Il post di oggi prende spunto da una frase del libro pubblicato nel 2003 “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” (titolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time) scritto da Mark Haddon. Il romanzo è narrato da Christopher Boone, un ragazzo di 15 anni con sindrome di Asperger.
La frase è questa: “Una cosa è interessante se diventa oggetto di riflessione e non perché è una cosa nuova” e riflette il suo modo particolare di vedere il mondo, dove la logica e l’approfondimento, cioè la riflessione, contano più della semplice novità o delle apparenze.
Ne deduciamo che qualcosa non è interessante solo perché è insolito ma perché ha la capacità di innescare un processo mentale per cui noi sospendiamo la nostra quotidianità e ci facciamo delle domande.
Ciò che è “interessante”, spesso, non è il fatto in sé ma il pensiero che vi applichiamo. Qualche esempio pratico? Le nostre abitudini sono l’esempio perfetto: guardare il telefono appena svegli, controllare spesso le notifiche, fare la stessa strada per andare al lavoro. L’abitudine in sè è invisibile, automatica e noiosa. Diventa interessante quando ci riflettiamo: Perché lo faccio? Che bisogno soddisfa? È un’azione che mi avvicina alla persona che voglio essere o mi allontana?
Anche vedere la pioggia è un fatto ordinario. Diventa interessante quando riflettiamo su come l’acqua evaporata dal mare si trasformi in nubi e torni a terra, o sul perché l’arcobaleno appaia in quel momento preciso. E così guardare un tramonto. Può sembrare “banale” se lo si vede ogni giorno, ma diventa straordinario quando la nostra riflessione gli conferisce significato: ci connette immediatamente con la natura e genera felicità, soddisfazione e prospettive positive per il futuro. È un momento per fermarsi, respirare e ritrovare il proprio centro. Inoltre, ha un effetto rilassante: la scienza conferma che ammirare un tramonto riduce lo stress e induce uno stato di pace profonda grazie ai suoi colori caldi.
La riflessione, dunque, trasforma un semplice “dato di fatto” in un oggetto di studio, di meraviglia o di comprensione. È il pensiero che aggiunge valore all’osservazione.
Di esempi ce ne sono tanti altri.
Un vecchio oggetto: per molti è solo spazzatura ma c’è chi riflette sulla storia che ha vissuto, chi lo ha usato e cosa rappresentava e decide di restaurarlo e di dargli un’altra vità, un’altra opportunità.
Un comportamento sociale: una persona che parla da sola può sembrare strana, ma diventa interessante se riflettiamo sulle dinamiche interiori o sulla solitudine che la porta a farlo.
Un errore o un fallimento: invece di essere solo un fallimento, diventa interessante se lo analizziamo per capire in cosa abbiamo sbagliato, cosa abbiamo imparato e ciò porta a una riflessione sui nostri processi decisionali.
Insomma, qualsiasi elemento, dai più piccoli oggetti quotidiani alle grandi domande esistenziali, diventa interessante nel momento in cui supera la superficie e ci costringe a fermarci per pensare.
Un viaggio, per esempio, diventa interessante quando stimola una profonda riflessione interiore e trasforma l’esperienza esterna in crescita personale. Questa introspezione ci permette di esplorare nuove prospettive, di adattarci al diverso e di dare un senso alle nostre esperienze, rendendo il viaggio non solo una destinazione fisica ma un’avventura dell’anima.
Persino la coda al supermercato o nel traffico: invece di spazientirci, possiamo riflettere sul fatto che ogni persona attorno a noi ha una vita complessa, preoccupazioni e sogni, esattamente come noi. È un esercizio di empatia.
E dello smartphone non ne parliamo? Osservare quanto spesso guardiamo lo schermo fa riflettere sulla nostra soglia di attenzione, sulla necessità di connessione costante o sulla paura di restare soli con i nostri pensieri.
Quando trasformiamo un’abitudine (o qualsiasi evento quotidiano) in un oggetto di riflessione, attiviamo la coscienza. Passiamo dal semplice e piatto “vivere” al “vivere intenzionalmente”.Socrate diceva: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. La riflessione trasforma la banalità del quotidiano in una profonda esplorazione di noi stessi e del mondo.
Prenderci del tempo per pensare è fondamentale in un mondo iperconnesso perchè evitiamo di perdere opportunità e osservazioni importanti.
Fermarsi a riflettere non è tempo perso perchè è un modo per non perdersi.
Questo, forse, è il vero lusso moderno.
Letizia Guagliardi
Ciao, ti rispondo così. Sono d’accordo ogni nuova esperienza è fonte di riflessione e meditazione se la persona è abituata a notare, avvertire, “sentire” aspetti dell’esperienza stessa e vuole meditare su di essa, sul suo percorso personale professionale o semplicemente di vita. Ma la cosa che mi sembra interessante è quando la persona prima di entrare nell’ambito della nuova esperienza si ferma a riflettere profondamente per un piccolo istante sulla opportunità di fare una scelta anziché quella opposta. E di conseguenza accettare di vivere la nuova esperienza. Questi istanti brevissimi, ma di meditazione profonda sono importanti perché costituiscono una svolta nello scenario di una persona. Secondo me è come trovarsi ad un bivio della propria esistenza e la scelta fatta porterà i suoi sviluppi conseguenziali. Chiaramente i momenti di riflessione: quello prima e quello dopo l’aver vissuto l’esperienza sono diversi. Il monento prima, cui mi riferisco, può essere visto come una scelta meditata ma di cui non c’è certezza. Il momento dopo è, invece, quello del consapevole riconoscimento di ciò che l’esperienza ha portato in bene o in male. In entrambi i casi pensare è cosa buona e giusta., Ciao, buona domenica 🤗
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