Coronavirus Lettere da Coronavirus

Io, il Covid, vi ho mostrato le vostre fragilità

Cari umani,

eccovi un’altra letterina. È passato un po’ di tempo dall’ultima che vi ho scritto ma, credetemi, fra varianti e altro ho avuto parecchio da fare nel frattempo.

Come vi ho già annunciato nel titolo, vi ho mostrato – in un solo anno – quello che vi ostinavate a ignorare, a trascurare o a rimandare da…sempre. Dovreste ringraziarmi per questo perché – sempre nello stesso anno – vi siete resi conto che sapete come trovare soluzioni, trasformare i limiti in punti di forza e affrontare le difficoltà. Non sempre i risultati sono efficaci ma, almeno, avete preso atto di cosa migliorare, cosa eliminare e cosa acquisire.

Ho spezzato le vostre abitudini e vi ho costretto a cambiarle: mi aspetto un grazie da parte vostra, perché la routine di certi comportamenti è dannosa per voi.

Pensavate che ci fosse poco o nulla da fare contro l’inquinamento e io vi ho mostrato che, modificando i vostri comportamenti (distruzione progressiva delle risorse naturali, riduzione del patrimonio forestale e dell’habitat naturale di molte specie animali, inquinamento di acque e terreni), le soluzioni ci sono.

Facevate troppe e lunghe riunioni di lavoro e invece, con lo smart working, vi ho costretto a farne di meno e più brevi. Non siete contenti?

Avete preso atto dei disastri che avete combinato e vi ho reso consapevoli che il creato, invece di sfruttarlo per i vostri scopi egoistici, va preservato e migliorato.

Vi ho dimostrato che ognuno di voi vale in quanto persona e che il bene comune dipende sia dai governanti sia da ciascuno di voi.

Eravate convinti che con le vostre scoperte nei più svariati campi e con il vostro progresso tecnologico avreste potuto far fronte a qualsiasi evenienza. E invece sono arrivato io e avete capito quanto siete facilmente attaccabili. Ringraziatemi pure per questa doccia (fredda) di umiltà: vi ho catapultato al tempo della peste e avete adottato gli stessi sistemi di difesa di secoli fa: distanziamento e isolamento sociale.

Vi ho mostrato, durante la pandemia, che c’è molta disuguaglianza fra di voi. A morire sono stati soprattutto gli anziani, in particolar modo quelli ricoverati nelle case di riposo. A soffrire di più sono i poveri, i malati, gli extracomunitari invisibili, i lavoratori irregolari, i precari, gli stagionali e io rido quando parlate di sostenibilità ambientale e sociale.

Vi ho insegnato, anche, che tante piccole scelte individuali (stare a casa, uscite contingentate e uso delle mascherine) contribuiscono al bene comune. Fate tesoro di questa lezione perché vi servirà per il futuro.

Vi ho dato prova della scarsità delle vostre risorse (posti letto, apparecchiature, personale medico e infermieristico, ecc.) e ho messo a soqquadro i vostri ospedali (e non parliamo delle scuole: ci vorrebbe un’altra letterina).

Anche l’isolamento domestico, il distanziamento sociale e il lavoro a distanza per alcuni si sono rivelati delle opportunità, per molti, invece, dei muri. Anche in questo caso vi ho sbattuto in faccia le differenze fra di voi riguardo a: comfort delle vostre case, potenza della connessione alla rete, qualità dei vostri dispositivi di accesso.

Vi ho anche dato l’opportunità di stare di più con le vostre famiglie, di fare cose insieme e di guardare dentro voi stessi: chi ha saputo approfittare di questo, ha imparato a relazionarsi meglio con gli altri e – forse – ad ampliare la dimensione della propria spiritualità. Vi ho invitato (l’avete notato?) a riflettere su cosa conta davvero nella vita e a rivedere la scaletta delle vostre priorità.

E mi dovete ringraziare anche per un altro fatto: in voi c’è ancora la spinta verso il prossimo e in tanti l’avete dimostrato, mettendo a rischio la vostra stessa vita! Siete tutti connessi…l’avete capito, no?

Ed ora vi assegno un compitino per casa: io sono arrivato in modo accidentale e imprevedibile? Oppure ho trovato il mio adattamento nella società che voi stessi avete costruito?

Se rispondete sì alla prima domanda non dovete fare altro. Se invece ritenete esatta la seconda, cercate i motivi del mio arrivo fra di voi e riflettete sulla scelta della strategia che riuscirà a sconfiggermi e ad evitare l’arrivo di altri come me.

Un elogio particolare, consentitemi, a quegli insegnanti che mi hanno visto non come un ostacolo per l’attività didattica ma come una sfida per cercare nuove e creative strategie per continuarla, pur in mezzo alle difficoltà, allo scoraggiamento e alle polemiche.

Non dovrei dirvelo ma… c’è ancora SPERANZA per voi. La speranza che intendo io è quella che vi sprona all’azione, quella che sveglia dall’apatia che paralizza e che vi fa unire per un obiettivo comune.

UNITI. Nonostante il distanziamento che io vi impongo.

A presto. Parola di Coronavirus.

3 commenti

  1. Non mi convinci.. Dici che pensi a noi per farci cambiare… Ma hai visto con chi te la sei presa?? Con le vittime e non con chi ha causato tutte le condizioni che hanno favorito le tue prodezze mortuarie.
    Vuoi sapere la risposta… Eccola sei arrivato quando ti ha fatto comodo… E nel momento peggiore per tanti. Hai dato dolore a chi cercava di andare avanti nonostante i problemi creati da altri… E ora pretendi pure di giustificarti… Certo che hai una gran facciatosta. Ma per piacere…

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  2. Ognuno di voi è responsabile delle proprie azioni. Io sono arrivato come conseguenza e vi ho dato un bello scossone. Senza di me chissà per quanto sareste andati avanti, senza prendere atto dei vostri comportamenti sbagliati. È scontato che, in questi casi, a pagare per primi e di più sono i più deboli. Colpa vostra che non li avete tutelati e protetti neanche stavolta.

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