Nel mio terzo viaggio nella lettura che si è svolto ieri nel Circolo Culturale “U. Zanotti Bianco” di Mirto-Crosia ho scelto di condividere alcune considerazioni sul tema della bellezza traendo spunto da “L’idiota”, opera del romanziere russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, pubblicato tra il 1868 e il 1869.
Il protagonista, il principe Myškin, è un uomo malato di epilessia che torna in Russia dopo un lungo soggiorno in una clinica svizzera. La sua purezza e generosità lo rendono incompatibile con il mondo che lo circonda. L’obiettivo di Dostoevskij, infatti, era quello di rappresentare un personaggio moralmente perfetto che, a causa della sua innocenza, viene percepito come un “idiota”. Gli fa da contraltare Ippolìt, un giovane malato che sa di avere poco tempo da vivere. È lui a pronunciare la famosa frase: «È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?»
Lo dice con sarcasmo, forse perchè è ateo e sta morendo: come può credere nella bellezza e, soprattutto, come può sperare che il mondo possa essere salvato se lui stesso non può essere salvato dalla morte a soli 17 anni? Infatti, continua:
«Signori miei,» gridò egli improvvisamente, rivolgendosi a tutti, «il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza! Ed io, invece, affermo che ha di questi pensieri frivoli perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato, me ne sono convinto definitivamente non appena lo vidi entrare qui or ora. Non arrossite, principe, altrimenti mi farete pietà. Quale bellezza salverà il mondo? Me lo comunicò Kolja… Siete un cristiano fervente voi? Kolja dice che voi stesso vi attribuite il titolo di cristiano». Il principe, che lo osservava attentamente, non rispose.
A questo punto, il collegamento con Ponzio Pilato è immediato. Anche lui chiese, in maniera ironica e cinica, durante il suo interrogatorio a Gesù: Cos’è verità? (Giov. 18:38) e anche Gesù non rispose. Eppure il suo silenzio fu una risposta. Anche perchè, anagrammando la frase pronunciata in latino da Pilato “Quid est veritas?” si ottiene est vir qui adest, cioè “è l’uomo qui davanti a te”.
Ma torniamo ai due giovani: la scena si svolge in mezzo a tanta gente, durante la festa di compleanno del principe. Quale bellezza salverà il mondo? Ippolìt insiste, vuole saperlo, ma il principe non risponde. Perchè un vero scrittore si limita a porre le giuste domande ma non dà risposte.
La bellezza salverà il mondo? E quale bellezza lo salverà?

Gli spunti da cui siamo partiti sono stati questi:
- la bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo la bellezza.
- come facciamo a riconoscere quella bellezza che salverà il mondo?
L’efficace e generoso contributo di Maria Antonietta Ruperto e il ricco scambio di esperienze e opinioni dei lettori hanno portato a queste conclusioni.

La bellezza che salva non è quella estetica ma quella morale, interiore, capace di generare bene e trasformazione. Scopriamola nella vita di tutti i giorni. Ecco alcuni esempi.
- La bellezza come sguardo buono sugli altri.
Quando scegli di guardare una persona con gentilezza, anche se è difficile, crei un piccolo spazio di pace. Questo è un modo molto concreto in cui la bellezza si manifesta e “salva” perchè cambia le relazioni, trasformandole in positivo. - La bellezza come sincerità.
Nel romanzo, la forza del principe Myškin nasce dalla sua trasparenza. Anche nella vita quotidiana, dire la verità con dolcezza, non giocare ruoli e non fingere, porta chiarezza e sollievo. - La bellezza come compassione.
Essere capaci di fermarsi un attimo, ascoltare, comprendere chi soffre. Un piccolo gesto, un messaggio, una mano tesa, un sorriso vero ha un effetto reale sul mondo. Questa “bellezza del cuore” ha il potere di immedesimarsi nell’altro: e se fossi io? - La bellezza come capacità di stupirsi.
Myškin vede il mondo con occhi pieni di meraviglia. Nella vita di ogni giorno, trovare un attimo per apprezzare un tramonto, il silenzio, la risata di un bambino, ci riconnette alla parte migliore di noi. - La bellezza come responsabilità verso il bene.
La bellezza è scegliere, anche quando ci costa, quello che è giusto. Pagare una spesa per chi non può, evitare una parola dura, fare un passo indietro per non ferire sono scelte che, goccia dopo goccia, cambiano il mondo. - La bellezza come perdono.
Nel libro c’è l’idea che il perdono liberi tutti: chi lo riceve e chi lo offre. Anche nella vita pratica, lasciar andare un torto, un rancore, può “salvare” una giornata, una relazione, e a volte anche noi stessi. - La bellezza come fragilità accolta.
La fragilità, in Dostoevskij, non è debolezza ma umanità. Accettare le proprie paure, parlarne, non giudicarsi troppo duramente: anche questa è bellezza. - La bellezza come semplicità.
Una casa in ordine, un gesto lento, una conversazione calma: spesso la salvezza è nelle cose essenziali. La bellezza non sempre è spettacolare; molte volte è silenziosa e modesta e si nasconde nell’ indole pacata, che sarà cogliere e apprezzare la semplicità dei gesti. - La bellezza come speranza.
Ciò che Myškin rappresenta è la possibilità che il bene esista davvero. A livello quotidiano, credere che le cose possano migliorare e comportarsi di conseguenza, con spirito ottimistico, è già un atto di bellezza. - La bellezza come presenza.
Essere davvero presenti con chi amiamo, anche solo per pochi minuti al giorno è uno dei modi più semplici e più profondi con cui possiamo “salvare” un piccolo pezzo di mondo.
Per concludere, altre due domande:
- Il principe Myskin è ritenuto un idiota. La colpa è della società, che non è pronta ad accogliere la bellezza del personaggio, e quindi non lo comprende e lo deride, o Myskin è davvero un idiota, perché non si rende conto che la sua condotta estremamente votata al bene non lo porta che a sofferenza e isolamento?
- la bellezza intesa come bontà è davvero l’antidoto a tutto ciò che deturpa il posto in cui viviamo, guerre, violenza, odio e così via?

Ringrazio il dott. Antonio Iapichino – Presidente del Circolo Culturale – e tutte le persone presenti perchè con le loro interessanti riflessioni hanno reso utile e molto piacevole anche questo viaggio fra le pagine di un libro e fra quelle della nostra vita.
#viaggionellalettura #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
Lascia un commento