Questo collage Poppy Spring l’ha dedicato ai viaggi, in tutti i sensi, e ha inserito anche una frase famosa, contenuta nel romanzo Sulla strada di Jack Kerouac. Si trova verso la fine del romanzo:
“Le nostre valigie logore erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;
dovevamo ancora andare lontano.
Ma che importava, la strada è la vita.”
“Sulla strada“, del 1957, non è solo un romanzo ma il manifesto culturale di una generazione ribelle: la Beat Generation. Scritto su un unico, leggendario rotolo di carta pergamena lungo 36 metri per non interrompere il flusso dei pensieri, il libro racconta i viaggi frenetici e improvvisati di Sal Paradise e Dean Moriarty attraverso l’America degli anni Quaranta e Cinquanta. È un’opera intrisa di jazz, libertà assoluta, poesia e sete di vita, che rifiuta il materialismo e il conformismo della società borghese dell’epoca. Kerouac trasforma il viaggio da semplice spostamento a vera e propria ricerca spirituale e consacra la strada come l’unico luogo in cui è possibile sentirsi davvero liberi e vivi.
Lo scrittore, dunque, usa la strada e le valigie come simboli e parla a ognuno di noi, anche a chi non ha mai preso un treno o un aereo in vita sua.
Nella vita di tutti i giorni, le valigie non contengono vestiti ma le nostre esperienze, i nostri fallimenti, i nostri amori finiti e i nostri successi.
Sono “logore” perché vivere stanca, ferisce, consuma. Ognuno di noi si porta dietro un bagaglio pesante. Il fatto che siano “di nuovo sul marciapiede” significa che, nonostante i momenti in cui crolliamo o veniamo messi da parte, siamo costretti e pronti a rimetterci in gioco. Il marciapiede è quel momento di transizione in cui ci fermiamo, guardiamo il nostro passato e capiamo che dobbiamo ripartire.
“Dovevamo ancora andare lontano” non significa macinare chilometri su una mappa ma affrontare gli anni che abbiamo davanti, i nostri obiettivi, le tappe della crescita o i momenti difficili da superare.
La distanza è il futuro, l’ignoto. Spesso guardiamo a ciò che ci aspetta – un nuovo lavoro, una scelta difficile, un cambiamento – con paura. Kerouac trasforma questa paura in carburante: la distanza non è una minaccia, è una promessa di scoperta.
“Ma che importava, la strada è la vita”: questo è il passaggio più potente per coloro che sono costantemente ossessionati dal controllo, dalle scadenze e dal raggiungimento di obiettivi prestabiliti. Kerouac ci dice di smetterla di vivere aspettando solo il momento della “meta” – la pensione, il weekend, la stabilità economica. Se viviamo solo per il traguardo, ci perdiamo tutto il resto. La vita non è il trofeo alla fine della corsa, la vita è la corsa stessa, con i suoi imprevisti, le sue deviazioni e i suoi marciapiedi scomodi.
Insomma, non serve essere dei viaggiatori: le nostre valigie sono i ricordi e le fatiche che ci portiamo dietro; il marciapiede è ogni momento di crisi in cui dobbiamo decidere cosa fare. Kerouac ci regala una grandiosa lezione di resilienza: smettiamo di aspettare il momento perfetto o la meta finale per essere felici.
La vita non è l’arrivo, la vita è il viaggio che stiamo facendo adesso.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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