crescita personale Volersi bene

Dai parole al tuo dolore

La voce che stai ascoltando è di Laura Pausini, la canzone è “It’s not goodbye” (Non è un addio), dal film “Sweet November”.

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno subìto la perdita di una persona cara, di recente o molti anni fa, e che non riescono a esprimere il dolore che provano nel cuore. Soprattutto, è dedicato a quelli che – di persona o attraverso messaggi – mi raccontano quanto difficile (alcuni dicono impossibile) è per loro attraversare la tempesta (che può anche essere di altra natura: la perdita del lavoro, della salute, di certezze) che sconvolge la loro mente e il loro cuore.

“Date voce al dolore: il dolore che non parla bisbiglia al cuore inzuppato e gli ordina di spezzarsi”

(W. Shakespeare – “Macbeth”, atto IV, scena III)

È da tempo che non mi dico più: sono arrabbiata, sono triste, sono nervosa, sono stressata, perché ho capito che io non sono l’emozione che provo. Ho scoperto, invece, che devo dire: mi sto accorgendo, ora, che mi sento arrabbiata, triste, ecc. ; poi provo a capirne il motivo e questo mi aiuta a uscire da ciò che mi blocca e ad attivare il meglio che è in me.

Ma torniamo al dolore, perché è difficile parlarne, anzi, solo nominarlo ci spaventa, ci fa chiudere in noi stessi, ci separa dagli altri e prende dimora dentro di noi. E quando si verifica ciò è il nostro corpo a parlare…al posto nostro. Io, per esempio, ho sofferto per anni di dermatite. In una maniera così violenta che nessuna cura mi dava sollievo. Ci sono riuscita quando ho avuto un’epifania (sì, proprio come quella di Joyce): dovevo dare voce a ciò che provavo, altrimenti, come già si era accorto Shakespeare, il dolore che non parla bisbiglia (come un serpente) al cuore inzuppato (in altre traduzioni al cuore troppo gonfio) e gli ordina di spezzarsi.

Puoi esprimere quello che provi in vari modi, per esempio attraverso…

-la scrittura – con la penna o con la tastiera del computer – (e non dire subito che non sai scrivere, perché tutti abbiamo imparato in prima elementare, i più precoci anche a cinque anni). Scrivere di se stessi è terapeutico e siccome nessuno leggerà ciò che scrivi che t’importa se fai errori?

-la preghiera (e non dire che non ci riesci, perché non devi ripetere preghiere imparate a memoria, ma far uscire le parole che gonfiano il tuo cuore). Anche in questo caso non c’è nessuno che ti ascolta…a parte Dio;

-la creazione di qualcosa con le tue mani: un dolce, un oggetto con la creta, con la stoffa, con il legno, un disegno…sarai cosi concentrato su ciò che stai facendo che libererai il cervello dai pensieri cattivi. E, magari, la parola che senti di esprimere la scrivi sul prodotto che hai creato.

Qualunque sia la strada che scegli darai voce al tuo dolore. Comincia con una parola, quella sarà il seme che pianterai nel tuo nuovo campo, cioè la tua nuova vita. Da questo seme nasceranno dei fiori e dei frutti, perciò abbi cura di scegliere una parola creativa, ce ne sono tante, tutte potenti e curative, così tanto da aiutarti a ricostruire, a ripartire, a rinascere: speranza, bellezza, fede, consapevolezza, vita, opportunità, compassione, perdono, forza, sfida. Vedrai che effetto benefico avranno, prima dentro di te e poi fuori di te. Se ti sembra impossibile uscire dalla situazione in cui ti trovi, prova a dire: “lo so che è difficile, ma posso farcela”. Perché? Perché le parole creano immagini, situazioni, storie. Le parole creano:

Dio disse: “Sia la luce!” E la luce fu (Genesi 1:3)

E se continui a rimescolare nella tua testa parole come “tragedia”, “macigno”, “rimorso”, “rimpianto”, “fine”, “addio”, aspettati delle conseguenze negative, perché anche queste sono potenti.

Dopo che hai fatto questo primo passo, parlane con chi è disposto ad ascoltarti: condividere la nostra storia aiuta noi e aiuta gli altri. Io, ogni volta che ho parlato in pubblico di un mio problema e di come ne sono uscita, alla fine c’è stata almeno una persona che mi si è avvicinata ringraziandomi per averla incoraggiata.

Ci sono tante parole già dentro di noi, in attesa che le facciamo uscire per poter brillare e illuminare il nostro cammino e quello di chi ci sta vicino.

Sono proprio le parole che selezioniamo a impedire a quel sottile bisbiglio di ordinare al nostro cuore di frantumarsi.

Scegliamole con cura, allora.

Letizia Guagliardi

6 commenti

  1. Non è difficile scrivere o fare qualunque altra cosa ti dia soddisfazione. Ognuno di noi ha una dote nascosta, a volte non sappiamo neanche di avercela. Si manifesta lentamente o all’improvviso guardando o ascoltando una persona che conosco, leggendo qualcosa su di un giornale che trovi per caso poggiato da qualche parte oppure guardando con poca attenzione un programma televisivo e all’improvviso si dice qualcosa che attira la tua attenzione e ….si accende come una lampadina su quelle che sono le tue potenzialità. Certo io parlo da persona adulta, con una certa esperienza della vita. Ho attraversato tante fasi, alcune belle altre brutte e dolorose, molto dolorose. Pensavo di non riprendermi ma ne sono uscita fuori. Ma ho una età in cui mi sono fortificata e posso farcela. I ragazzi sono ancora troppo fragili e vulnerabili. Oggi più di ieri. Sono nonna e mi accorgo che i miei nipotini, rispetto alle mie figlie, oggi donne adulte, sono facili prede di inganni e incapaci a difendersi. Il dolore è per loro un nemico temibile. Specie in considerazione del fatto che molto spesso vivono in contesti familiari benestanti ma poco uniti o con grossi problemi sociali ed economici. La fortificazione del carattere dei nostri ragazzi inizia in seno alla famiglia, più è forte la famiglia meglio crescono gli adolescenti. Il resto è importante ma da solo non basta

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  2. Cara Letizia è proprio vero, è possibile uscire dal dolore e ciò che hai magistralmente descritto, io l’ho provato e sono riuscita a venirne fuori vincente, anche se la vita ti presenta nuove occasioni che ti fanno ricordare quanto in passato hai sofferto. L’importante è non diventare aridi e sordi al dolore degli altri.

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    1. Utilissimo contributo il tuo, Carla. La vita presenta sempre nuove occasioni e il passato è un buon maestro… per chi vuole imparare dalle esperienze vissute. Grazie per aver ricordato di non dimenticarci degli altri: da soli non si va da nessuna parte.

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  3. Nella vita di ognuno di noi si attraversano tanti dolori del fisico e dell’animo. Quando ci tormenta un dolore fisico, ci sentiamo che il mondo ci crolla addosso, finiti, soffocati! Penso alla tracheite che ogni anno, puntualmente, mi colpisce costringendomi a stare a letto per un mese, penso a tutti gli altri malanni che ho passato nella mia vita! Ma questi dolori, con il passare del tempo e con l’aiuto dei medicinali, scompaiono I dolori dell’anima invece mi fanno più paura perché non passano facilmente. Sono silenziosi, scavano dentro, delle volte sono nuvole nere che nascondono il meraviglioso sole! A tale proposito penso al grande dolore che sta attraversando una mia cara amica. Lei lo sta vivendo in silenzio che si traduce in un continuo dialogo con Dio: “Non temere. Io sono con te”! Impariamo da Maria, la mamma di Gesù, la donna forte per eccellenza! Non lacrime, nessuna reazione nel vedere il figlio in croce. Anche noi guardando Gesù in croce, ne usciremo rafforzati!

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