Questo post è dedicato a un altro piccolo gioiello della Calabria: il castello Ruffo di Scilla, a circa 20 chilometri da Reggio Calabria. ll piccolo gruppo formato da me, due studenti e le mie colleghe Fiorenza Urso e Francesca Paladino lo ha visitato con una guida d’eccezione: il dott. Pasquale Pisano, ex funzionario del Ministero dei Beni Culturali (oggi Ministero della Cultura).
Il Castello Ruffo è una fortezza storica e panoramica costruita su uno sperone roccioso a picco sul mar Tirreno, un promontorio che divide le spiagge di Chianalea e Marina Grande. La vista sullo Stretto di Messina, la Sicilia e le Isole Eolie è, a dir poco, spet-ta-co-la-re.



Le sue origini risalgono a epoche antichissime, con presenza etrusca e greca. La sua pianta irregolare riflette secoli di ricostruzioni e aggiunte che mescolano stili diversi. Oggi ospita eventi, mostre e anche il faro della Marina Militare, oltre a sale che conservano elementi decorativi del periodo Ruffo.
Il portone d’ingresso è un elegante e sobrio portale in pietra calcarea di Siracusa tagliata in conci che incornicia il massiccio portone in legno e ferro. Sopra, un’epigrafe ricorda che la famiglia Ruffo di Calabria è stata la proprietaria del castello dalla metà del 1533 per quasi tre secoli.


Questo posto è collegato all’antico mito greco di Scilla e Cariddi, narrato nell’Odissea, che rappresenta un dilemma mortale per i navigatori nello Stretto di Messina: Scilla, una bella ninfa trasformata in mostro con sei teste canine da Circe, e Cariddi, una voragine marina che risucchiava navi, entrambe definite dalla maga gelosa a Ulisse come pericoli inevitabili, costringendolo a scegliere tra due mali. Il mito è un’allegoria della vita che simboleggia la difficoltà di scegliere tra pericoli opposti. I fenomeni dello Stretto (correnti e vortici) hanno poi alimentato questa leggenda.





Ho sbirciato dalle feritoie, le sottili finestre che consentivano ai soldati addetti alla difesa del castello di osservare ed eventualmente colpire facilmente gli avversari senza essere visti ma è dall’affaccio in fondo alla Piazza d’Armi che si osserva qualcosa di straordinario: l’imbocco dello Stretto di Messina tra il Promontorio di Capo Pacì da un lato e l’estrema punta della Sicilia dall’altro. Volgendo lo sguardo più a ovest si stagliano nel mare le isole Eolie con lo Stromboli. Già Anassila, tiranno di Reggio nel IV secolo a.C. aveva compreso l’importanza di questo luogo per il controllo dei traffici marittimi commerciali e militari.


Scilla è una perla della Costa Viola, meravigliosa per il suo mix unico di bellezza naturale, storia e leggenda mitologica, l’incantevole borgo di pescatori di Chianalea (la “piccola Venezia del Sud”), il maestoso Castello Ruffo, il mare cristallino e i fondali ricchi di vita, ideali per lo snorkeling, e la gastronomia tipica calabrese.


Oltre ai panorami mozzafiato si respira anche un’atmosfera senza tempo, perfetta per chi cerca relax, storia e sapori autentici.

Dopo tutto questo pieno di meraviglia abbiamo fatto ritorno a Rossano, felici e grati per questa straordinaria giornata (la mattina eravamo stati premiati per il concorso “Ti sbullu!” a Reggio Calabria, nall’Aula Consiliare di Palazzo Campanella).
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Letizia Guagliardi
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