Lab. “Io scrivo con letizia” – Il mantello di Zucca Maicontenta: quando la gentilezza diventa il superpotere più grande dell’orto (e della classe)

Terzo incontro del mio laboratorio di scrittura creativa con i piccoli, fantastici scrittori della 2^ A (Scuola Primaria “Monachelle” di Rossano), sempre con la loro maestra Maria Antonietta Ruperto.

Abbiamo assistito alla splendida evoluzione di Zucca Maicontenta che, dopo qualche avventura e altrettante disavventure (accompagnate da tante lamentele) a un certo punto scopre di avere un superpotere: la gentilezza.

Trasformare le lamentele in gentilezza come superpotere è un tema perfetto per i bambini di seconda elementare, un’età in cui stanno sviluppando una forte empatia e amano i concetti legati ai supereroi (come abbiamo visto nel secondo incontro).

Prima di tutto, ho aiutato i bambini a visualizzare mentalmente la nuova Zucca Maicontenta. Ho disegnato sulla lavagna la sagoma di Maicontenta e ho chiesto alla classe di inventare i dettagli del suo costume da supereroina della gentilezza.

Poi, ho posto delle domande:

  • Come si attiva il suo superpotere? Fa un sorriso luminoso, dice una parola magica, fa un complimento sincero.
  • Qual è il suo punto debole? Le persone che dicono le parolacce la fanno sgonfiare un po’.
  • Cosa c’è nel suo mantello? Tasche piene di parole gentili da lanciare.

Poi, come esercizio di scrittura creativa, ho proposto l’INCANTESIMO DELLE PAROLE GENTILI, un esercizio per allenare l’uso dei dialoghi e delle parole giuste nei racconti.

Ho messo Zucca Maicontenta di fronte a un personaggio “burbero” della storia. I bambini potevano scegliere fra un corvo spocchioso, un vento dispettoso o uno spaventapasseri dell’orto arrabbiato. Loro dovevano immaginare una brevissima scena in cui l’antagonista fa un dispetto e Maicontenta rispondeva usando il suo superpotere. Dovevano completare questa formula: Il (corvo – vento-spaventapasseri) strappò una foglia a Maicontenta.
Lei non si arrabbiò, attivò il superpotere e disse: “________________________________”.
A quelle parole, il corvo/il vento/lo spaventapasseri…

A questa età, i bambini tendono ad associare i superpoteri a qualcosa di magico o irraggiungibile. Mostrare loro che la gentilezza è un potere reale, gratuito e accessibile a tutti li fa sentire incredibilmente forti e responsabili. Per concludere, ho chiesto di completare questa frase:

“Io attivo il mio superpotere della gentilezza quando…”

Ognuno di loro ha concluso a modo suo dimostrando che i veri supereroi non volano e non hanno la vista a raggi X. Siedono tra i banchi di una seconda elementare, hanno le dita sporche di colore e una grandissima certezza nel cuore: il superpotere della gentilezza è dentro ognuno di noi. E loro sono prontissimi ad attivarlo.

A noi adulti una bella lezione arriva proprio da loro: non servono mantelli o formule magiche per cambiare il mondo, basta scegliere, ogni giorno, di lasciare un segno positivo nella vita di chi ci sta accanto.

Ma torniamo a Maicontenta. Cosa disse per attivare il suo superpotere?

Lo scopriremo nel prossimo incontro di laboratorio.

Letizia Guagliardi

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