crescita personale scuola Teatro

“Ti ho trovato!” per pensare alla vita

vascello 27 marzo 2019

È stato pubblicato pochi giorni fa su Startup Italia Raccontare il bullismo, un articolo di Sara Riboldi dedicato alla scuola in cui insegno perché ha vinto il concorso “Scrivere il teatro”. Eccolo.

Raccontare il bullismo per batterlo. Online il bando del MIUR

‘Scrivere il teatro’

L’IIS E. Majorana di Rossano, dopo aver vinto il concorso del MIUR ‘Scrivere il teatro’, racconta la sua esperienza. Il 30 novembre il termine per partecipare al nuovo bando.

Un ragazzo che ha perso la madre, che non riesce a instaurare un dialogo con il padre e che è vittima di due bulli. Questa la storia vincitrice del bando 2019 ‘Scrivere il teatro’, promosso dal MIUR in collaborazione con il Centro italiano dell’International Theatre Institute. Lo spettacolo, ‘Ti ho trovato!’, è stato scritto, diretto e interpretato dagli alunni di V e di IV A Elettronica dell’IIS E. Majorana di Rossano (CS) al teatro Vascello di Roma Ti ho trovato! e per ben 4 volte al teatro Paolella di Rossano. E in questo anno scolastico gli studenti continuano nei loro laboratori di scrittura creativa, affrontando sempre temi sociali.

Nel frattempo, è uscito il nuovo bando rivolto alle scuole di ogni ordine e grado. E’ possibile presentare gli elaborati entro il 30 novembre. L’opera vincitrice sarà messa in scena dagli stessi studenti autori durante la celebrazione della giornata mondiale del Teatro 2020. Oltre all’opera vincitrice saranno anche selezionate altre tre opere, una per ciascun grado di istruzione, che metteranno in scena un estratto dell’opera stessa della durata massima di dieci minuti.

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Bullismo e difficoltà adolescenziali a teatro

 Bullismo e difficoltà adolescenziali. Tutti temi sociali che i ragazzi stanno provando a interpretare e a dare un loro significato. A dimostrazione del fatto che la scrittura e il teatro possano contribuire a supportare gli adolescenti nella comprensione di argomenti delicati e che li riguardano da vicino. La dirigente scolastica Pina De Martino, la professoressa e scrittrice Letizia Guagliardi –  referente del progetto – e i suoi studenti quasi non ci credevano, quando hanno ricevuto la telefonata da parte del MIUR che la loro opera era la vincitrice, fra circa 300 testi ricevuti. La professoressa Guagliardi spiega bene l’emozione provata: “Non ricordo molto di quella telefonata perché in classe, nel frattempo, ci fu un boato. Ricordo, però, le due lacrime che scesero sulle mie guance e gli sguardi dei miei alunni, un misto di gioia e di incredulità. Momenti impagabili, uno dei tanti che regala la scrittura fatta con impegno, passione e serietà”.

La realtà degli adolescenti sul palcoscenico

La storia, scritta e interpretata dei ragazzi dell’IIS E. Majorana di Rossano, è nata da una situazione reale, come sottolinea la professoressa Letizia Guagliardi: “Abbiamo preso spunto dalla realtà: un adolescente che ha perso la madre e vive un rapporto molto conflittuale con il padre, chiuso nel suo dolore e non più capace di prendersi cura di lui. Questo ragazzo frequentava la nostra scuola ed era amato e seguito da tutti noi. Ma poi, come avviene ogni volta che si va avanti a raccontare, la storia si è arricchita con altre situazioni, altri conflitti, altre matasse da dipanare”.

Il teatro per conoscersi

 E così il teatro diventa un modo per aumentare l’empatia e per comprendere più da vicino le difficoltà degli adolescenti, dal dolore al bullismo: “La bellezza di vedere dei personaggi di carta che sul palcoscenico diventano di carne e sangue e la bellezza di partecipare ai loro problemi, alle loro lotte, alle loro sconfitte e ai loro successi ha spinto  i mei 11 studenti a lavorare sulle sfaccettature del proprio personaggio, a fare attenzione al suo lato psicologico, a togliersi i panni di adolescente e indossare quelli di un figlio che soffre per la mancanza della madre, di un padre che per il dolore diventa alcolizzato, di due ragazzi che per noia diventano bulli, degli amici che capiscono il suo disagio e non lo abbandonano. Sono convinta che questa esperienza sia stata utilissima per i miei ragazzi. L’ho visto io stessa e se ne sono resi conto tutti, al nostro ritorno. Lo spettacolo ha fatto emergere aspetti di loro che non conoscevano, ha liberato molte emozioni che erano rinchiuse e aspettavano di poter uscire, ha messo in evidenza i punti deboli e i punti di forza. Ho visto i miei ragazzi con gli occhi lucidi davanti agli applausi del pubblico entusiasta. Anch’io avevo gli occhi lucidi e tremavo per l’emozione: li ho visti protagonisti sul palco e ora so che stanno imparando per esserlo anche nella vita”.

Ti ho trovato!’ per pensare alla vita

Il titolo, ‘Ti ho trovato!’, vuol dire tante cose.  Nel nostro copione “Ti ho trovato!” lo diceva la mamma del protagonista Giuseppe, quando lui da bambino, per gioco, si rifugiava in soffitta e la madre girava un po’ per casa, faceva finta di non sapere dove fosse finito e poi, finalmente, lo trovava lì. Poi lo dice la migliore amica di Giuseppe, Maria. Nel giorno dell’anniversario della morte di sua madre, lui si isola da tutto e da tutti e lei lo ritrova dopo averlo cercato per due giorni. E noi? C’è stato qualcuno che, almeno una volta nella nostra vita, ci ha detto sorridendo “Ti ho trovato!”? Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo avuto la netta sensazione che qualcosa di bello ci sussurrasse “Ti ho trovato!”? A volte, per esempio, le belle opportunità vanno in cerca di qualcuno che sappia riconoscerle ma ci sono persone che si nascondono o guardano da un’altra parte o hanno paura di rischiare e quindi non si fanno trovare. Facciamo in modo, invece, che tutto ciò che rende bella la nostra vita, che ci fa diventare migliori, che ci sprona a desiderare anche il bene degli altri (oltre al nostro) ci trovi sempre”.

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Fin qui l’articolo. Ora non mi resta che spronare altri studenti (con i loro docenti) a partecipare a questo concorso. Scrivere è una cosa magnifica che fa bene a se stessi e agli altri. Scrivere per il teatro è una formidabile opportunità.

Letizia Guagliardi

2 commenti

  1. Complimenti per idea e premio ottenuto. Il bullismo è una piaga che, secondo me, ha origini antiche. Un tempo si preferiva parlare di carattere forte o di personalità dominante…per non dire di personcine arroganti e prepotenti. In ambienti dove prevaleva la gentilezza diffusa forse i bulli odierni si sarebbero mimetizzati per sopravvivere. Ma ai nostri giorni la gentilezza è scambiata per debolezza…e la prepotenza è l’anticamera del bullismo e della sua versione digitale: cyberbullismo.
    Entrambi vanno fermati perché viaggiano nel tempo e se non si recupera l’alunno bullo un giorno ci si dovrà occupare fi un adulto stolker rispetto ad una donna, o mobyzzatore sul lavoro o addirittura piangere per un femminicidio…e ce ne sono già fin troppi.

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