Buongiorno!
Le foto di oggi le ho scattate io e le condivido per riflettere su una meraviglia: il giardino giapponese.
Questo, in particolare, si trova nel cuore elegante di Kensington, protetto dal respiro verde di Holland Park: è il Kyoto Garden e si svela come un segreto sussurrato tra le foglie. È una bolla di quiete assoluta dove la frenesia della metropoli londinese svanisce, sostituita dall’incanto di un tempo sospeso e meditativo. Progettato dal maestro Shoji Nakahara come un dono di amicizia e gratitudine da parte della città di Kyoto, questo fazzoletto di terra fonde la precisione millenaria del Sol Levante con la poesia della natura.
Le pietre, disposte secondo linee precise e asimmetriche, accolgono il salto dell’acqua che si frantuma in un canto continuo e rilassante, capace di coprire i rumori della città circostante. I punti che mi hanno colpita di più sono stati il laghetto delle carpe – sotto il velo increspato dell’acqua, grandi carpe Koi dai colori sgargianti nuotano pigre e disegnano spirali d’oro e di fuoco che ipnotizzano lo sguardo e invitano alla contemplazione; il ponticello di legno – una campata semplice che unisce le sponde e offre una sosta perfetta per guardare il riflesso del cielo e delle fronde sulla superficie immobile dell’acqua; la guardiana di pietra – la tradizionale lanterna giapponese (ishi-dōrō) che sorge tra i muschi, custode silenziosa di un equilibrio geometrico che sembra esistere da sempre; i pavoni regali – eleganti e fieri, si aggirano liberi tra i sentieri del giardino e spiegano le loro code multicolore come se fossero parte di un antico dipinto su seta; la tavolozza dei botanici – gli aceri giapponesi alternano le loro foglie palmate in tonalità che vanno dal verde tenero al rosso porpora, mentre i rami dei ciliegi in primavera lasciano cadere petali rosa pronti a galleggiare sull’acqua.






Un giardino giapponese è un frammento di universo racchiuso in un palmo di terra, dove il tempo rallenta e il silenzio impara a parlare. Non è un semplice spazio da guardare, è un cammino da percorrere con l’anima, un invito a spogliarsi dei pensieri superflui per ritrovare l’essenza delle cose. La psicologia e la filosofia che si nascondono dietro un giardino giapponese agiscono direttamente sul nostro sistema nervoso e offrono alla mente una tregua dal caos quotidiano. Non si tratta solo di estetica: ogni linea, pianta e pietra è studiata per guidare il cervello verso uno stato di profonda quiete.

A differenza dei giardini occidentali, ricchi di fiori simmetrici e colori vibranti, quello giapponese usa pochissimi elementi. La mente non viene bombardata da stimoli continui. Questa pulizia visiva riduce istantaneamente la stanchezza mentale e l’ansia.
Nessuna geometria rigida: in natura non esistono linee perfettamente dritte. Il giardino giapponese imita la natura nella sua asimmetria bilanciata.
Accettazione e fluidità: questa armonia imperfetta risuona con il nostro inconscio e ci ricorda che la vita non deve essere perfetta per essere bella. Il rumore costante della cascata o il battito ritmico del bambù contro la pietra (shishi-odoshi) agisce come un isolante acustico. Questo “rumore bianco” naturale copre i suoni della città e spegne il dialogo interiore negativo, facilitando la concentrazione.
I sentieri in pietra (roji) sono irregolari, per cui sono stata costretta a guardare dove mettevo i piedi. Questo esercizio obbliga la mente a uscire dai rimpianti del passato o dalle ansie del futuro e l’ancora saldamente al momento presente.
Abbracciare la transitorietà della natura ci aiuta ad accettare i nostri stessi cambiamenti e la precarietà della vita, alleviando la paura del futuro. Il giardino celebra la bellezza delle cose colpite dal tempo, come una pietra coperta di muschio o una lanterna scheggiata.
E così, tra il silenzio delle pietre millenarie e il canto leggero dell’acqua, la mente finalmente si arrende. Nel riflesso di un laghetto o tra le onde invisibili della sabbia, scopriamo che la pace non è l’assenza di tempesta ma una radice profonda che sa abitare il vento. Un giardino che non si visita con gli occhi ma si custodisce nel cuore.
Serena giornata!
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Letizia Guagliardi
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