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Se l’è cercata?

la casta susanna e i due vecchioni-
“La casta Susanna e i due vecchioni” (Daniele 13: 1-64)

Eravamo in tanti lunedi 25, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: bambini, ragazzi, genitori e docenti delle scuole di Corigliano-Rossano, e i rappresentanti del Centro Antiviolenza Fabiana Luzzi, dell’Associazione Mondiversi, dell’Associazione “Mani in Alto” e dell’Associazione “Mondididonna”. Io c’ero con una delle mie classi – la 5 A Elettronica (dell’ITI “E. Majorana” di Rossano, con la Dirigente dott.ssa Pina De Martino). Tutti riuniti nella Scuola Media “da Vinci” per discutere i più comuni pregiudizi e stereotipi sulle donne e per evidenziare che la mancanza di rispetto, la rabbia e la frustrazione sfociano spesso nella violenza verbale o addirittura fisica.

Per ribadire, soprattutto, che la scuola e la famiglia devono unirsi e collaborare affinchè il rispetto e l’amore possano essere trasmessi, con l’esempio, fin da bambini. È da quell’età che si deve iniziare a prevenire i pregiudizi sulle donne. Eccone alcuni, secondo un sondaggio ISTAT, i cui risultanti choc sono stati resi pubblici proprio due giorni fa:

  • il 23,9% pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire;
  • il 6,2% della popolazione è convinto che “le donne serie” non vengono violentate;
  • il 7,4% ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato o flirtato con un altro uomo;
  • il 6,2% pensa che sia normale che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto;
  • quasi il 18% ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare della propria moglie o compagna.

La cosa che più mi è piaciuta di questa manifestazione è che non ci si è limitati a pronunciare o a far vedere la mano con su scritto, con pennarello nero: IO DICO NO.

Ogni scuola che ha aderito ha portato un personale contributo, attraverso alcuni studenti, per mettere in risalto che la violenza deriva dall’ignoranza, cioè dal non sapere cosa significa essere amati e amare; dal non aver mai ricevuto, fin da piccoli, gesti d’affetto e di fiducia; dal non conoscere i valori dell’uguaglianza e della parità dei diritti.

Per questo è opportuno che ogni bambino, crescendo, possa vedere intorno a sé adulti che si amano e imparare a rispettare se stesso e gli altri.

Allo stesso tempo, la bambina deve crescere con la consapevolezza che: 1) ha un valore, un grande valore (il primo a valorizzarla deve essere suo padre); 2) nessuno deve arrogarsi il diritto di deprezzarla o sminuirla (padre, fidanzato, marito, datore di lavoro); 3) non deve subire e sopportare ma denunciare. Non deve avere la convinzione che “se l’è cercata“.

A questo proposito è stato commovente ed eloquente il dialogo fra Michele Sisca (studente dell’ITI “E. Majorana”) e Luciana Federico  (studentessa del Liceo Scientifico) che hanno proposto un testo scritto dalla Cortellesi.

È la storia di Valentina e Giorgio e dell’evoluzione del loro rapporto: da bambini, da adolescenti, da fidanzati e infine da coniugati.

MICHELE SISCA TESTO CORTELLESI

In questa foto Michele Sisca sta urlando a sua “moglie”:

“Tu forse non l’hai ancora capito che sei mia? Sei mia! E devi fare quello che dico io. È meglio che te lo metti bene in testa altrimenti non lo so come va a finire.”

Come potrebbe andare a finire lo intuiamo fin troppo bene.

Ognuno di noi ha il diritto di sapere com’è l’amore, quello vero, quello sano. Solo così siamo in grado di riconoscere quello che amore non è.

L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

                                                   L’amore non avrà mai fine

(I Corinzi 13:1-4)

Letizia Guagliardi

 

 

 

 

 

 

 

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