crescita personale giornata della memoria I libri sono pericolosi

La terribile banalità del male

Tempo fa mi è capitato di leggere le dichiarazioni di Adolf Eichmann, un criminale nazista processato a Gerusalemme e poi giustiziato nel 1963, dopo essere riuscito a scappare e vivere in Argentina per diversi anni.

Per tutta la durata del processo lui affermò di non aver mai avvertito nelle sue azioni alcuna responsabilità individuale. Diede varie risposte alle accuse che venivano formulate contro di lui: disse, tra l’altro, che si era limitato a eseguire degli ordini e che avrebbe ritenuto disonesto non farlo, e che la sua coscienza gli aveva imposto di essere leale con i suoi superiori. Disse inoltre di essere stato solo una piccola rotella di un grande ingranaggio.

Anna Arendt nel suo libro “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme” (1963), pensava che Eichmann fosse un burocrate ordinario, se non addirittura noioso. Uno che, stando alle sue parole, non era “né perverso, né sadico”, ma “spaventosamente normale”. Egli non agì per nessun altro motivo se non per assicurarsi diligentemente di far  avanzare la propria carriera nella burocrazia nazista. E arrivò a concludere che non si potesse parlare di Eichmann come di un mostro senza morale, piuttosto di un uomo che compì azioni orribili ma senza cattive intenzioni, solo per “incoscienza”, per un distacco dalla realtà malvagia dei suoi atti: “non capì mai cosa stava facendo” a causa della sua “inabilità a pensare dal punto di vista di qualcun altro”. Mancando di questa particolare abilità cognitiva, “commise i suoi crimini in circostanze che gli resero quasi impossibile capire o sentire cosa stesse facendo di male”. Era un “individuo senza qualità”, privo di un pensiero individuale ma, cosa ancor più grave, privo della stessa capacità critica di pensare.

Cosa ci suggerisce l’esempio di Eichmann? Che è quello che avviene ancora oggi. Per esempio, le parole d’odio sui social, i discorsi razzisti, gli insulti e le minacce provengono da persone che non sentono la responsabilità delle loro azioni, soprattutto quando sono fatte in gruppo. Oppure le azioni malvage e gratuite commesse da coloro che, fino a poco prima, erano ritenuti bravi ragazzi.

Cosa possiamo fare per evitare il pericolo dell’IRRIFLESSIVITA’? Fermiamoci a pensare, a ponderare le conseguenze delle nostre azioni, guardiamo dentro noi stessi e consideriamo con attenzione ciò che ci spinge a fare qualcosa. Spesso la nostra vita è guidata più dall’abitudine che dal pensiero. Le nostre azioni sono determinate da “impulsi meccanici”. Per questo, spesso, per la mancanza di spessore e profondità, per l’incapacità di riflettere, l’uomo compie, così “banalmente”, e senza averne coscienza, i crimini più atroci.

Non perdiamo la capacità critica di pensare

A questo punto ti propongo un estratto del discorso di Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore” del 1940:

La vita può essere libera e bella, ma molti hanno smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l’animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare verso l’infelicità e lo spargimento di sangue.

Abbiamo aumentato la velocità ma ci siamo chiusi dentro.

Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno.

La nostra sapienza ci ha reso cinici; l’intelligenza duri e spietati.

Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità.

Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà.

Senza queste doti la vita è violenta e tutto va perduto.

Questo è il famoso “Discorso all’Umanità”, ma io credo che il più bello e il più grande di tutti i tempi sia il “Discorso della montagna”:

“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”

È sorprendente che il Discorso all’umanità e il Discorso della montagna siano attuali, urgenti e necessari ancora oggi. Soprattutto in questo tempo. Forse perché le caratteristiche che ci rendono esseri umani sono sempre le stesse, potenti e immutabili. Bisogna ricercarle e farne uno stile di vita, capire il male nel profondo e aggrapparsi al bene, farsi delle domande e cercarne le risposte. Evitiamo – come il Covid – di essere persone banali, mediocri e senza qualità.

Letizia Guagliardi

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