crescita personale

Ripartire da quella tomba vuota

Siamo alla seconda Pasqua trascorsa chiusi in casa ma, proprio per questo, abbiamo anche quest’anno l’opportunità di riflettere sul suo vero senso. Analizziamo come sono andati i fatti.

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, si recarono al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
(Marco 16,1-4).

Ma come è stato possibile?! – si saranno domandate l’un l’altra, la bocca aperta e gli occhi sgranati per lo sgomento e lo stupore. Il corpo era stato deposto la sera di venerdì in una tomba nuova scavata nella roccia e davanti all’ingresso era stato messo un pesante macigno per sigillarla. Come se non bastasse, era stata messa lì anche una guardia con l’ordine di custodirla!

Le tre donne, già addolorate per aver perso il loro caro e ora tramortite e spaventate per non aver trovato il suo corpo, corrono subito a dare l’allarme e da quel momento è tutto un viavai di gente che si precipita sul luogo. Nessuno, all’inizio, sa dare una spiegazione a quanto accaduto: chi ha rotolato il pesante macigno e trafugato il corpo? Come è stato possibile, con la guardia lì davanti? Perché le bende e il sudario non hanno segni di manomissione e si trovano nella stessa, identica posizione di quando avvolgevano il cadavere? Inconcepibile!

Ci sono diverse opinioni, anche contrastanti fra loro, supposizioni, accuse e le prime, frettolose ricerche alla cieca finché…

Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso; è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto”». (Marco 16: 5-7)

E allora quelli che lo hanno conosciuto e amato in vita ascoltano anche le altre parole, sussurrate: Perché cercate il vivente tra i morti?

A questo punto un’esplosione di gioia: il morto non è più morto… è vivente! E va cercato fra i gesti belli, pieni d’amore, di ogni giorno. Chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto…

Passati la paura, il dolore e l’angoscia, superato lo stupore, subentra la gioia, si infiltra la speranza. Pare che qualcuno si sia messo a gridare, felice: Solo Lui poteva fare una cosa del genere!

Questa è una notizia sensazionale e, soprattutto, importante per l’umanità.

Il sepolcro aperto ha permesso al sole di entrare: dopo il buio della morte, la luce della vita ha preso il sopravvento. Dopo il freddo dell’inverno, oggi, i presenti hanno avvertito il rassicurante tepore della primavera. Molti hanno avuto la netta sensazione, fra questi Pietro e Giovanni, di passare da una situazione che li faceva sentire tristi e smarriti ad una che li ha resi gioiosi e incoraggiati (Pasqua vuol dire, appunto, passare, andare oltre). Per questo tanti testimoni presenti in quel luogo hanno avuto la consapevolezza che il loro cuore era da troppo tempo rimasto al buio. Chi ha visto con uno sguardo profondo ha sentito il bisogno di farvi entrare la luce e la speranza, la necessità di chiedere aiuto per togliere la pesante pietra che l’ostruisce.

Quel sepolcro vuoto sprigiona, per noi, una potenza sconvolgente. Ci invita a rendere piena la nostra vita, a darle un senso, nonostante la situazione che stiamo vivendo. È uno sprone a non far spegnere la fiammella della speranza, a proteggerla dai soffi della confusione, della disperazione, della solitudine, dello smarrimento e del dolore.

Nella Bibbia l’esortazione “Non temere!” è ripetuta 365 volte. Non è un caso: ogni giorno, per tutto l’anno, dobbiamo ricordarcene e ripeterla nella nostra mente. In questo tempo di emergenza è proprio il coraggio e la determinazione che dobbiamo mettere in campo per restare a galla. I discepoli, davanti alla tomba vuota, superato lo smarrimento, si mettono in moto, chiedono e cercano i segni della risurrezione, arrivano a capire, collaborando fra loro, quanto è successo. E ripartono da lì.

Anche per noi, oggi, questa vittoria della vita sulla morte rappresenta un punto di partenza.

Letizia Guagliardi

4 commenti

  1. In questi giorni mi sento di vivere in un grande deserto! Tutto intorno è solitudine! Ma, a tal proposito, mi piace ricordare il Piccolo Principe quando dice: il deserto e’bello perche’nasconde i Pozzi! E, allora anche nel deserto che sto vivendo c’e’qualcosa di meraviglioso! Bisogna tirarlo fuori! Questa solitudine mi porta a lunghe riflessioni! Il tempo che sto vivendo non e’un tempo sprecato, sto riscoprendo il tempo perduto, la calma, la pace di Dio, sto recuperando il cammino religioso Affronto questo “terremoto” come Maria Di Magdala che, arrivata alle prime luci dell’alba al sepolcro di Gesu’ e non trovato lo, non e’andata via ma ha continuato a “cercare, a chiedere! e allora io continuo a sperare a pregare perche’dietro le nuvole c’e’sempre il sole!

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