Il ruolo materno: amore e forza in ogni forma

Oggi, Festa della mamma, dedico questo post alle mamme e a tutte le persone materne. È il mio omaggio a tutte quelle donne che…

  • … stanno crescendo i propri figli fra gioie e dolori, con i sacrifici e con gli ostacoli di ogni giorno.
  • … i propri figli li hanno ormai cresciuti ma che ugualmente stanno in apprensione, per il loro presente e per il loro futuro.
  • … sono in angoscia perché i propri figli sono partiti per il fronte a combattere. Purtroppo le madri di oggi, pur con la loro immensa fantasia, queste assurde guerre non le avevano proprio messe in conto.
  • … sono rimaste sole perché i propri figli, ormai adulti, si sono allontanati dal loro nido e quindi aspettano una loro visita o, semplicemente, una telefonata.
  • … ancora non sono madri e si stanno preparando per diventare tali e a quelle che, mese dopo mese, vedono rinnovata la loro delusione: vorrebbero dare alla luce e invece ancora cercano nel buio.
  • … hanno scelto di adottare il figlio di un’altra e non si sono scoraggiate per i tempi lunghi e i percorsi tortuosi della burocrazia.
  • … non sono diventate madri o hanno scelto di non esserlo ma che sono madri lo stesso. Perché ci sono varie forme di maternità: si può essere madre della propria madre, madre dei propri alunni, di chi si trova in ospedale, in una casa di cura o di riposo, in carcere o in un orfanatrofio.
  • … hanno perso un figlio e che, pur sentendosi “amputate”, hanno fortemente voluto trasformare il proprio dolore in qualcosa di bello e di utile. Perché non si smette mai di essere madri.
  • … hanno figli malati o disabili e ogni giorno soffrono per le loro battaglie e gioiscono per ogni loro piccola, esile ma potente conquista.

“A Life Well Spent” (Una vita spesa bene -1862): questo celebre dipinto di Charles West Cope celebra l’ideale domestico e materno dell’epoca vittoriana. L’ho scelto perché ritrae una scena di tranquilla operosità familiare: una madre è seduta mentre lavora a maglia, circondata dai suoi figli. Mentre le sue mani sono occupate, la donna ascolta attentamente il figlio che recita la sua lezione da un libro, tenuto aperto in modo ingegnoso da un paio di forbici. Nel frattempo, una delle figlie è assorta nella lettura in primo piano e un neonato riposa in una culla accanto a loro. Il titolo riflette la morale del tempo, secondo cui una vita “ben spesa” per una donna consisteva nella dedizione totale alla cura e all’istruzione morale dei figli entro le mura di casa. E così dovrebbe essere anche oggi, no?

Ma quando una persona è materna?

Materna è colei che dà amore, attenzione e cura alle persone che le stanno intorno.

Materna è colei che diventa forte, coraggiosa e determinata anche e soprattutto mentre attraversa una tempesta (perché questi tre “poteri” – forzacoraggio e determinazione – non si acquisiscono solo per il fatto di aver generato dei figli) e riesce a mantenere la serenità anche quando le circostanze non lo permetterebbero. Conosco donne che, pur travagliate da tanti problemi, sanno donare agli altri un sorriso, un abbraccio o una parola di incoraggiamento.

Materna è colei che riesce a trovare il tempo per una persona che ha bisogno, anche quando vorrebbe solo buttarsi su un divano e riposarsi.

Materna è colei che ha imparato a mostrare con orgoglio le proprie cicatrici rimarginate (quelle del corpo e quelle dell’anima). Sa quanta sofferenza e quanto tempo c’è dietro e ne è felice perché può essere un esempio per gli altri.

E allora…auguri, forza e serenità a tutte le persone materne!

Letizia Guagliardi

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