Lab. “Io scrivo con letizia” – Scudi di carta e ponti di parole: la scrittura creativa come palestra di gentilezza

Le parole non sono solo suoni o segni su un foglio: sono materia viva, capaci di ferire o di curare, di allontanare o di stringere legami.

Nel quarto incontro del mio laboratorio di scrittura creativa con i bambini della 2^ A e la loro maestra Maria Antonietta Ruperto (Scuola Primaria “Monachelle” di Rossano) abbiamo esplorato il potere delle parole attraverso due metafore potentissime: la parola come scudo per proteggere il proprio spazio emotivo e la parola come ponte per andare incontro all’altro. Attraverso i disegni e la narrazione, dei semplici elenchi di termini gentili si sono trasformati in una cassetta degli attrezzi emotiva per i cittadini di domani. Un arsenale della gentilezza, in pratica, in cui bambini imparano ad attingere le parole per proteggersi e incontrarsi.

Abbiamo iniziato disegnando le quattro tasche del mantello di Zucca Maicontenta, poi le abbiamo riempite con tante PAROLE E BREVI FRASI GENTILI. Sono scritte con un linguaggio semplice, giocoso e immediato e le ho divise in quattro “tasche magiche”, ognuna con un superpotere diverso:

Tasca 1: le parole dell’accoglienza (per non far sentire nessuno escluso)

  1. “Giochi con me?” (la frase più potente del cortile)
  2. “C’è posto per te!”
  3. “Vieni, ti faccio spazio”
  4. “Ti va di stare insieme?”
  5. “Siamo una squadra!”

Tasca 2: le parole del conforto (per quando qualcuno è triste o arrabbiato)

  1. “Ci sono io qui”
  2. “Ti ascolto”
  3. “Vuoi un abbraccio?”
  4. “Non preoccuparti, capita a tutti”
  5. “Dai, ci riproviamo insieme!”
  6. “Ascolto il tuo silenzio”

Tasca 3: le parole del valore (i super-complimenti che fanno spuntare il sorriso)

  • “Sei speciale!”
  • “Che bella idea che hai avuto!”
  • “Mi piace come disegni/giochi”
  • “Sei stato bravissimo!”
  • “Il tuo sorriso illumina l’orto”
  • “Grazie perché ci sei”

Tasca 4: le parole della convivenza (i classici intramontabili che salvano la giornata)

  • “Per favore”
  • “Grazie!”
  • “Prego, prima tu!”
  • “Scusa, non volevo”
  • “Ti presto la mia gomma/matita”

A questo punto, per concludere in bellezza, serviva un momento che fosse al tempo stesso emozionante, calmante e capace di fissare sul quaderno (e nel cuore) quello che i bambini avevano sperimentato.

Ho chiesto ai bambini di completare questa formula: Oggi Zucca Maicontenta va a dormire felice.
Nelle sue tasche ci sono tante parole gentili.
La sua preferita è: “___________________________”.

Sotto la frase, i bambini hanno disegnato Zucca Maicontenta che dorme serena nel suo campo, stavolta con un piccolo sorriso stampato sulla buccia arancione (non è più mai contenta!).

A sette anni, bambini vivono una transizione cruciale: passano dall’egocentrismo tipico della prima infanzia a una maggiore consapevolezza dell’altro. Lavorare sulla gentilezza tramite un personaggio come Zucca Maicontenta permette loro di fare un esercizio di decentramento cognitivo. Imparano a riconoscere non solo le proprie emozioni (la lamentela, l’insoddisfazione) ma anche quelle altrui (la tristezza di un compagno, la rabbia dell’antagonista) e a capire che le proprie parole hanno un impatto concreto sullo stato d’animo degli altri.

La gentilezza è l’anticorpo naturale contro l’esclusione sociale e i primi comportamenti aggressivi o pre-bullistici. Creare delle tasche delle parole gentili offre ai bambini strumenti pratici per gestire i conflitti in modo non violento. Invece di reagire d’impulso a un dispetto, il laboratorio allena i bambini a usare la parola come scudo e come ponte, per migliorare l’inclusione, ridurre le frizioni nel gruppo classe e per creare un ambiente di apprendimento sereno e sicuro.

Inoltre, c’è l’ampliamento del lessico emotivo e relazionale. Spesso i bambini si comportano in modo burbero semplicemente perché mancano delle parole adatte per esprimere vicinanza, chiedere aiuto o scusarsi.

L’argomento di oggi ha arricchito il loro vocabolario di formule comunicative positive: “Giochi con me?”, “Ascolto il tuo silenzio”. La scrittura creativa diventa così un canale per strutturare il pensiero e per interiorizzare formule sociali che i bambini potranno spendere immediatamente nel quotidiano (a scuola, a casa, nello sport e nei luoghi di ritrovo con gli amici).

Infine, il ribaltamento del concetto di “Supereroe”. I bambini sono affascinati dalla forza fisica e dai superpoteri distruttivi o spettacolari dei cartoni animati. Associare la gentilezza a un “superpotere” compie una rivoluzione culturale nella loro mente. Dimostra che la vera forza non sta nel sopraffare l’altro o nel lamentarsi di ciò che manca ma nella capacità di generare benessere. Questo procura un forte senso di autostima: ognuno di loro scopre di avere già dentro di sé, a costo zero, un potere immenso per cambiare in meglio la giornata di qualcuno.

Anche noi adulti abbiamo questo potere ma… spesso ce ne dimentichiamo, schiacciati dalla fretta, dal cinismo o dalla convinzione che per cambiare le cose servano sempre grandi azioni eclatanti. Spesso confondiamo la gentilezza con la debolezza, dimenticando che è invece un atto di enorme forza e resistenza quotidiana. I bambini, nella loro meravigliosa spontaneità, ce lo ricordano: non servono investimenti o strategie complesse per curare una relazione. Basta saper attingere a quelle tasche segrete del mantello che ognuno di noi possiede fin dall’infanzia e che attendono solo di essere svuotate e condivise.

Appuntamento al prossimo laboratorio!

Letizia Guagliardi

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