Inno alla passione

Il testo che segue è per chi si prende cura di fragili e preziose piantine: genitori, nonni, insegnanti, educatori.

“A me , come padre di famiglia, occorre altro.

Se siamo noi a cedere, ad abbandonare una vita «senza passione», a non provare rabbia per
come va il mondo, a guarire dalla nausea, a rinunciare all’azione, possiamo ottenere due risultati,
per noi ugualmente negativi: nel caso ‘migliore’ (per loro) saranno i figli a rivoltarsi contro di noi,
a fare di noi la loro «rivoluzione culturale», nel caso ‘peggiore’, alleveremo dei piccoli idioti
carrieristi , bravi tecnici, magari, ma odiosi benestanti.

Me lo chiedo da tempo, in un mondo che peggiora, in una società come la nostra, che degrada di giorno in giorno. Si respira un’aria che addormenta, piena di bacilli che corrompono. La tendenza a scavarsi ciascuno in questa realtà morbida, instabile, disorientante una piccola nicchia di quiete personale è diffusa come un’epidemia. Le piccole virtù prendono il posto della grande passione, come in un matrimonio di convenienza.

Intendo per passione la capacità di resistenza e di rivolta; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di sognare in grande; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com’era prima; il coraggio di dire no quand’è necessario, anche se dire sì è più comodo, di non fare come gli altri, anche se per questo bisogna pagare un prezzo.

I ragazzi hanno bisogno di quelle che una volta si chiamavano le cose più grandi di loro. Hanno bisogno di prendere parte a cose vere. Hanno bisogno di misurare la loro energia su scala più vasta che non siano la scuola e la famiglia. Hanno bisogno di concepire ideali e di imparare ad amarli sopra ogni altra cosa.

Rimane la necessità, il dovere di comunicare loro non solo il piacere della vita, ma la passione della vita; di educarli non solo a dire la verità ma ad avere la passione della verità. Vederli felici non ci può bastare. Dobbiamo vederli appassionati a ciò che fanno, a ciò che dicono, a ciò che vedono.

So bene che il futuro non sarà quasi mai bello come una fiaba. Ma non è questo che conta. Intanto, bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo e di fiducia, per sfidare la vita. E poi, non trascuriamo il valore educativo dell’utopia. Se non sperassimo, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?

Dai figli, una volta cresciuti possiamo ricevere due sorta di rimproveri. Potranno rimproverarci di
non averli aiutati «a far fortuna», e sarebbe triste per loro e per noi, perché significherebbe che
abbiamo educato dei cinici egoisti. Ma sarebbe molto più grave se ci potessero rimproverare di
aver dato alla loro vita un orizzonte moralmente meschino”. (Gianni Rodari)

Parole che scuotono. Parole che pungolano. Parole che spingono ad agire.

Chi di noi vorrebbe un orizzonte moralmente meschino?

Letizia Guagliardi

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