Buongiorno!
Stamattina facciamo un salto indietro nel tempo, con questa foto inviata da Teresa Madeo come contributo alla rubrica #PerCosaMiMeraviglioOggi.
Una bellissima rosa gialla. Un tempo, le rose gialle non erano affatto i fiori comuni che vediamo oggi dal fiorista. Erano un tesoro esotico, un segreto d’Oriente e un’ossessione per pochi eletti.
Molto prima che l’Europa sapesse della loro esistenza, i regnanti del Medio Oriente – principi e sultani – vivevano circondati da queste meraviglie. Nei giardini segreti dei palazzi persiani e ottomani, la rosa gialla selvatica era considerata una gemma vivente. I sultani ne erano affascinati: le usavano per stupire gli ospiti stranieri, decorare i banchetti reali e creare preziosi unguenti medicinali. Possederle significava detenere il controllo sulle piante più rare della Terra.
In Giappone e in Corea, il giallo era il colore del sole, dell’oro e del potere supremo. Le rose di questa tonalità erano destinate esclusivamente agli occhi della famiglia imperiale e dell’alta aristocrazia. Sfoggiare una rosa gialla a corte non era solo una scelta estetica ma una chiara dichiarazione di status sociale e un simbolo di sacralità.
I nobili dell’Epoca Vittoriana ebbero una vera ossessione botanica per queste rose. Quando i “cacciatori di piante” europei portarono i primi esemplari in Europa tra il ‘700 e l”800, nel Vecchio Continente scoppiò una vera e propria febbre dell’ibridazione. I primi esemplari asiatici avevano un colore spettacolare ma un difetto… puzzavano leggermente di zolfo! Allora, i ricchi lord inglesi e i nobili francesi fecero a gara, investendo fortune, per incrociare queste piante e creare la rosa gialla perfetta: bellissima, resistente e finalmente profumata. Diventarono il vanto assoluto dei giardini aristocratici più esclusivi.
Ora, immaginiamo la Francia di inizio Ottocento. Tamburi di guerra, cannoni che rimbombano in tutta Europa e un uomo, Napoleone Bonaparte, che sta ridisegnando i confini del mondo con la punta della spada. Eppure, a pochi chilometri da Parigi, tra le mura del Castello di Malmaison, c’è una donna che sta compiendo un’impresa altrettanto titanica ma armata solo di cesoie e profumi: l’imperatrice Giuseppina.
Questa non è la storia di un passatempo reale. Questa è la storia di una folle, romantica e costosissima ossessione.
Se Napoleone voleva conquistare le terre del mondo, lei ne avrebbe conquistato la bellezza, radunando ogni singola rosa esistente sulla faccia della Terra. Ciò che accadde a Malmaison ha dell’incredibile. Francia e Inghilterra erano nemiche giurate, separate da un blocco navale spietato. Eppure, la passione di Giuseppina era così famosa e rispettata che accadde l’impossibile: le navi da guerra britanniche ricevettero l’ordine di non requisire i carichi di piante diretti a Malmaison.
I cacciatori di piante viaggiavano tra la Cina, la Persia e il Sudamerica, sfidando tempeste e malattie per strappare semi rari e spedirli all’imperatrice. I giardinieri inglesi spedivano talee a Parigi mentre i loro eserciti si sparavano addosso. Per Giuseppina, la botanica era una terra franca dove la guerra non aveva diritto di voto. Alla sua morte, nel 1814, quel giardino contava oltre 250 varietà di rose mai viste prima in Europa.
Giuseppina sapeva che i petali appassiscono, ma il mito doveva sopravvivere. Per questo assunse un genio: Pierre-Joseph Redouté. Le sue mani, armate di pennelli finissimi, immortalarono ogni singola sfumatura, ogni goccia di rugiada, ogni venatura dei fiori di Malmaison. Il suo libro, Les Roses, non è una semplice enciclopedia: è il diario di bordo di un’ossessione reale, un’opera d’arte così preziosa che oggi le sue pagine originali valgono una fortuna nelle case d’asta di tutto il mondo.


Incrociando i diari dell’epoca e i costi di gestione, gli storici stimano che Giuseppina abbia investito nella sua collezione di rose una cifra equivalente a centinaia di migliaia di franchi dell’epoca, pari a svariati milioni di euro odierni. C’erano, prima di tutto, i costi di importazione: le rose non venivano acquistate in un vivaio locale, Giuseppina finanziava spedizioni intercontinentali e intermediari di lusso, come il celebre vivaista londinese John Kennedy. I passaporti speciali e i trasporti protetti via mare costavano migliaia di franchi a viaggio. Mandare emissari a raccogliere semi rari in giro per il mondo richiedeva la copertura di diarie, cavalli, navi e attrezzature per mesi interi, tutto a carico delle casse di Malmaison. E poi c’era un altro problema, e non di poco conto: le rose provenienti dall’Asia e dai climi tropicali non sarebbero mai sopravvissute ai rigidi inverni parigini all’aperto. E allora, ecco la monumentale serra riscaldata, progettata dagli architetti di corte Percier e Fontaine, che costò decine di migliaia di franchi solo per la struttura in ferro e vetro. Per mantenere la temperatura costante, la serra consumava tonnellate di carbone ogni inverno. La spesa per il combustibile necessario a proteggere le piante (tra cui le preziose rose) era una delle voci più alte del bilancio della tenuta.
E non finisce qui: Pierre-Joseph Redouté riceveva uno stipendio fisso annuale altissimo come “Pittore di fiori dell’Imperatrice”. Il finanziamento per la realizzazione delle tavole botaniche e la successiva pubblicazione dei volumi di Les Roses richiese investimenti che oggi equivarrebbero a centinaia di migliaia di euro in costi di stampa, incisione e pigmenti.
A questo punto, la prossima volta che ammireremo una rosa gialla, non guardiamola come un semplice fiore. Ricordiamo che stiamo osservando un segreto d’Oriente, un lusso che ha fermato le guerre e un’ossessione che ha fatto tremare i conti di un Impero.
Serena giornata!
#PerCosaMiMeraviglioOggi #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
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