#PerCosaMiMeraviglioOggi – L’ultimo bacio dell’estate, il primo abbraccio dell’autunno

Buongiorno!

Stanotte, in punta di piedi, è arrivato l’autunno. Esattamente alle ore 2:05, in Italia, c’è stato l’equinozio, la meraviglia di oggi. Il passo leggero del tempo: addio estate, benvenuto autunno!

Non ha portato una fine ma un invito a rallentare. È il segnale invisibile di un passaggio, il momento esatto in cui l’estate saluta e cede il passo alla nuova stagione.

L’autunno è il più grande artista della natura: dipinge i boschi di sfumature d’oro, rosso e rame e trasforma le foglie in piccoli capolavori che danzano prima di cadere.

Se l’estate è l’espansione, la festa e il viaggio verso l’esterno, l’autunno è l’intimità, il ritorno a casa e la cura di sé. È il momento perfetto per voltare pagina, raccogliere i frutti di ciò che è stato e prepararsi, nel calore delle piccole cose, a ciò che verrà.

L’equinozio d’autunno è l’istante in cui la Terra ritrova un magico, perfetto equilibrio. Il sole si posiziona esattamente sopra l’equatore, tagliando in due il globo con una linea di luce precisa: per un solo giorno, il giorno e la notte si dividono il mondo in parti uguali, regalandoci dodici ore di luce e dodici ore di buio.

Ma, al di là dei calcoli astronomici, l’equinozio è un profondo cambio di ritmo della natura:

i boschi e i parchi si accendono di tonalità calde (oro, arancione, rame e rosso mattone) mentre la clorofilla si ritira, svelando la vera essenza delle foglie prima che si lascino cadere; l’aria si fa più fresca e frizzante, portando con sé l’odore di terra umida, di funghi, di uva pigiata e di legna che, fra un po’, ricomincerà a bruciare nei camini; è il periodo del melograno, delle zucche, delle castagne e dei funghi; è la stagione dell’abbondanza racchiusa nei granai, il bilancio dell’anno agricolo che giunge al termine.

Nelle antiche tradizioni, questo momento rappresentava una soglia spirituale. Se la primavera ci spinge a fiorire verso l’esterno, l’autunno ci invita a fare il contrario: è il momento di rallentare, raccogliere i frutti di ciò che abbiamo seminato e prepararci a un periodo di accogliente e intimo riposo.

«L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore»

Questa frase di Albert Camus ribalta completamente la visione tradizionale di questa stagione, spesso associata alla malinconia, alla nebbia e al declino della natura. Il premio Nobel per la letteratura ci invita a cambiare prospettiva attraverso tre significati profondi:

Camus paragona il foliage autunnale alla fioritura primaverile. I boschi che si tingono di rosso, oro, arancione e ocra non stanno morendo ma stanno offrendo uno spettacolo visivo altrettanto vibrante e vitale di quello dei prati in fiore a maggio.

Definire l’autunno una seconda primavera significa riconoscere che la natura ha bisogno di questa transizione per rigenerarsi. La caduta delle foglie non è una sconfitta ma un atto di spoliazione necessario, un modo in cui l’albero si protegge e si prepara a nuova vita.

Camus, filosofo dell’assurdo ma anche uomo profondamente innamorato della vita e del sole del Mediterraneo, ci suggerisce che anche nei momenti di transizione, di freddo o di apparente fine, esiste una bellezza sfolgorante. È un invito a trovare la luce e l’entusiasmo anche quando i giorni si accorciano e l’inverno si fa vicino.

In sintesi, Camus ci ricorda che l’autunno non è la stagione della malinconia ma l’inizio di un altro tipo di meraviglia.

Serena giornata!

#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno

Letizia Guagliardi

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