Il tempo elastico: percezione e routine quotidiana

La canzone che puoi ascoltare mentre leggi il mio post è di Angelo Branduardi, “Domenica e lunedì”. Un piccolo gioiello che esorta a non sprecare il tempo. Il tema di oggi, infatti, è proprio questo. Ecco alcuni versi:

No, non perdetelo il tempo ragazzi,
non è poi tanto quanto si crede;
date anche molto a chi ve lo chiede,
dopo domenica è lunedì.

Camminano le ore,
non si fermano i minuti;
se ne va,
è la vita che se ne va;
se ne va,
dura solo il tempo di un gioco;
se ne va,
non sprecatela in sogni da poco.

«Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico: le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono, e l’abitudine lo riempie.»

Questa frase è tratta da “All’ombra delle fanciulle in fiore” (volume II della Recherche) di Marcel Proust e mi piace perchè ci fa riflettere sulla natura soggettiva del tempo: le passioni intense dilatano la percezione del tempo vissuto, mentre le abitudini lo rendono monotono, lo colmano e lo rendono piatto e lento. La percezione della durata, quindi, non è oggettiva (basata sull’orologio), ma psicologica ed emotiva.

Il tempo dilatato è un momento vissuto intensamente e quindi apparentemente più lungo e denso di significato. La routine, al contrario, riempie i vuoti e fa scorrere il tempo in modo lineare e quasi impercettibile. Einstein ha detto:

Metti la mano su una stufa per un minuto e ti sembrerà un’ora. Siediti accanto a una ragazza carina per un’ora e ti sembrerà un minuto. Questa è la relatività”. Con questo esempio semplice, brillante e geniale ha spiegato che il tempo è un elastico. Non è solo una questione di orologio ma di percezione. Un’ora di sofferenza, di noia, di paura, di ansia o di stress ci sembra angosciosamente lenta; un’ora di divertimento scorre rapida. Quando siamo concentrati su un compito stimolante, perdiamo il senso del tempo. La noia, invece, ci porta a focalizzarci sullo scorrere del tempo, facendolo sembrare infinito.

Il tempo non è percepito allo stesso modo nel mondo. Nelle società monocroniche, il tempo è visto come una linea retta (passato→ presente→ futuro). È una risorsa limitata, preziosa, da pianificare e non sprecare. Dove? Svizzera, Germania, Stati Uniti, Giappone, nazioni del Nord Europa. Qui la puntualità è fondamentale ed è sinonimo di rispetto. Le scadenze sono sacre e si tende a fare una cosa alla volta. In Svizzera o in Germania, un ritardo di pochi minuti a una riunione è visto come una mancanza di professionalità.

Nelle società policroniche, invece, le relazioni umane sono più importanti degli orari. Il tempo è visto come un ciclo naturale, flessibile e spesso si gestiscono più attività contemporaneamente. Dove? America Latina, Medio Oriente, Africa, aree del Mediterraneo (inclusa parte dell’Italia). La puntualità è relativa; essere in ritardo non è necessariamente visto come maleducazione, ma come adattamento al contesto. Il tempo si adatta alle persone, non viceversa. In molte zone dell’America Latina o del Medio Oriente, un appuntamento fissato per le 10:00 potrebbe iniziare tranquillamente alle 10:30 o alle 11:00 se la conversazione precedente è ancora in corso.

E poi ci sono gli Amondawa, una tribù dell’Amazzonia brasiliana. Loro non possiedono nella loro lingua né la concezione astratta del “tempo” (inteso come scorrimento lineare, anni o mesi), né concetti di orologi o calendari. Il loro tempo è strettamente legato agli eventi naturali, alle stagioni, al ciclo giorno/notte e alle fasi della vita, misurato attraverso i cambiamenti sociali e naturali anziché numeri. In pratica, non vivono in un mondo frenetico e nevrotico misurato in minuti ma in un sistema basato su eventi naturali e personali.

Ma torniamo a noi. La Bibbia insegna che il tempo è un dono prezioso e limitato da Dio, da amministrare con saggezza e non da sprecare, poiché i giorni sono definiti “malvagi” o difficili:

“Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. (Efesini 5:16). Un chiaro incoraggiamento a usare il tempo con diligenza e non con pigrizia.

Nel Salmo 90:12 Mosè prega: “Insegnaci a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore saggio”. Questo indica la necessità di riconoscere la brevità della vita per usarla al meglio.

Viviamo in modo intenzionale, insomma, cioè scegliamo consapevolmente ogni giorno come impiegare tempo, energie e risorse in base ai nostri valori, obiettivi e passioni ed evitiamo di agire con il “pilota automatico”. La vita non è una reazione passiva agli eventi ma una creazione proattiva e piena.

Certo, ciò implica una maggiore responsabilità da parte nostra ma, in cambio, avremo una vita più soddisfacente, libera e autentica.

Letizia Guagliardi

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