, dal 4 maggio, ritornerà al lavoro e sta pianificando, da vero stratega, come sistemare nel modo più opportuno (e anche più economico)  i propri figli – che dovrebbero andare all’asilo o alle elementari – e che invece rimarranno a casa.

L’elenco delle donne a cui sto pensando ora che sto scrivendo potrebbe allungarsi ancora ma non è necessario, perchè la cosa più importante da ricordare è che ognuna di noi sta dimostrando, ancora di più, che la forza, la determinazione, la dolcezza, la sensibilità, la creatività, la fantasia, il coraggio e la resistenza che possediamo ora si stanno confermando, più di prima, necessari e indispensabili.

Che tu ti senta prima Jo e poi Beth, oppure prima Amy e poi Meg, ricorda che sei una grande donna. Soprattutto, tieni in vita  la piccola donna (frizzante, creativa e sognatrice) che, da quando sei nata, è dentro di te. Lasciala libera di esprimersi: se sorride lei, sorriderai anche tu. Se vuoi leggere “Piccole donne” e “Piccole donne crescono” fai click qui

Letizia Guagliardi

 

6 commenti

  1. Grazie Letizia di avermi ricordato della piccola Amy…in questo momento mi sento tutte le altre ma ho accantonato la piccola Amy…. cercherò di dedicarle un po’di spazio in queste lunghe giornate. Buona domenica a tutti

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  2. Sempre belli e avvincenti i tuoi post…è vero che essere donna significa fa convivere dentro la comprensione, l’ amore, la dedizione, la passione, la professionalità, la responsabilità di essere madre, moglie e lavoratrice ! Benché lavori con i più piccoli (scuola primaria), anch’ io mi ritrovo in questi giorni ad avere a che fare con video-lezioni e restituzione di compiti corretti ! Ed è un doppio confronto perché essendo bimbi di prima elementare, passa tutto per il tramite dei genitori! Questa emergenza sanitaria ci ha costretto a misurarci improvvisamente con potenzialità che forse neanche sapevamo di avere ! Ogni giorno dobbiamo riscoprire una parte di noi stesse: la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza, dobbiamo conciliare la vita professionale con quella personale e ritagliare anche un po’ di tempo per noi stesse, per fare il solo punto della situazione o meglio poter riflettere ed elaborare quanto ci sta accadendo ! La “resilienza” è un aspetto che dovrebbe caratterizzare noi donne in modo importante, con una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà; la “speranza” è un sentimento trasversale che, invece,
    ci accumuna ! Ecco perché, come dici tu, siamo tutte e quattro le sorelle nell'”arco della stessa giornata perché esprimiamo sentimenti diversi, dettati dal ruolo che stiamo ricoprendo in quel momento, dal carico che ci sentiamo addosso, dalle emozioni che proviamo nel trovarci a vivere una situazione che non avremmo mai pensato potesse essere tale ! Le sorelle sono sempre attuali perché attuali sono i sentimenti e le complessità interiori che rappresentano; elle sono diverse sfumature dell’essere donna!
    Se la guerra ha sottratto alle sorelle March la precedente agiatezza, essa non scalfisce le loro passioni e il loro temperamento. La stessa cosa deve essere adesso per noi: questa pandemia, che è come una guerra invisibile, non deve scalfire il nostro temperamento che è chiamato ad essere più forte di prima nelle dinamiche psicologiche, fisiche, professionali e sociali, che sono l”essenza della nostra stessa vita !

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    1. Bellissimo e pieno di altre riflessioni il tuo commento, Maria Antonietta! Soprattutto mi piace quando rilevi che la guerra (e non dimentichiamo che in quel periodo ci fu anche un’epidemia di colera), loro persero la precedente agiatezza ma non le loro passioni e il loro temperamento. Questo sta a significare che ciò che ci sta a cuore non dobbiamo farlo dipendere dalle circostanze esterne.

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  3. 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 23 Or io faccio questo per l’evangelo, affinché ne sia partecipe anch’io. PRIMA lettera ai corinzi cap 9.Stamattina appena ho letto il tuo post il Signore mi suggeriva questi versi di scrittura.È Paolo apostolo che sta parlando ma prima di lui è stato Gesù che si è fatto come me e te nei vari momenti emotivi :gioia dolore sogni paura ansia responsabilità futuro presente buio luce….basta!!!È tempo di lasciare fare a Dio e cercarlo in qualunque personaggio al momento ti ritrovi puoi dire con me :sono una piccola donna o un piccolo uomo ma ho tanto bisogno di te Gesù perché sento e comprendo che non posso fare a meno di te sia oggi che in eterno e so che tu sei venuto quaggiù per cercare e salvare (soccorrere)chi si sente perduto e passa continuamente da un personaggio ad un altro ti prego aiutami a trovare in te la mia stabilità emotiva e spirituale.Grazie Gesù perché so che tu mi aiuti sempre.

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  4. Profondo anche il tuo commento, Antonio, che apre ad altri punti di vista. Comunque nel mio post non mi riferivo a personaggi, ma ai diversi temperamenti che, in senso positivo, convivono insieme a noi. Grazie!

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