Temi come il bullismo e il cyberbullismo vanno presi in considerazione ogni giorno, non solo il 7 febbraio, perchè richiedono un contrasto assiduo attraverso la prevenzione attiva, l’empatia e il coinvolgimento tra pari. Sono fenomeni sempre più diffusi, allarmanti e connessi alla tecnologia e rappresentano una delle principali paure per oltre un adolescente su tre. Questo è il video che ho realizzato con tre miei studenti, premiato l’anno scorso nell’ambito del Concorso “Ti sbullu!”, perchè temi così urgenti vanno affrontati anche con progetti di questo tipo. Concepito come uno spot pubblicitario, il video “Respira anche tu!” mette in risalto un fattore molto importante: sia il bullo che la persona bullizzata soffrono. Questo è messo in evidenza con la presenza di due nuvole: quella nera avvolge la testa del bullo (Cristian) e quella bianca fa lo stesso con la sua vittima (Laura).
Il messaggio è chiaro. Con il passare del tempo, sia l’uno che l’altra ne sono consapevoli e lo confessano: “…più bullizzavo più soffocavo”, “…più sopportavo più soffocavo”. Perciò, quando ormai tossiscono in cerca di un po’ d’aria, accettano l’aiuto di una loro compagna di scuola (Martina) che non rimane indifferente. Con le parole, gli sguardi e il contatto delle mani riesce a comunicare con loro e, soprattutto, a rassicurarli che non sono soli.
Il bullo è spesso un soggetto fragile che usa la violenza per gestire la rabbia e migliorare il proprio status, cercando potere e attenzione. Sul web l’odio si amplifica perchè permette al bullo di aggredire vigliaccamente, senza “metterci la faccia”, spesso alimentato da invidia sociale. Il cyberbulismo dilaga sempre di più perché i social consentono una diffusione veloce delle informazioni e la condivisione permette di ricevere consensi a valanghe. Chi cerca la popolarità, anche negativa, qui la trova. Per chi odia è più gratificante prendere di mira qualcuno pubblicamente che colpirlo in privato. E poi perché c’è anche molta disinformazione: chi odia online crede di farla franca, di non rischiare denunce all’Autorità Giudiziaria ma non è vero.
ODIO, INVIDIA, RABBIA e FRUSTRAZIONE sono spesso le motivazioni profonde alla base di bullismo e cyberbullismo. L’invidia per la vita altrui, unita a un profondo senso di inadeguatezza e fragilità del bullo, alimenta comportamenti violenti, di derisione o di esclusione, mirati a ferire e dominare. Chi prova questi sentimenti non ha pace finché non vede la distruzione del suo bersaglio. In Proverbi 14:30 è scritto: “Un cuore calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie delle ossa.”
Si può invidiare qualcuno perché eccelle in qualche campo, per il suo bell’aspetto, perché possiede un oggetto costoso o un capo firmato o perché è il più bravo della classe. Con i social l’invidia trova terreno fertile perché diffondono valori sbagliati: competitività, avere successo, avere potere e soldi, rivalità, essere ammirati, essere visibili. Chi invidia in modo esagerato, in realtà, non prova rabbia per ciò che l’altro è riuscito a conquistare ma per ciò che lui non ha desiderato conquistare. Le conseguenze possono comprendere comportamenti violenti, derisioni, percosse, messaggi e foto che insultano. Fa più male un pugno o una parola offensiva, magari ripetuta nel tempo? Entrambi.
Cosa si può fare?
PROMUOVERE iniziative efficaci per contrastare la discriminazione e l’intolleranza alla base del bullismo e del cyberbullismo. Ci sono alcune semplici azioni per non alimentare l’odio: NON rispondere agli attacchi, NON aprire un dialogo attraverso commenti pubblici o mail, NON cercare di difendersi con lo stesso mezzo o linguaggio, NON provocare o – peggio – NON accettare le provocazioni. Tenere sempre presente: non mettersi sullo stesso piano degli odiatori.
EDUCARE i giovani all’uso consapevole e corretto dei media. Far conoscere e condividere il potere curativo delle parole, quelle che abbracciano, che leniscono, che uniscono e contrastano quelle dell’odio. Far notare che in un atto di bullismo soffre, sì, la vittima ma anche il bullo, perché ha sofferto prima (é per questo che ora si comporta in modo sbagliato, vuole essere qualcuno) e anche durante. In ogni luogo di incontro – la scuola, la palestra, i centri sportivi, le parrocchie, ecc. – bisogna creare un clima positivo in cui si vive e si respira il rispetto, l’empatia, la solidarietà.
RICONOSCERE e SEGNALARE gli episodi prepotenti e prevaricatori. Il bullismo si frena con il coraggio di parlare, non con l’indifferenza. Lo aveva capito già Tucidide, storico e militare ateniese, addirittura nel 460 a.C. circa:
“Il male non è solo di chi lo fa.
È anche di chi, potendo evitarlo, non fa nulla per evitarlo”

Questa è un’altra iniziativa della mia scuola.
NOI NON STIAMO ZITTI
Letizia Guagliardi
Salve, il fenomeno purtroppo è antico ed il cyber bullismo è l’evoluzione tecnologica del bullismo. Conosciamo le cause recondito che determinano la volontà di alcuni nel mettere in croce le povere vittime. E purtroppo, sono convinto che non ci saranno progressi fino a quando un “malsano buonismo” non smetterà di giustificare il bullo ed il suo puntuale cyberbullo.
La soluzione, secondo me, sarebbe la sana e puntuale applicazione di provvedimenti seri e duri contro bullismo e cyberbulli. Va bene tutto ciò che risvegli in loro la comprensione del male prodotto in altri e che dovrebbero patire anche loro direttamente.
Ma le dichiarazioni di principio servono a poco…e ci vorrebbe un atteggiamento collaborativo anche tra i network digitali per smettere di coprire con l’anonimato chi delibque contro persone ignare ed inoffensive.
Ma mi rendo conto che non basta se un Capo di Sato, il Presidente Trump, avalla con i suoi atteggiamenti da ducetto video realizzati con l’intelligenza artificiale per ridicolizzare Barak Obama e sua moglie Michelle…come accaduto qualche giorno fa.
La strada e lunga e tortuosa…e finché molte teste si comporteranno come quelle degli struzzi sarà difficilissimo che si tornerà a vedere le stelle…
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